Terra e cibo / Approfondimento

Agricoltura biodinamica, analisi di un fenomeno in crescita

Sono 11mila gli ettari coltivati in Italia secondo i principi enunciati da Rudolf Steiner nel 1924. Il ministero delle Politiche agricole ha deciso di avviare un percorso di ricerca mentre il Parlamento prevede finanziamenti

Tratto da Altreconomia 192 — Aprile 2017
Lavoro manuale nei campi: l'eliminazione delle erbacce - shutterstock.ocm
Lavoro manuale nei campi: l'eliminazione delle erbacce - shutterstock.ocm

Secondo Wikipedia è una “pseudoscienza”, “priva di fondamento scientifico”. Per alcuni, invece, è la traduzione di rigorose “pratiche agronomiche normate e tutelate dal 1991” che disegnano “le nuove frontiere dell’agroecologia”.
Stiamo parlando dell’agricoltura biodinamica, le cui basi “sono date dal corso di Rudolf Steiner ‘Fondamenti scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura’ del 1924”. Ad affermarlo nel suo disciplinare è Demeter (demeter.it), l’unico organismo certificatore presente nel nostro Paese e che al primo gennaio 2017 contava 309 aziende agricole sub-licenziatarie del marchio, 114 in conversione e 108 tra distributori e trasformatori. Questa pratica agricola si rifà alle “forze vitali costruttive e plasmatrici che provengono dal cosmo” e alla loro “influenza sui terreni”, prevede l’utilizzo nei terreni di “preparati” come il “cornoletame” (un corno di vacca ripieno di letame vaccino interrato ogni ettaro, cinque volte l’anno), la “vescica di cervo” (ogni 250 ettari) o il “cornosilice” (corno di vacca e farina di quarzo ogni 25 ettari), dei quali non esiste ricettario specifico.
Dal momento che questi metodi, sottoposti al controllo di Demeter, non hanno al momento alcun riscontro scientificamente comprovato, il ministero delle Politiche agricole, nel 2016, ha approvato il “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico” che prevede anche il supporto all’agricoltura biodinamica. Come? “Favorendo la costituzione di un coordinamento della ricerca per l’agricoltura biologica e biodinamica nel Consiglio per ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA)”.
Il biodinamico è infatti per ora un metodo che si certifica da sé.

Presso il ministero dell’Istruzione è stato costituito un tavolo di coordinamento in vista della sperimentazione del metodo in due atenei universitari

Raccogliendo gli stimoli di chi -come Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica (biodinamica.org)- vuole “sfatare il racconto infedele” che viene fatto su questa pratica antica, il “Piano” del Mipaaf punta proprio ad andare a “vedere”.
Nel titolo l’oggetto d’interesse è il “sistema biologico”, che tra consumi interni (2,46 miliardi di euro, più 19,4% sull’anno precedente) e volume delle esportazioni (1,42 miliardi di euro, l’Italia è il primo Paese al mondo davanti a Olanda e Spagna) ha raggiunto quota 3,88 miliardi (dati Ismea, Assobio e Nomisma). A questo si accompagna l’incremento della superficie coltivata (1.492.579 ettari nel 2015) e delle imprese coinvolte (59.959).
Biologico e biodinamico -che pure è cresciuto, seppur con ritmi meno sostenuti (all’inizio dell’anno la superficie era pari a 11,5mila ettari)- non sono tuttavia sovrapponibili. Il primo è un metodo regolato a livello comunitario (tra le fonti primarie il Regolamento 834 del 2007) ed è certificato su scala nazionale da organismi accreditati (13 nel 2015) presso un ente pubblico, Accredia (accredia.it). Il secondo, come spiega lo stesso CREA nell’ultimo Annuario dell’agricoltura italiana, “condivide con il metodo biologico un approccio più naturale nella gestione dei processi produttivi” ma se ne discosta “per alcune peculiarità”. In sostanza, per ottenere la certificazione di Demeter, l’azienda agricola deve essere certificata biologica e in più deve rispettare ulteriori paletti. Tra questi, spiega il CREA, è necessario che questa “allevi animali, in particolare i bovini, alimentati con foraggio biologico, di cui almeno il 50% prodotto in azienda e per l’80% certificato Demeter, adotti specifiche pratiche agronomiche e utilizzi compost e preparati ottenuti in azienda con specifici ingredienti e processi, poi impiegati in diluizioni omeopatiche”.

