Diritti / Opinioni

Alla corte di un “capo”, nel nome del “popolo”

Tra una società finanziarizzata e una rinchiusa nel narcisismo nazionalista, c’è un’alternativa ed è tutta da costruire. Accogliente, democratica e umana. Occorre un sogno corale, una coscienza sveglia. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 208 — Ottobre 2018

Il tempo della coscienza. È il nostro. Infatti è il tempo di agire politicamente ispirati da un solo criterio: la dignità umana -di ognuno e di tutti- e della natura. Ogni altro criterio è falso. Questo va fatto adesso, mentre nel mondo si moltiplicano guerre, persecuzioni, espulsioni, aggressioni razziste, devastazioni della biosfera; mentre si alzano ondate di paranoia collettiva che portano a urlare “prima noi”. Non meno di quanto abbia fatto il neoliberismo in questi decenni, ora sovranismo, populismo, nazionalismo, razzismo e neofascismo stanno oscurando la vita pubblica in tutta Europa.

L’ostilità, più che meritata, contro l’Unione europea al servizio dei poteri finanziari globali viene pilotata per una finalità losca: abbattere ogni possibilità di Europa unita, facendo di essa una mera espressione geografica. Qui scatta un riflesso condizionato elementare, quindi vincente: se ce l’hai con qualcuno, sposi con entusiasmo le posizioni del suo nemico. Ce l’hai con la finanza globale? Allora sostieni i sovranisti. Sei arrabbiato con la “sinistra” italiana? Allora sostieni il Movimento 5 Stelle. È come se i nostri occhi potessero vedere un pericolo alla volta e ci portassero a pensare che dalla parte opposta a quel pericolo dev’esserci per forza qualcosa di buono. Nella realtà, invece, i pericoli da fronteggiare vengono da molti lati contemporaneamente. Per questo è necessaria una coscienza sveglia, che non anneghi nell’ideologia del nemico assoluto. Ma perché proprio l’Europa come tale va tolta di mezzo? Perché, pur nelle sue gravi contraddizioni, l’Europa (soprattutto con la Resistenza e la rinascita del secondo dopoguerra) ha rappresentato nel mondo la terra dei diritti e delle Costituzioni che fondano la società sulla dignità, sulla libertà e sull’eguaglianza. La terra che osa limitare le pretese assolute del capitalismo. Togliere di mezzo ogni rilevanza etica e politica dell’Europa nel mondo significa portare a termine sul versante politico il disegno della globalizzazione, finora attuato per lo più sul suo versante economico.

Il progetto della globalizzazione completa vede il mondo come un unico mercato dove tutto è sottomesso al regime tecnofinanziario e dove a ogni nazione si concede la miserabile “libertà” di combattere contro le altre per la supremazia. Intanto ogni Paese diventa un regime dove il cosiddetto “popolo” segue ciecamente il capo (gente come Putin, Trump, Erdogan, Orban, Kurz, Al Sisi e, fatte le debite proporzioni, Salvini). Un sogno micidiale che vanta una certa tradizione, da Licio Gelli a Steve Bannon.

“Globalizzazione” e “sovranismo” sono due eufemismi: la prima parola evoca l’unificazione dell’umanità, ma il processo storico che designa è una dinamica di radicalizzazione dell’iniquità e di guerra di tutti contro tutti e contro la natura. La parola “sovranismo”, a sua volta, abbellisce la politica della chiusura isolazionista e razzista, incompatibile con la democrazia e con i diritti umani. Occorre capire quanto sia falso il piano della contrapposizione tra globalismo e sovranismo, per cui si presuppone che ci sia un contrasto tra l’universale e il particolare, tra il globale e il nazionale, tra il sistema mondiale e la “comunità” territoriale. Ma anche il sovranismo risponde a una strategia sovranazionale. Chi sinceramente s’impegna per un’altra economia non può aderire a una di queste due ideologie, né può ritirarsi nella propria nicchia. Deve invece contribuire con la forza della sua coscienza a dare vita all’azione democratica collettiva per costruire una società accogliente per tutti, né finanziarizzata né chiusa nel narcisismo nazionalista. Chi si mette su questa strada sperimenta che dove la coscienza è viva, dove riemerge un sogno corale di umanizzazione della società, lì l’azione si sprigiona senza che nessuno possa spegnerla. Dinanzi a questo compito urgente la galassia dell’economia alternativa in Italia appare distratta, confusa o persa nelle sue diatribe interne. Speriamo che si svegli.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

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