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“Canta fino a dieci”: se non basta un microfono, ci vuole un megafono

Uno dei primi concerti di “Canta fino a dieci”, definito dalle componenti un “porto di passaggio” per tutte coloro che vivono sulla loro pelle la discriminazione di genere. Oggi ne fanno parte Irene Buselli, Anna Castiglia, Rossana De Pace, Valeria Rossi (in arte Cheriach Re) e Francesca Siano (Francamente) © Niccolo Vianello

Il collettivo è nato per normalizzare la figura delle cantautrici nel panorama musicale italiano. Coinvolge cinque artiste che, al motto “Ci contiamo per contare”, lottano contro le discriminazioni di genere. Ancora molto diffuse

Tratto da Altreconomia 276 — Dicembre 2024

“L’idea che non esistano cantautrici donne è purtroppo ancora molto radicata, tanto che pochissime riescono a rompere il soffitto di cristallo. Bastano due mani per contarle”, racconta Rossana De Pace, 28 anni, una delle componenti del collettivo “Canta fino a dieci”, nato nel 2020 con l’obiettivo di normalizzare la figura femminile nel panorama musicale italiano. “Ci contiamo per contare” è il leitmotiv che De Pace insieme ad Anna Castiglia, Francesca Siano (in arte Francamente), Irene Buselli e Valeria Rossi (Cheriach Re) hanno scelto per quello che definiscono un “porto di passaggio” per tutte coloro che vivono sulla loro pelle la discriminazione di genere. “Il collettivo, in fondo, è come un megafono: unendo le voci il volume si alza e soprattutto la nostra musica riesce ad arrivare a chi diversamente non la ascolterebbe”, spiega Buselli.

Tutto inizia nel novembre 2020, quando con il brano “Fuori posto” le cantautrici lanciano una protesta per le restrizioni che colpivano i teatri e gli spazi culturali imposte dal secondo lockdown per il Covid-19. Cominciano a suonare nella metropolitana di Torino, l’unico spazio accessibile alla cultura in quel momento.

“Diversi giornali iniziano a parlarne. O meglio, a raccontare ‘le ragazze che si mettono insieme’ spostando completamente il focus dal cuore del nostro messaggio che era l’impossibilità di fare musica -ricorda De Pace-. Così, una volta finita la pandemia, abbiamo capito che era necessario restare unite per provare a smontare questa idea che noi fossimo solo delle ‘ragazze’. Noi siamo anche delle cantautrici”. Si ritrovano così il 25 luglio 2021 sul palco dell’Apolide Festival e sono in dieci.

E il “contarsi” diventa centrale in un doppio significato. Quello di richiamare il fatto che le artiste non obbligatoriamente fanno musica pop e per accendere l’attenzione sull’entità del gender gap. “C’è una sottorappresentazione a tutti i livelli: nelle classifiche Spotify, nelle etichette, nei festival -spiega Buselli-. Basti pensare che le donne che hanno vinto una targa Tenco per il miglior disco o come autrici sono pochissime e negli ultimi dieci anni solo quattro canzoni su più di 250 che hanno partecipato a Sanremo erano interamente scritte da donne”.


Fumetti per agire (clicca sull’immagine per leggere la storia illustrata da Chiara Piccinno)


Numericamente questo divario con gli uomini diminuisce invece quando si guarda alle interpreti: come se ci fosse un ruolo preciso che le donne possono ricoprire e da cui non possono differenziarsi. O meglio, possono farlo ma con poche possibilità di raggiungere un pubblico ampio. “Circa un anno fa ho partecipato a un bellissimo concerto in cui Federica Abbate, che è autrice di oltre duecento testi delle più note canzoni pop italiane, presentava il suo album di inediti -racconta Valeria Rossi-. Ho avuto l’impressione che il pubblico fosse principalmente di addetti ai lavori: lei che è dietro a tanti personaggi molto famosi quando diventa il centro, la cantautrice, perde seguito ma il ‘succo’ è lo stesso. Mi ha fatto molto riflettere”.

Il logo del collettivo è tratto dalla foto di una delle prime proteste avvenute durante il secondo lockdown e rappresenta l’idea di tenersi per mano attraverso la musica e di aiutarsi a reggerne il peso

La normalizzazione passa così, soprattutto, dal mostrare delle alternative rispetto alla figura mainstream della cantante pop: un processo che si scontra con due grandi ostacoli. Il primo è la dimensione estetica: “Dopo il grande successo riscontrato da Calcutta, se un cantautore si presenta in felpa, con un cappellino e le scarpe da ginnastica ormai viene accettato -sottolinea De Pace- mentre se lo fa una donna non è così scontato. Perché appunto non esistono esempi che hanno già sdoganato quel tipo di immagine e poi, soprattutto, perché è comunque meno accettabile e meno spendibile che noi siamo vestite in quel modo. Anche se facciamo anche noi indie”.