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Biologico non è per forza biodinamico, ma biodinamico dovrebbe essere obbligatoriamente certificato biologico. Eccetto il caso del vino, per il quale Demeter, a livello internazionale, ha ammesso una deroga in etichetta. “I primi sono stati i vignaioli francesi -spiega ad Ae Giovanni Legittimo, membro della segreteria tecnica della ‘Demeter Associazione Italia’, la veste che l’organismo internazionale ha assunto in Italia dal 1996 (281 soci a fine 2015, è presieduta da Alois Lageder)- i quali hanno chiesto di poter utilizzare soltanto il nostro marchio senza la dicitura del biologico perché convinti di fare un prodotto migliore”. In Italia, il divieto è imposto per legge: “Non si può indicare ‘bio’, e quindi nemmeno l’espressione ‘biodinamica’, senza la corretta certificazione biologica. Per questo compare solo il marchio Demeter”. Una strada che pochissimi vignaioli hanno seguito: 3 o 4 sulla settantina legata a Demeter.

Il certificatore unico del biodinamico a differenza degli omologhi che operano nel campo del bio, ha scelto però di non registrarsi presso Accredia, gestendo autonomamente l’elaborazione e la verifica dei suoi sei standard (produzione, etichettatura, trasformazione, cosmesi, vinificazione, apicoltura). Il motivo, come spiega Legittimo, è legato all’eccesso di “burocrazia”.
È possibile leggere le condizioni indicate nei disciplinari. Ad esempio, in quello per la vinificazione lo “standard” sui locali prevede che questi “non devono essere sterili ma curati”.
Quello sulla produzione indica che da uno “specifico metodo di preparazione, viene originato l’immateriale potenziale di forze dei preparati”.
L’“obbligo di registrazione” invece recita: “È necessario effettuare annotazioni riguardo all’allestimento dei preparati, in modo che risulti evidente l’origine degli organi usati come involucro […], il luogo in cui sono stati allestiti i preparati (disegno in cui viene riportata la posizione), la data dell’interramento e del dissotterramento dei preparati e la destinazione dei resti degli organi usati come involucro (conferma dell’impianto di smaltimento)”. Come monitora il passaggio Demeter? “Queste registrazioni vengono controllate sempre durante le visite di verifica”.
È un servizio che l’associazione Demeter -che ha preferito non inviarci copia del bilancio- si fa giustamente pagare. L’ultimo tariffario si compone di una quota fissa annuale che varia a seconda del fatturato totale aziendale (ad esempio 305 euro, Iva inclusa, per ricavi da zero a 20mila euro) e di diritti d’uso del marchio Demeter o “diciture facenti riferimento all’agricoltura biodinamica” (ad esempio del 2% più Iva sull’imponibile fatturato Demeter da zero a 100mila euro).
Secondo Triarico, la priorità è però quella di far crescere il movimento. Sotto diversi aspetti. Il primo è appunto quello della ricerca, e il Mipaaf ha dato il suo assenso: “Ed è il motivo per cui -spiega Triarico- siedo al Tavolo di confronto istituito dal Piano nazionale presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) allo scopo di definire programmi di approfondimento professionale su agricoltura biologica e biodinamica e sperimentazione in due atenei. La ricerca è fondamentale. Ce lo dicono i più importanti compratori esteri con i quali ci confrontiamo: comprerebbero molto di più se ci fosse più formazione e qualità, e la ricerca è una chiave”. Triarico spazia su più fronti: oltre al ruolo associativo, è vice-presidente della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica (federbio.it), è membro del consiglio direttivo di Demeter, fondatore e direttore generale di APAB (apab.it, “istituto di formazione” fiorentino che oltre a turismo, fotografia, estetica naturale, offre anche un corso di agricoltura biodinamica), nonché socio della Certobio Srl che si occupa di certificazione (oggi è inattiva).

