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Economia / Opinioni

Bolletta del gas: quello che Arera non dice

A inizio dicembre l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha pubblicato un comunicato stampa intitolato “Gas: bolletta a -1,3% per i consumi di novembre”. Ripresa in modo acritico da larga parte dei media, la nota non aiuta però i consumatori nel momento chiave della fine della maggior tutela, spiega Remo Valsecchi

© Behnam Norouzi - Unsplash

In una situazione delicata per milioni di famiglie preoccupate per quanto potrà succedere con il passaggio dal mercato tutelato di luce e gas, che tutelato non è, a quello libero, la chiarezza e la trasparenza dovrebbero essere indispensabili. Specie dopo essere stati sfiancati da due anni di bollette impossibili. Ci ha pensato allora l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), di cui non mi stancherò di chiederne la soppressione, pubblicando il 4 dicembre un comunicato stampa quasi incomprensibile per quella parte di popolazione preoccupata. Il titolo è “Gas: bolletta a -1,3% per i consumi di novembre”.

Numerosi quotidiani italiani hanno acquisito in maniera acritica la nota, integrandola con commenti che sembrano avere una sola logica, quella cioè di nascondere le vere ragioni che hanno causato il recente terremoto economico e sociale dei prezzi alle stelle, attribuendole a un evento, pur triste e drammatico, che non c’entra nulla, cioè la guerra russo-ucraina. Qualche giornale ha addirittura scritto che il prezzo del gas “è il più basso dal gennaio 2022”, quando era più del doppio dell’attuale, cioè a un mese e mezzo dall’inizio del conflitto. Ci si dimentica, però, che dall’aprile al settembre 2023 il prezzo è stato più basso rispetto all’attuale per il forte calo della domanda dovuto alle favorevoli condizioni climatiche, solo rispetto ai consumi. Può succedere quando si scrive senza verificare i contenuti. 

Se escludiamo il 2023, il prezzo più basso dell’attuale risale al luglio 2021, sette mesi e mezzo prima della guerra. Nel luglio 2021 il prezzo del gas ha avviato l’assurdo e immotivato aumento. Più basso dell’attuale ma già più di oltre il doppio di quello del dicembre 2020. Mi domando: è solo una svista dovuta alla superficialità dell’autore dell’articolo che non ha ritenuto opportuno verificare quello che stava scrivendo? Possibile, ma potrebbe anche essere il modo di non mettere alla berlina gli operatori, specialmente gli importatori, cioè gli speculatori, che, magari, sono anche preziosi inserzionisti. 

Operatori che, sotto gli occhi di Arera, sono i responsabili di una speculazione incontrollata e, chissà per quale motivo, ignorata e non impedita dalla politica, di cui l’Autorità dovrebbe essere il braccio operativo. Nonostante l’Articolo 41 della Costituzione garantisca la libera iniziativa economica purché non sia di ostacolo alla questione sociale e nonostante, dalle relazioni annuali di Arera emergevano chiaramente le possibilità. 

Dal dicembre 2020 a oggi il prezzo del gas del mercato tutelato è aumentato di oltre tre volte mentre il costo pagato dagli importatori, dovuto all’indice Brent, è aumentato del 88%, cioè meno di una volta. Perché nessuno lo scrive, adeguandosi a un irreale aumento del 56% senza alcun riscontro oggettivo e dovuto solo al fatto che viene determinato e rilanciato da Arera sulla base di una proiezione teorica e media dei consumi quantificati in 1.400 metri cubi standard (smc) all’anno per un utente tipo? 

Chi è l’utente tipo? Difficile individuarlo. Arera ha molta fantasia: nel servizio idrico ha saputo inventare anche il “pro capite standard” composto da tre persone. Non si vuole essere blasfemi ma il rischio c’è con l’uno e trino. Se i calcoli vengono fatti su ipotesi di consumi medi e, generalmente, gli utenti con consumi superiori e inferiori sono in numero maggiore, qual è l’attendibilità? Se, inoltre, la tariffa comprende componenti fisse, come ad esempio il trasporto e le accise, che assorbono parte dell’aumento della materia prima, che significato ha l’indicazione di un aumento di 18,9 euro per il prossimo anno e del 56% rispetto al dicembre 2020? 

In realtà Arera ha spiegato la componente del Costo medio efficiente del mercato con indicazione dei prezzi medi all’ingrosso in euro al Giga Joule, in euro al metro cubo standard e in euro al MWh, precisando che sono quelli rilevati sul mercato all’ingrosso italiano (cioè il Punto virtuale di scambio day ahead). Per fortuna non ha indicato dove sono rilevabili, cioè l’Icis Heren, e probabilmente nessun utente, o quasi, leggendolo ha capito che cosa sono. Icis Heren, infatti, è una società estera che gestisce la banca dati dove sono pubblicati gli indici dei mercati finanziari del gas, quelli che generalmente sono indicati come riferimento nei contratti di fornitura, e il cui accesso è consentito solo con abbonamento con un costo annuo di 21.500 euro che Arera ha sottoscritto, guarda caso, il 2 ottobre del 2021, cioè all’inizio della speculazione. Quando si dice “stare sul pezzo”.

I giornali hanno perciò pubblicato il comunicato dell’Autorità, le associazioni consumatori l’hanno commentato, ma nessuno l’ha spiegato, può darsi che anche loro non lo sappiano fare. Arera, invece di autoincensarsi con dichiarazioni inutili, finendo il mercato tutelato tra un mese, dovrebbe vietare, in quanto Autorità di regolazione, che i contratti di fornitura siano delle proposte dell’utente con accettazione da parte del venditore. Dovrebbe essere il contrario, con l’invio preventivo della proposta per consentire all’utente di farla valutare da una persona di fiducia e, magari, sollecitare i Comuni ad aprire appositi sportelli, in quanto servizio sociale e pubblico, mettendo a disposizione persone per la formazione degli addetti. 

Dovrebbe anche pubblicare il prezzo giornaliero e medio mensile, possibilmente nell’unità di misura che l’utente si ritrova in bolletta (euro/Smc), e un simulatore di costo perché l’utente possa autonomamente, in base ai suoi consumi reali, quantificare il costo. Poiché se non fosse identificabile con l’utente tipo nessuno glielo saprebbe dire. 

Altra bufala è quella dell’attuale dipendenza del gas russo, che secondo alcuni giornali sarebbe dell’8-9%. Non è così. Sino a settembre 2023 è stata del 5,3% e l’ultimo mese rilevato, settembre, del 2,7%. Un’informazione non corretta che pare utile solo a giustificare, sempre nell’interesse di qualche importatore, i nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna, o anche di Porto Empedocle o Gioia Tauro. Sarebbe sufficiente verificare produzione, importazione e consumi pubblicati dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica per accertare che i consumi, comprendendo i primi mesi dell’anno, generalmente quelli con maggiori consumi, hanno avuto una riduzione del 14% rendendo probabilmente inutili i nuovi rigassificatori. Anche sull’inflazione si fa disinformazione: “è in calo”, certo, ma nel senso che sta crescendo meno del 2022, del resto sarebbe stato insostenibile il contrario, eppure continua a cresce sempre. 

Le associazioni dei consumatori che ricevono contributi pubblici per la loro difesa e tutela dovrebbero essere più incisive. Non si limitino a commentare blandamente i comunicati di Arera. Siano uno strumento di tutela preventiva dei consumatori e dei più deboli.

Remo Valsecchi, già commercialista, è autore del nostro dossier “Carissimo gas”

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