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Cultura e scienza / Opinioni

Con la tecnologia non si risolvono tutti i problemi. In particolare quelli di salute

© National Cancer Institute - Unsplash

In questi anni “big science” e “big pharma” sono andate a braccetto nel proporre, soprattutto attraverso i “media”, una immagine della ricerca come uno strumento in grado di risolvere ogni problema di salute. È un’illusione che indebolisce la sanità pubblica e gli interventi di prevenzione, osserva il prof. Paolo Crosignani

Sogno antico dell’uomo è poter prevedere e modificare il proprio destino. Corollario di questo antico sogno è il desiderio di pervenire a descrizioni semplici dei fenomeni naturali, collegata con l’idea di potere intervenire per modificarli in modo vantaggioso. Invece la natura si sottrae spesso al lasciarsi ridurre a forme e meccanismi semplici. Le scienze di base hanno già incorporato questo limite intrinseco alla conoscenza. Il principio di indeterminazione di Heisenberg, il modello di caos di Poincaré derivante dalla impossibilità di risolvere il problema dei tre corpi, il teorema di incompletezza per qualsiasi sistema matematico di Kurt Godel sono esempi della “rassegnazione” ai limiti intrinseci della conoscenza.

Non così la biologia. In questi anni “big science” e “big pharma” sono andate a braccetto nel proporre, soprattutto attraverso i “media”, una immagine della ricerca come uno strumento in grado di risolvere ogni problema di salute. Anche la creazione di un “Human Technopole”, fondato sul medesimo paradigma riduzionista, per il quale dall’analisi dei “big data” ci si attende un fiume di scoperte, soffre dei medesimi, sottaciuti, limiti (ministro Cingolani, batta un colpo).

Quasi ogni giorno vengono annunciate nuove scoperte, e spesso (e per chi scrive, ad arte) viene confuso un aumento della conoscenza (ad esempio la scoperta di una associazione tra un gene ed un modesto incremento di rischio di tumore) con una possibilità di miglioramento della salute. Alla prova dei fatti tutti gli studi sin qui condotti, soprattutto nel campo della genomica, hanno portato ad un numero di nuove terapie inferiore a quello delle dita di una mano. E tutto fa prevedere che il panorama non cambierà a breve. Il perché è presto detto: il funzionamento di una cellula o di un organismo pluricellulare (ad esempio un tumore) non è riducibile alla mera azione di pochi meccanismi semplici, identificabili e, nelle speranze dei ricercatori, modificabili. È il paradiso perduto. La complessità della natura sfugge ai nostri mezzi di osservazione, essendo, come già notava Aristotele, il tutto molto più della somma delle sue parti.

Quanto espresso in questo contributo comincia a venire sussurrato sulle riviste scientifiche di oltreoceano, mentre da noi continua il credo riduzionista e meccanicista. Questo credo è molto consolatorio e fonte di profitti e di prestigio per il popolo dei ricercatori, ma non regge alla prova dei fatti. In fondo la scoperta del DNA è “solo” del 1956.
Agire sui determinanti di salute è invece, allo stato, l’unica via praticabile di salute. Combattere l’illusione eppure è difficile. È bello pensare che esista un mondo prevedibile, una cura a portata di mano, che si possa con la tecnologia risolvere tutti i problemi ed in particolare quelli di salute. Ma ciò non regge la prova dei fatti e si basa su di un presupposto falso: quello di una realtà riducibile a meccanismi semplici in cui basti studiare ciascuna delle parti per arrivare a prevedere e governare il tutto.

Dirigere nuovamente verso la sanità pubblica e gli interventi di prevenzione le risorse disponibili, in ricerca come in sanità, è oggi una tragica necessità, come ben la pandemia ha in modo macabro, dimostrato. La sanità pubblica è sempre più sguarnita sia di mezzi sia di persone che si dedicano a quella che appare oggi l’unica alternativa praticabile, economica ed immediata per il miglioramento della salute dell’intera collettività.

Paolo Crosignani, già direttore dell’Unità di Epidemiologia ambientale, Istituto tumori, Milano, è membro del comitato scientifico della International society of the doctors for the environment (ISDE)

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