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“Chocopaz”: il cacao colombiano nonviolento (che resiste al narcotraffico)

Dal 1997, la comunità di San José de Apartadó resiste in modo nonviolento, rimanendo neutrale rispetto al conflitto armato in Colombia. Un progetto di filiera equosolidale del cacao la sostiene in questo percorso reso ancora più difficile dall’accordo di pace. “Non so se domani ci ammazzeranno, perciò dobbiamo pensare alle scelte di oggi, che saranno la nostra eredità per chi verrà dopo di noi”, dice il rappresentante della comunità.

Il cacao coltivato dalla Comunidad de Paz di San José de Apartadó in una foto di Operazione Colomba

“Il cacao genera amore per la terra e unisce la comunità”. La comunità di cui parla Levis è la Comunidad de Paz di San José de Apartadó, nel nord della Colombia, e la terra è quella dove oggi si coltivano 200 ettari di cacao, “un bene prezioso per prendere possesso del territorio e tutelare la terra dalle mire dei paramilitari”. Una parte di quel cioccolato viene poi venduto nei circuiti del commercio equo e solidale -spiega Levis, in visita in Italia con Jose, insieme a Operazione Colomba-, “che ci garantisce delle buone entrate, da reinvestire nell’ambito dell’educazione”. Da quando il Governo colombiano ha negato, nel 2006, l’invio da parte del ministero di maestri che si potessero occupare dell’istruzione dei più piccoli, la Comunità di Pace ha costruito un modello educativo alternativo, gestito dagli stessi giovani dei villaggi sulla base della pedagogia del brasiliano Paulo Freire.
Sono passati quasi due anni dalla firma, il 24 novembre 2016, dello storico accordo di pace tra l’allora presidente colombiano, Juan Manuel Santos (che dopo poco avrebbe ricevuto il premio Nobel per la pace), e il generale delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Timochenko. Un accordo che avrebbe dovuto porre fine a 52 anni di sanguinoso conflitto interno, che ha lasciato una triste eredità di circa 250mila morti, 7 milioni di sfollati e decine di migliaia di desaparecidos e di donne vittime di violenze. Ma la realtà raccontata da Levis e Jose è molto diversa.

“L’accordo di pace del dicembre 2016 ha portato il paramilitarismo nelle nostre terre -spiega Jose durante l’incontro pubblico organizzato a Dueville (VI) dalla cooperativa Unicomondo-. Da allora sono stati assassinati circa 350 leaders sociali e difensori dei diritti umani. Chiunque abbia una piccola bottega o dei capi di bestiame deve pagare una percentuale ai paramilitari per non rischiare di perdere la vita”. Inoltre, da quando è stato siglato l’accordo, i dati delle Nazioni Unite dicono che la diffusione della coca sarebbe aumentata del 400% nel territorio della comunità. Una terra che è ricca di minerali preziosi e d’acqua: “Per questo ci vogliono mandare via e per questo il cacao equosolidale è così importante per tenere la nostra comunità unita attorno alla terra”, dice Levis.

Dal marzo 1997 la Comunidad de Paz di San José de Apartadó si trova al centro del conflitto tra i diversi gruppi armati che si contendono il territorio colombiano: i paramilitari, i guerriglieri e l’esercito. “Inizialmente eravamo 6mila persone, oggi siamo circa 500, abitiamo in 32 villaggi e continuiamo a resistere con la lotta nonviolenta -racconta Jose-. In diverse occasioni siamo stati costretti a sfollare, ma poi abbiamo sempre ricostruito la comunità, con la decisione di restare neutrali rispetto al conflitto armato e vietando la coltivazione della coca”.
I massacri e le sparizioni forzate continuano e il dialogo con il Governo è sempre più difficile. Per questo è fondamentale il sostegno della comunità internazionale a San José de Apartadó. “Non so se domani ci ammazzeranno oppure no, perciò dobbiamo pensare alle scelte di oggi, che saranno la nostra eredità per chi verrà dopo di noi”, ha dichiarato Germán Graciano Posso, rappresentante del Consiglio interno della Comunidad de Paz, ritirando il premio di Difensore dei diritti umani per l’anno 2018.

La coltivazione del cacao bio su queste terre è storica: le prime semine nella foresta risalgono agli anni Cinquanta, una produzione che poi è stata interrotta a causa degli sfollamenti forzati. È ripresa nuovamente nel 2007, insieme alla ricerca dei finanziamenti per sostenere una filiera bio ed equosolidale. “Siamo piccoli produttori, non esportiamo direttamente, ma grazie al sostegno di Operazione Colomba siamo riusciti a trovare dei validi partners commerciali”, racconta Jose. Il cacao è acquistato dall’azienda Lush per l’Inghilterra; dall’associazione di commercio equo Gepa per la Germania e dalla cooperativa sociale Quetzal di Modica (RG) per l’Italia.
Quetzal ha importato questo cacao per la prima volta nel dicembre 2017, grazie al supporto logistico di Altromercato e alla prima lavorazione fatta da Domori. Nasce così “Chocopaz”, la barretta (in vendita in tutte le botteghe del mondo) al 70% di cacao, dolcificata con zucchero intergrale dall’Ecuador, prodotta con il cacao biologico importato dalla comunità colombiana che lotta per la terra e per la pace.

Per dare supporto alla Comunidad de Paz di San José de Apartadó è importante sostenere la presenza di Operazione Colomba, clicca qui. L’hastag per diffondere la campagna è #SavePeaceCommunity.

Per vedere il video “Chocolate de Paz”, che racconta la storia della comunità di pace, clicca qui.

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