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Economia / Approfondimento

Bologna ha un problema con il diritto all’abitare. E si affida al mercato

L’occupazione a inizio ottobre di “Casa vacante” da parte del collettivo studentesco “Luna” collegato a Labas © Michele Lapini

Oltre 40mila universitari fuori sede non riescono a trovare in città posti letto a prezzi accessibili. Le istituzioni puntano sugli studentati privati e cercano di attirare turisti e lavoratori con grande capacità di spesa. Il ruolo di Airbnb

Tratto da Altreconomia 255 — Gennaio 2023

Studiare a Bologna è sempre di più un privilegio per pochi. La “crisi” del mercato immobiliare incide sulla possibilità di oltre 40mila studenti e studentesse fuori sede di accedere a soluzioni abitative a prezzi adeguati. Gli affitti aumentano, diminuiscono i posti letto disponibili e i nodi del mancato intervento delle istituzioni sul tema dell’accesso alla casa degli ultimi trent’anni vengono al pettine. Nel 2020, come riporta l’inchiesta “Il mercato non è mai la soluzione” di Zero in condotta (Zic), quotidiano autogestito da un collettivo cittadino, a fronte di 2.791 domande c’erano solamente 1.620 posti disponibili negli studentati pubblici gestiti da Er.Go, l’agenzia regionale per il diritto allo studio, a cui si può accedere con un Isee inferiore a 24.355 euro. 

Le istituzioni latitano e propongono “vecchie” soluzioni. A ottobre 2022 a fronte di una situazione molto critica sotto le Due Torri, legata anche al ritorno dei turisti a livelli pre-pandemia, la capienza degli studentati è stata incrementata di 72 posti grazie a un accordo con Camplus, “marchio” con cui opera la fondazione Centro europeo università e ricerca (Ceur), vicina a Comunione e liberazione, che gestisce 1.600 posti in studentati e altri 750 facendo da intermediario con i privati. Camplus opera in 13 città tra Italia e Spagna e gestisce più di novemila posti letto. “Una singola può arrivare a costare 1.300 euro. I posti in convenzione con il Comune hanno un prezzo agevolato, ma nuovamente le istituzioni vedono i privati come una soluzione al problema -spiega Mattia Fiore, dottorando del dipartimento di Sociologia e diritto dell’economia all’Università di Bologna-. ll mercato è sempre di più il soggetto che ‘regola’ l’accesso alla casa”.

Per “affrontare” l’emergenza abitativa, il Comune ha stanziato 1,3 milioni di euro per incentivare i proprietari di casa a stipulare contratti d’affitto a canone concordato e ha chiesto una regolazione nazionale dei contratti Airbnb, la piattaforma di “affitti brevi” che sottrae appartamenti vuoti al mercato immobiliare. Ma al tempo stesso, l’amministrazione locale apre agli studentati privati e soprattutto cerca di attirare sia turisti sia lavoratori con alta capacità di spesa. Ai “vecchi soggetti” già presenti da tempo in città come Camplus (l’inchiesta di Zic ricostruisce come da metà degli anni Novanta la fondazione Ceur giochi un ruolo da protagonista nella gestione degli studentati) si aggiungono le multinazionali dell’housing. Il caso di scuola è quello della catena “The student hotel” che, secondo Zic, gestisce 11mila camere in tutta Europa. Rinominata “The social hub”, per sottolineare l’offerta di “ospitalità ibrida”, gestisce 361 stanze negli ex locali Telecom di via Fioravanti, quartiere Bolognina, da cui nell’ottobre 2015 erano state sgomberate 280 famiglie. 

Gli studentati privati hanno costi altissimi: 700 euro per persona in camera doppia, 850-900 euro per una singola. Costi “giustificati” da una serie di benefit (dalla piscina al sostegno allo studio) ma che inevitabilmente selezionano gli studenti in base al reddito. “Il mercato dell’housing studentesco a livello finanziario è stato individuato come asset particolarmente redditizio -continua Fiore-. In particolare il contesto italiano è visto come sottosviluppato su questo aspetto”. E il pubblico è propenso ad andare incontro a questo interesse: il Piano nazionale di riprese e resilienza (Pnrr) stanzia più di 960 milioni di euro per sviluppare soprattutto queste forme di studentati. “Se il privato è assunto come soggetto principale delle politiche pubbliche si colpisce prima di tutto il diritto allo studio, soprattutto per le fasce medie che non sono tutelate dai bandi e fanno sempre più fatica. Così come bisogna considerare gli impatti sulla città. Quando porti 500/600 studenti con capacità di spesa molto alta in quartieri popolari si rischia di attivare processi di trasformazione di quei luoghi a discapito dei residenti”.