La catena di negozi “bio” EcorNaturaSì fattura oltre 350 milioni di euro all’anno. Di questi, almeno 50 milioni sono riferiti a prodotti a marchio “Demeter”

Il secondo aspetto su cui puntare è proprio quello della formazione, per “dare un aiuto agli agricoltori”. Come? Uno strumento nato di recente (ottobre 2016) è l’Accademia internazionale di agricoltura biodinamica (accademiabiodinamica.it): propone un seminario d’insegnamento teorico e pratico della durata di tre anni presso aziende agricole biodinamiche (le aderenti sono sette al momento). “La prima edizione è costata all’incirca 300mila euro -spiega Gianluca De Nardi dell’Accademia- suddivisi tra la catena di negozi EcorNaturaSì e le aziende interessate”. Il programma degli insegnamenti può apparire curioso -“La scienza della natura e l’osservazione della vita”, “Piante e sostanze tra Terra e Cosmo”, “L’eterico e la vita nel mondo fisico”- ma è altrettanto vero che l’Accademia è privata e ha tutte le ragioni di organizzare i moduli che predilige. Altro discorso è la scommessa di un attore distributivo come EcorNaturaSì, che ha puntato sui prodotti a marchio Demeter. “Per noi le aziende biodinamiche rappresentano l’eccellenza”, spiega Fabio Brescacin, presidente del gruppo che fattura oltre 350 milioni di euro. E che sul settore ha un evidente quanto legittimo interesse imprenditoriale e commerciale. Sul totale del venduto di EcorNaturaSì, i prodotti a marchio Demeter hanno inciso infatti per oltre 50 milioni di euro. “La certificazione incide sul prezzo del prodotto per circa il 2% -racconta- ma la differenza che il consumatore paga deriva dal metodo, dalle rotazioni, dai sovesci, dall’utilizzo del letame aziendale, dai preparati, dalla gestione della stalla. È il sistema che costa, non la certificazione. E basta provare per capire la differenza”.

La “questione scientifica” del metodo non appassiona Brescacin, a differenza di Triarico. “Non mi importa nulla della scienza e della visione riduttiva di accademici che non conoscono i campi -dice-, per me quello non è l’unico parametro della verità. Io guardo a come le aziende lavorano i campi e la terra, alla loro visione olistica”.
Oltre all’Accademia, al sostegno di EcorNaturaSì e all’impegno del ministero delle Politiche agricole, il movimento biodinamico ha trovato un alleato prezioso: il Parlamento. A metà marzo, infatti, la commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha licenziato il testo di un disegno di legge che punta a sostenere lo “sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico”. “È un riconoscimento importante per un settore trainante dell’economia -spiega l’onorevole Alessandra Terrosi, che ha seguito la gestazione del ddl fin dalla sua prima stesura (primavera 2013)-. In attesa del nuovo regolamento comunitario sul settore, abbiamo voluto riconoscere l’interesse nazionale e la funzione sociale della produzione biologica”. Anche in termini di futuri finanziamenti. All’articolo 1, la proposta di legge -in discussione alla Camera- equipara però il metodo biodinamico a quello biologico. A patto però che il primo sia applicato “nel rispetto” del regolamento comunitario sul biologico del 2007. È probabile che sarà ancora Demeter a sindacare quel “rispetto” previsto dalla legge, dato che regole, disciplinari e condizioni del biodinamico sono nella sua unica disponibilità (deroghe comprese).

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