Cultura e scienza / Reportage

Alla scoperta dell’archivio Cederna, padre nobile dell’ambientalismo

In una villetta sull’Appia Antica sono conservati i documenti che raccontano il lavoro del giornalista, che per tutta la vita ha denunciato gli scempi del nostro territorio. “La questione ecologica è questione morale”, scriveva

Tratto da Altreconomia 212 — Febbraio 2019
Antonio Cederna consulta una cartina del Passo del Bernina in Svizzera, dove durante la guerra fu internato in diversi campi di lavoro © Giovanna Borgese

“Affinché l’uomo da parassita del pianeta diventi custode e costruttore della terra è necessario promuovere un’etica di giustizia, di parsimonia, di condanna dell’arricchimento a scapito degli altri. (…) La questione ecologica è questione morale”. Queste parole non le ha scritte Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’” , bensì -nel lontano 1981- Antonio Cederna, intellettuale e figura cardine nella storia dell’ambientalismo italiano. Lo faceva in risposta a un’altra enciclica, la “Laborem excercens”, in cui Giovanni Paolo II ribadiva il dettato divino secondo cui l’uomo debba “soggiogare la terra” e avrebbe “diritto di sfruttare e sopraffare la natura”; a cui Cederna contrapponeva, profeticamente, proprio il magistero dell’“eretico” San Francesco, “che aveva detronizzato l’uomo dalla sua monarchia sul Creato”.

Ma questo non è che un brano di uno dei 2.500 e più articoli conservati, insieme a fotografie e oltre 1.700 fascicoli dei suoi materiali di lavoro nell’Archivio Antonio Cederna: uno straordinario patrimonio conservato proprio sull’amata via Appia, a Roma, nel sito archeologico di Capo di Bove. Bartolomeo Mazzotta, archeologo del Parco Archeologico dell’Appia Antica e “custode” dell’Archivio, mi accoglie nella bella “casa di vigne” -nel suo giardino gli scavi di antiche terme- che il ministero per i Beni e le Attività culturali ha acquisito nel 2002 e trasformato, da residenza privata di lusso, a sede di uffici del Parco Archeologico dell’Appia Antica e dell’Archivio stesso, che consta di un salone con la biblioteca di Tonino, una stanza di preziosi documenti e di altri spazi per mostre e incontri che raccontano il Cederna giornalista, il militante di Italia Nostra (nel 1955), il parlamentare (dal 1987 al 1992, padre importanti leggi sulla tutela ambientale) nonché Presidente del Consorzio dell’Appia Antica. Il vero padre nobile dell’ambientalismo italiano.

Il luogo non è casuale. “Cederna -spiega Mazzotta- ha dedicato oltre 140 interventi alla tutela del tratto urbano della via consolare. Il titolo del primo articolo, pubblicato nel settembre del 1953, rappresenta bene il suo spirito combattivo”. E così dicendo apre un tomo con la pagina della rivista “Il Mondo” di Mario Pannunzio dal  titolo “I Gangster dell’Appia”, dove Cederna, raggiunta l’Appia -come ho fatto io- in autobus racconta civico per civico il degrado, le discariche a cielo aperto, l’abusivismo edilizio. L’ultimo articolo sarà pubblicato nel maggio del 1996 tre mesi prima di morire. Questa battaglia in parte l’ha vinta: “Proprio sull’Appia c’è stata una significativa inversione di tendenza, soprattutto grazie alla Soprintendenza Archeologica di Roma che, oltre all’opera di vigilanza e di tutela, ha assicurato la restituzione al pubblico di una parte del patrimonio monumentale”.

“Per non archiviare la nostra memoria”: la scritta riassume in modo efficace la sostanza e l’intenzione dell’Archivio Cederna. Non si tratta di un corpus lasciato a incartapecorire sugli scaffali, ma di un repertorio vivente, aperto a tutti, che nell’apparente casualità dei fascicoli conservati negli armadi, mantiene l’urgenza di Cederna di catalogare e di conoscere i territori, di “mappare” le minacce che gravano sul paesaggio, sul patrimonio storico e artistico, sull’assetto delle città. Scrive Cederna nel 1976 sul Corriere della Sera, in un pezzo intitolato “È una difesa dal saccheggio la mappa dei beni culturali”: “Non si può conservare e difendere ciò che non si conosce: è questa ignoranza che favorisce la degradazione che ogni giorno lamentiamo del patrimonio storico, artistico e ambientale”.  “Proprio questo -continua Mazzotta- è straordinario di Cederna. È stato in grado di occuparsi dell’Italia intera, in senso geografico e tematico”.