E in termini di richiesta di aderire a un determinato modello, le case discografiche giocano un ruolo centrale. Strette dall’esplosione delle piattaforme online e della musica accessibile gratuitamente corrono sempre meno rischi e tendono a reiterare ciò che già funziona. “Andando di fatto a incancrenire la situazione -spiega Buselli-. In passato mi sono proposta a ‘un’etichetta’ che mi ha rifiutata, rispondendomi che avevano già una donna che faceva una cosa simile. L’ho ascoltata e faceva semplicemente la cantautrice come me. Quanti erano i cantautori? Dieci. Ecco che nel ‘rischio di impresa’ spesso si concepisce solo una quota rosa per mettere una bandierina”.

Da sinistra Anna Castiglia, Irene Buselli, Valeria Rossi (in arte Cheriach Re), Rossana De Pace, e Francesca Siano (Francamente). Sul suo profilo Instagram (cantafinoadieci) il collettivo fa divulgazione e rende conto dei cliché sessisti ancora diffusi nel mondo della musica © Giulia Gorla

Se già il cantautorato in generale trova meno spazio e riscontro, con un numero limitatissimo di persone che riescono a raggiungere il grande pubblico, per le donne è ancora più difficile. E questo genera grande competizione e invidia. “Se i posti sono pochissimi si genera un meccanismo malatissimo che alimenta l’invidia: la mia vittoria è la tua sconfitta. ‘Canta fino a dieci’ nasce anche per uscire da questa dinamica che è soffocante. Salire in cinque, tutte insieme, su un palco è qualcosa di molto forte”, osserva De Pace. Che supera anche il cliché sessista più difficile da sradicare: le cantautrici raccontano di quando in uno dei primi concerti insieme, durante il soundcheck, da sotto il palco qualcuno urlò “assomigliate proprio a Levante”. Non contava che fossero in cinque, fisicamente e musicalmente molto diverse, tanto tra loro quanto con la cantautrice siciliana.

“Negli ultimi dieci anni solo quattro canzoni su più di 250 che hanno partecipato a Sanremo erano interamente scritte da donne”- Irene Buselli

Una scena che si è ripetuta decine di volte nell’esperienza delle artiste, così come tanti altri messaggi che arrivano a ogni esibizione, di cui il collettivo dà conto sul suo profilo Instagram. Da “bella voce ma i pezzi chi te li scrive?” a “bravo il tuo collega ma tu bellissima” e così via. Un racconto di queste dinamiche per denunciarne l’anormalità che non vuole però fermarsi lì. Perché “Canta fino a dieci” non è solo un progetto per rivendicare un posizionamento e denunciare gli atteggiamenti discriminatori ma anche un luogo per crescere artisticamente. “Grazie alle altre ho cominciato a cantare senza la chitarra -sottolinea Valeria Rossi- che per me fino a quel momento era l’armatura per proteggermi dal mondo quando salivo sul palco. All’inizio è stato un trauma”.

“Siamo cinque progetti diversi e rappresentiamo donne differenti ma all’interno di ognuna di noi abbiamo qualcosa di tutte le altre” – Rossana De Pace

Ci si distanzia così dall’immagine tipica e solitaria della cantautrice avvicinandosi a una dinamica di gruppo, densa di contaminazione e scambio. Durante i concerti la scaletta che suona il collettivo contiene un riarrangiamento a cinque voci dei brani di ognuna delle partecipanti.

“Interpretare i pezzi altrui e sentire come vengono interpretati i tuoi per me è potentissimo -spiega De Pace-. Siamo cinque progetti diversi e rappresentiamo donne differenti ma all’interno di ognuna di noi abbiamo qualcosa di tutte le altre ed è bello riscoprirsi insieme. Provare magari linguaggi e melodie che fino a quel momento non avevi sperimentato e che poi porti anche nel tuo percorso individuale. E poi avere sul palco un’identità collettiva che si somma a quella individuale è bellissimo: non c’è più un io di fronte a tutto quello che affronti giorno dopo giorno ma un noi”.

Dal novembre 2020 le cantautrici si sono allontanate da Torino e il loro percorso artistico, tra tanti ostacoli, è cresciuto e si è consolidato. Rossana De Pace vive a Milano e a giugno ha pubblicato il singolo “Perché lo fai?”; “Scegli con cura” invece è il titolo dell’ultimo brano di Irene Buselli, che ora vive a Genova, uscito a fine ottobre 2024; per Cheriach Re (Valeria Rossi) trasferitasi da poco a Madrid, il primo Ep è uscito ad aprile 2024. Si chiama “Radici”. Infine, Francamente, dopo una parentesi a Berlino, è tornata in Italia per partecipare a X-Factor, dove il suo ultimo singolo, “Paracadute”, ha riscosso grande successo finendo ai primi posti della classifica Viral di Spotify. Il disco di Anna Castiglia, oggi a Milano invece, s’intitola “Mi piace”.

La distanza “fisica” non sarà però la fine dell’esperienza di “Canta fino a Dieci”. Tutt’altro. “Speriamo che presto si aggiungano anche altre cantautrici -conclude De Pace-. Il nostro sogno è quello di organizzare una sorta di residenza artistica che ci possa permettere di chiudere dei pezzi insieme”. Scritti rigorosamente a dieci dita. O anche di più, quel che conta è contare di più.

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