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Il cortile conteso di Buccinasco: istituzioni e associazioni non cedono all’ex boss

In una porzione di una villa sottratta alla ‘ndrangheta in Lombardia, lavora una comunità familiare che accoglie minori stranieri non accompagnati. Dal maggio scorso, nell’altra parte è tornato a vivere Rocco Papalia, dopo aver scontato 26 anni in carcere. La convivenza ne ha risentito. Ma volontari e operatrici non mollano

Il murales nel cortile della villa di Buccinasco (MI) © Massimiliano Perna

Buccinasco, Milano. Via Nearco 6. Da un cancelletto posto sul fianco di una villetta, si accede a un cortile dove trionfa un murales che raffigura un’onda e una barchetta che la cavalca, dando forma a un celebre pensiero di Pio La Torre. Il tutto sovrastato da una frase significativa: “Bene confiscato, qua la mafia ha perso”. Da una rampa di scale si sale al piano di mezzo e a un primo piano sul retro della villa, locali gestiti dall’associazione Villa Amantea, che qui e in altre strutture, dal 2015, accoglie i minori stranieri non accompagnati, nell’ambito di un progetto SPRAR. La formula è quella della comunità familiare, ossia una famiglia che si trasferisce nella comunità e cura e tutela i migranti. Daniela e Sandro vivono nel piano di mezzo, i loro sei “figli” invece al piano superiore: due camere con tre posti letto ciascuno, due bagni, una cucina e un ampio soggiorno dove studiare e scegliere un futuro di integrazione.
Ad aprirci la porta è un giovane maliano, che sta studiando con un’insegnante. L’atmosfera è tranquilla, casalinga. Eppure questa oasi di pace si trova al centro di una situazione molto particolare. Al di là delle mura, nell’altra metà della villa affacciata sulla via, nel seminterrato, abita una famiglia non comune, con cui da due anni vengono divise le utenze. Il bene, infatti, per metà appartiene ancora alla famiglia Papalia, originaria di Platì (RC) ma radicata al Nord da decenni. I fratelli Antonio, Domenico e Rocco sono stati i capi storici di una delle più potenti ‘ndrine conosciute nel territorio sud di Milano: i primi due condannati all’ergastolo, l’ultimo invece scarcerato a maggio scorso, dopo aver scontato 26 anni di detenzione per vari reati, tra cui omicidio, associazione a delinquere, sequestri di persona, droga.

La Procura aveva chiesto di mandare Rocco in una casa-lavoro fuori dalla Lombardia, il tribunale di Sorveglianza ne ha invece disposto il ritorno a casa in regime di sorveglianza speciale. A ottobre, poi, la Corte di Appello ha tolto anche quest’ultima misura, malgrado il giudice di Sorveglianza, ritenendolo ancora pericoloso, avesse prescritto la libertà vigilata. Rocco Papalia, pertanto, è tornato a casa, non quella in cui viveva quando è stato arrestato ma quella in cui abita la moglie e nel quale vivevano anche la figlia e il genero Salvatore Barbaro, figlio di Domenico (“Mico l’australiano”), esponente della ‘ndrina Barbaro “Pillari”. Proprio al genero e alla figlia di Papalia era intestata la porzione di casa confiscata e oggi affidata a Villa Amantea.

L’estate scorsa Rocco Papalia ha chiesto, tramite i suoi avvocati, di poter usufruire del cortile, in quanto spazio condominiale. Un cortile nel quale vi sono solo dei box e una tavernetta con porte blindate che la famiglia Papalia non può più utilizzare. Un cortile che viene tenuto al buio la sera, perché il contatore e gli interruttori sono nella porzione di casa di Papalia. “Abbiamo chiesto la separazione delle utenze -spiegano Francesca e Federica, operatrici dell’associazione- per evitare discussioni e avere la luce autonoma in cortile. Soprattutto perché è pericoloso per i ragazzi che rientrano la sera e devono fare le scale al buio. Inoltre, non possiamo organizzare mai iniziative serali“. La convivenza fino a maggio è stata tranquilla, con le tipiche questioni di un condominio, risolte sempre con l’intervento del comune di Buccinasco, cui appartiene il bene (il progetto SPRAR invece fa capo al Comune di Trezzano sul Naviglio).

Il Comune ha fatto muro alle richieste della famiglia Papalia. Il sindaco Rino Pruiti -al quale lo stesso Papalia ha chiesto, tramite gli avvocati, di non parlare più di lui- non intende fare concessioni né arretrare: “Non possiamo permetterlo -spiega ad Altreconomia– perché in quel cortile ci sono dei minori e sarebbe un passo indietro in un progetto che, oltre al suo compito sociale, ha anche un valore fortemente simbolico. L’effetto è stato di farci reagire pubblicamente“. Per il primo cittadino, quello che conta è che i volontari stiano tranquilli: “Non devono avere paura, anche perché il prefetto di Milano è informato, il viceprefetto ha visitato il bene, insomma lo Stato è presente. Con il prefetto abbiamo già concordato la separazione delle utenze”.

I volontari e le operatrici confidano nelle istituzioni, ma chiedono anche che si continui a parlare di questa situazione: “Più se ne parla -ci dicono- e meno ci sentiamo soli. L’associazione e il Comune sono molto presenti, il territorio è solidale con noi. Non accettiamo di stare in silenzio. Vogliamo che questa villa rimanga un simbolo di legalità e se questo a qualcuno dà fastidio è un problema loro. Il lavoro nel sociale porta delle conseguenze, lo sappiamo, ma non rinunciamo”.

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