“Sia gli studenti sia i turisti vogliono vivere nelle stesse zone: il centro città e la ‘prima’ periferia. C’è un conflitto spaziale e si chiede al Comune di scegliere” – Mattia Fiore

In questo quadro giocano un ruolo fondamentale la crescita del turismo a Bologna e la conseguente “esplosione” degli affari su Airbnb. I dati di contesto forniti da Fiore in una pubblicazione di gennaio 2023 nel volume “Bologna dopo la pandemia. Impatto territoriale e scenari futuri” ricostruiscono come tra il 2013 e il 2018 la metropoli abbia visto aumentare del 44% il flusso turistico che ha raggiunto le 3,2 milioni di presenze nel 2019. Questo ha generato un aumento dell’utilizzo della piattaforma: sempre dall’analisi di Fiore da aprile 2017 a febbraio 2020 l’offerta del portale è passata da 2.961 a 4.501 annunci (+51%). Si stima che Airbnb abbia sottratto tra le 1.500 e le 2.600 unità abitative dal mercato immobiliare classico, a fronte di una popolazione di studenti in aumento: dai 79mila del 2013 agli 89mila del 2022, con i “fuori-sede” che raggiungono quasi il 50% del totale (dato al di sopra della media nazionale). “A Bologna studenti e turisti vogliono vivere nelle stesse zone: il centro città e la ‘prima’ periferia -spiega il ricercatore-. Il risultato è un conflitto spaziale favorito anche dall’assenza di regole sugli affitti brevi che risultano economicamente più vantaggiosi. Il problema è complesso ma oggi si chiede al Comune di scegliere una vocazione per la città. Continuando così si rischia di perdere gli studenti o ‘selezionarli’ economicamente”. 

Il costo mensile di un posto letto in camera doppia in uno studentato privato è di 700 euro. Quello di una singola è di 850-900 euro. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza stanzia più di 960 milioni di euro per sviluppare soprattutto queste forme di alloggio

E fino a oggi la “scelta” di identità della città è sembrata chiara. Nell’ottobre 2015 l’attuale sindaco Matteo Lepore (dal 2011 assessore con delega al Turismo) ha siglato un accordo con Ryanair per collegare l’aeroporto cittadino a Berlino, Bucarest, Copenaghen e altre città europee. I passeggeri transitati nello scalo bolognese sono stati 9,4 milioni nel 2019 e si stima che potrebbero superare i 15 nel 2035. Una situazione che sta già generando malcontento: gli abitanti si lamentano dell’inquinamento acustico legato ai troppi voli serali. L’aumento dei collegamenti è andato di pari passo con il tentativo di rendere la città appetibile. E così fino ad oggi si è puntato tutto sul cibo. O meglio su “Bologna come città del gusto”. Nel novembre 2017 è stato inaugurato il Fico Eataly World, dedicato al settore agroalimentare sulla scia del modello dell’Expo di Milano. Nel gennaio 2021 Eataly ha investito cinque milioni per rilanciare il parco tematico, visti gli scarsi risultati degli anni precedenti, anche per il contraccolpo a seguito della pandemia. Ma il brand funziona. Cresce il numero di turisti e quello delle imprese della ristorazione: Fiore ricostruisce un aumento del 27% dalla crisi al 2018, in controtendenza rispetto a una sostanziale “stagnazione” del numero totale delle imprese attive nel Comune (+0,3%). 

“La retorica del ‘turismo di massa’ si traduce anche in lavoro povero, che a sua volta incide anche sulla possibilità dei lavoratori di accedere alle case” – Sarah Gainsforth

“Questo tipo di turismo produce più danni che benefici e ormai è chiaro in una città come Bologna -spiega la ricercatrice indipendente Sarah Gainsforth, autrice del libro “Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile?” (Eris edizioni, 2020)-. Secondo l’Inps il 64,5% dei lavoratori nella ristorazione sono poveri. La retorica del ‘turismo di massa’ si traduce anche in lavoro povero, che a sua volta incide anche sulla possibilità dei lavoratori di accedere alle case a fronte di affitti elevatissimi”. Su questo fronte Airbnb gioca un ruolo decisivo. “Le tendenze registrate individuano una professionalizzazione dell’attività, con una forte incidenza dei corporate host (coloro che affittano più di una casa, a volte anche ‘agenzie’ e fondi immobiliari ndr) e di annunci di affitto di ‘case intere’ sottratte al mercato residenziale”, sottolinea Fiore.

Nel 2019 sono state registrate 3,2 milioni di presenze turistiche sotto le Due Torri. Nel corso degli ultimi anni, la città ha puntato sul cibo (“Bologna città del gusto”) per attrarre numeri sempre maggiori di visitatori. Parallelamente è aumentato anche il numero di studenti universitari, passati dai 79mila del 2013 agli 89mila del 2022

Un ultimo “tassello” è il nuovo Tecnopolo Bologna Cnr, una rete di infrastrutture per la ricerca e l’innovazione, dedicate alla ricerca industriale e al trasferimento tecnologico, sorto su un’area di quasi 100mila metri quadrati. Vi lavorano più di duemila dipendenti: un polo simile attira lavoratori con alta capacità di spesa e anche questo incide rispetto all’accesso alla casa anche degli studenti. “Si deve intervenire su più fronti ed è vero che i Comuni hanno pochi fondi, ad esempio per la rigenerazione degli immobili vuoti -continua Gainsforth-. Ma manca una visione d’insieme: il punto è che non si vogliono intaccare gli interessi dei privati. Un intervento in tal senso potrebbe essere un tetto agli affitti: le nostre città vogliono essere europee ma poi non fanno politiche europee. I sindaci hanno pochi strumenti ma si guardano bene dal fare pressione sulle politiche nazionali”. 

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