“I principali problemi che ho affrontato -scrive lo stesso Cederna- sono stati la difesa dei centri storici dagli sventramenti, l’integrità della campagna della via Appia Antica, la tutela dei parchi nazionali e delle altre aree naturali manomesse dalla speculazione, l’indiscriminata cementificazione dei litorali, la prevenzione del dissesto idrogeologico, lo sperpero di pubblico denaro per la costruzione di strade e autostrade inutili e devastanti, le condizioni precarie in cui si trovano le aree archeologiche, i monumenti, i musei esposti a mutilazioni e furti”. Mazzotta estrae a caso da uno degli armadi una cartelletta scritta a mano “Delta del Po”. “I fascicoli sono stati consegnati all’Archivio nello stato in cui erano conservati a casa: una grande quantità di documenti a disposizione di Cederna per lo svolgimento della sua attività quotidiana. Era un archivio sempre aperto, che si arricchiva per accumulo”.

Dalla cartellina escono documenti ufficiali, ritagli, denunce, fotografie e cartografie. Gran parte dell’archivio è stato poi trasposto in un sito web organizzato con intelligenza e con un sistema di ricerca e consultazione pratico e intuitivo: gli studi e le battaglie di Cederna vivono nei 1.485 fascicoli di documenti e corrispondenza digitalizzati, nei 148 fascicoli con i suoi articoli (ha scritto su oltre 40 riviste, periodici e quotidiani) e negli 80 raccoglitori di fotografie, da sfogliare, da cercare, da selezionare per temi e luoghi. Gli argomenti più disparati uniti dal filo rosso della salvaguardia, dell’attenzione e della cura dei beni ambientali e culturali e da una verve polemica e ironica che si legge in controluce già nei titoli dei pezzi, ad esempio nel ciclo “La città eternit” o “I vandali in casa” (“Il Mondo” 1955-58) o ancora “Hanno messo il mare in gabbia” (L’Espresso, 1966) il cui incipit sembra battuto a macchina a lettere di fuoco: “Vi sono dei disastri, nella storia di un Paese, che non sono dovuti a calamità naturali, ma che possono avere conseguenze più funeste e a più lunga scadenza: è il caso, in Italia, dell’indiscriminata invasione edilizia, al di fuori di qualunque piano di interesse generale, delle zone costiere e litoranee”.

Nel 1993 scriveva: “Non è a dire che io sia un vero e proprio giornalista, mi mancano tante qualità dei giornalisti, ma grazie al cielo anche tanti difetti. Comunque mi vanto di aver scritto cose che in una Repubblica ben ordinata sono ovvie: che non si devono lottizzare le foreste e cementificare i litorali; che si deve rispettare la natura; che non si devono toccare i centri storici ma solo risanare. Cose ovvie in un Paese normale, cose ovvie! Mi facevano passare per uno contrario al ‘progresso’, invece ero e sono contrario alla stupidità e alla speculazione edilizia, punto e basta”. E ancora, alla sorella Camilla: “Scrivo da sempre lo stesso articolo, finché le cose non cambieranno continuerò imperterrito a scrivere le stesse cose”.

L’urbanista Vezio De Lucia ne definisce l’incedere “Scriveva con assoluta indipendenza di giudizio, fermo nei suoi principi, fedele alla concretezza dei fatti. Ineguagliata è l’esattezza geometrica delle descrizioni”. Colpisce, in ogni passo, la lucida modernità della sua visione e una sorta di “etica dei numeri”, che ne sorreggeva l’intransigenza e l’indignazione. Con proverbiale parresia definì la vicenda dell’Hotel Fuenti “un misfatto ecologico esemplare”, esponendosi in prima persona in tante occasioni e denunciando le “precise connivenze e favoritismi” da parte delle amministrazioni verso i privati. “Ma -conclude Mazzotta- Cederna è stato tutt’altro che un mero ‘censore’. La sua straordinaria attualità è nel suo principio fondamentale, quello della ‘tutela infinita’ del nostro Paese, della sua storia e del suo ambiente”.


FOTOGRAFIE, MAPPE E DOCUMENTI: UN PATRIMONIO PER TUTTI

L’Archivio di Antonio Cederna è stato donato dalla sua famiglia allo Stato Italiano ed è stato dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio ai sensi dell’art. 13 del Decreto Legislativo n. 42 del gennaio 2004. L’Archivio Cederna da luglio 2008 ha sede nel sito archeologico di Capo di Bove, lungo la Via Appia Antica 222, a Roma. L’intera documentazione copre un arco cronologico compreso tra il 1947 e l’agosto 1996. L’archivio consiste di 1721 unità archivistiche (di cui 80 fascicoli esclusivamente di fotografie in formati diversi, oltre a 21 pacchetti di negativi personali), per un totale di 30 metri lineari circa. Al suo interno si conservano 2.595 articoli di Cederna e 4.697 fotografie. I materiali hanno una Licenza Creative Commons CC-BY-NC-ND. L’Archivio Cederna è aperto per la consultazione tutti i mercoledì, dalle ore 9.30 alle ore 14.00 previa prenotazione telefonica o attraverso e-mail.

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