Ambiente / Attualità

Banche contro la transizione: il caso dell’ampliamento dell’aeroporto di Hong Kong

Per Bank of America, Barclays, Bnp Paribas, Credit Suisse, Hsbc, Ubs e altri istituti finanziari, l’allargamento dello scalo sarebbe un affare sostenibile da proporre agli investitori sotto forma di “green bond”, nonostante i rischi per il clima e per la biodiversità. “È greenwashing”, denuncia Reclaim finance

© Dynamic Wang - Unsplash

Secondo 22 delle principali banche del mondo, incluse Bank of America, Barclays, Bnp Paribas, Credit Suisse, Hsbc e Ubs, l’ampliamento dell’aeroporto di Hong Kong sarebbe un investimento sostenibile. Ragione per cui dall’inizio dell’anno stanno proponendo ai propri investitori di aderire a un “green bond” quinquiennale per partecipare (anche) alla realizzazione della terza pista, nonostante i rischi per il clima e per la biodiversità. Una scelta da cui mette in guardia Reclaim finance, organizzazione non governativa che si prefigge di trasformare il sistema finanziario, rendendolo più giusto per le persone e per il Pianeta. La certificazione dei titoli come ambientalmente sostenibili sarebbe infatti stata determinata senza considerare minacce note legate alla nuova infrastruttura, motivo per il quale l’adesione delle banche a questo tipo di finanziamento è classificabile come greenwashing, mostrando l’ipocrisia rispetto all’adesione di alcune di queste alla “Net zero banking alliance” promossa dalle Nazioni Unite.

I lavori per ampliare l’aeroporto di Hong Kong sono iniziati nel 2016 e puntano a creare una terza pista: secondo i piani, i lavori dovrebbero terminare nel 2024 e portare anche alla costruzione di una nuova hall e di un terminal. Perché questo accada, l’autorità ha emesso “bond verdi” per quattro miliardi di dollari dalla durata di cinque anni.

Il fatto che i titoli siano considerati sostenibili è in contrasto con l’evidenza. Capitolo emissioni: già oggi l’aeroporto è responsabile della produzione di oltre 11 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Un impatto enorme, comparabile a quello di tre centrali a carbone secondo le stime di Airport Tracker, una piattaforma che si occupa di monitorare l’impronta ecologica degli aeroporti nel mondo. L’impatto potrebbe raddoppiare con la costruzione della terza pista, che viene infatti equiparata da Reclaim finance alla creazione di un nuovo aeroporto.

Alle emissioni di CO2 si aggiungono i danni provocati all’ambiente circostante e ai suoi equilibri. In particolare, il WWF denuncia come l’infrastruttura minaccerebbe ulteriormente la popolazione di delfini bianchi cinesi, già considerati tra le specie maggiormente a rischio di estinzione e bisognose del massimo grado di protezione. Questi animali, detti anche delfini rosa per il colore che assumono gli esemplari adulti, vivono per lo più nel Delta del Fiume delle perle, l’area metropolitana più densamente abitata al mondo per la presenza nel raggio di pochi chilometri di numerose città, tra cui Hong Kong e le cinesi Shenzhen e Canton. La crescente urbanizzazione delle coste, unita all’inquinamento delle acque e al traffico marino, ha portato a una rapida diminuzione degli esemplari di delfino: se ne contano circa 2.000 nell’intero Delta e le ultime stime parlano di un calo del 3% ogni anno. Particolarmente tragica la situazione per l’area di Hong Kong: nelle sue acque sarebbero presenti soltanto 32 delfini, secondo le stime del governo, quando nei primi anni Duemila si sfioravano i 200 esemplari. “Il delfino bianco è un patrimonio unico e condiviso da Hong Kong, Macao e la regione del Guandong -ha spiegato Laurence McCook, capo dell’area conservazione oceani del WWF locale-. La perdita di questa creatura iconica nella regione rappresenterebbe una tragedia globale”.

L’espansione dell’aeroporto avrebbe conseguenze dannose anche sui coralli presenti nell’area circostante. Il WWF di Hong Kong aveva sottolineato i rischi già in occasione dell’inizio dei lavori, nel 2016, indicando come l’impatto ambientale fosse stato sottostimato. L’autorità aeroportuale aveva infatti proposto uno spostamento di alcuni coralli, così che questi non venissero distrutti nella realizzazione dell’opera. Tuttavia, i rilevamenti successivi avevano evidenziato come la presenza della specie fosse maggiore rispetto alle stime iniziali: il 20% dell’area è infatti coperto da coralli, che vanno a formare ben 6.400 colonie. Di queste, solo 300 verranno trasferite e quindi tutelate. Tra l’altro l’operazione comporterebbe un elevato rischio anche per la biodiversità dei luoghi in cui i coralli saranno trasferiti: gli equilibri di questi ecosistemi potrebbero infatti essere radicalmente modificati, con conseguenze gravi per le forme di vita lì presenti. 

La costruzione della terza pista dell’aeroporto di Hong Kong rappresenta quindi un progetto troppo controverso dal punto di vista ambientale, secondo Reclaim finance, perché le banche vi investano con il marchio della sostenibilità. Un discorso che vale ancora di più per quelle che aderiscono alla “Net zero banking alliance”, un’iniziativa delle Nazioni Unite di cui fanno parte gli istituti impegnati all’azzeramento delle emissioni entro il 2050. “Quando banche come Bnp Paribas, Hsbc e Ubs negano la realtà per dipingere un aeroporto di verde, la credibilità dei loro impegni sul clima viene messa in dubbio” attacca Lucie Pinson, direttrice dell’organizzazione. Ma ogni investimento nel settore aereo va visto criticamente, conclude: “Le istituzioni finanziarie devono impegnarsi pubblicamente a non partecipare ad alcun progetto che supporti la crescita del traffico aereo”.

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