Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Interni / Opinioni

Abitare sulla soglia delle identità, una sfida del presente

Un ritratto del poeta palestinese Mahmoud Darwish (1941-2008) su uno dei pannelli della barriera di separazione che attraversa Betlemme © flickr.com/photos/symmetry
Un ritratto del poeta palestinese Mahmoud Darwish (1941-2008) su uno dei pannelli della barriera di separazione che attraversa Betlemme © flickr.com/photos/symmetry

Mentre irresponsabili pulsioni belliche attraversano l’Europa, all’Università per stranieri di Siena si lavora ogni giorno per costruire la pace. La rubrica di Tomaso Montanari

Tratto da Altreconomia 270 — Maggio 2024

L’Università per stranieri di Siena, della quale sono oggi il rettore, è una comunità multiculturale, plurilingue, inclusiva per statuto e missione, amica della diversità e impegnata a costruire il riconoscimento dell’altro come presupposto di una convivenza pacifica tra popoli e culture. È per questo che lo scorso 10 aprile abbiamo sospeso le lezioni in concomitanza con l’‘īd al-fitr”, la grande festa islamica della rottura del digiuno del Ramadan. In questo momento terribile, in cui tutto l’Occidente si fa complice del massacro senza fine di Gaza, è importante dare un segno preciso di amicizia e condivisione con le persone che (tra noi, a Siena, in Italia e nel mondo) si riconoscono nella cultura islamica.

Da noi ci sono corsi di arabo e turco, abbiamo recentemente istituito uno dei pochissimi insegnamenti italiani di Archeologia e storia dell’arte islamica. Vorremmo aggiungere l’ebraico alle lingue che insegniamo, e nel prossimo ottobre, abbiamo intenzione di sospendere le elezioni anche per la festa del Kippur, per sottolineare la nostra vicinanza al popolo ebraico nell’anniversario dell’eccidio del 7 ottobre.

Il più grande poeta palestinese, Mahmoud Darwish, ha detto: “Gli israeliani non sono più le stesse persone di quando arrivarono, e i palestinesi non sono più le stesse persone di un tempo. Nell’uno si trova l’altro”. Crediamo che siano parole che valgono per tutte e tutti: in ogni persona umana si trova l’umanità tutta intera. Imparare e insegnare a vederlo, è la missione dell’Università per stranieri. Mentre irresponsabili pulsioni belliche travolgono l’Europa e il mondo, noi crediamo che chi vuole la pace debba preparare la pace.

Il caso ha voluto che il 10 aprile la nostra università ospitasse un convegno dal titolo “Queer kinship. Affects, families, bonds”. È stato un caso felice, che ci ha permesso di tenere insieme due realtà solo apparentemente lontane, come il queer e un’università di un Paese cattolico, il cui calendario civile è spintamente confessionale, che sospende le lezioni per il Ramadan islamico. Come scrive Michela Murgia in “Dare la vita” (Rizzoli, 2024) “la queerness è la scelta di abitare sulla soglia delle identità […] accettando di esprimere di volta in volta quella che si desidera e che promette di condurre alla più autentica felicità relazionale”.

Abitare sulla soglia delle identità non ha che fare solo con la fluidità delle identità sessuali, ma anche con quella delle identità culturali in una società multiculturale che si apre a tradizioni, idee, immaginari diversi. Diversi: ma non nemici, e nemmeno necessariamente escludentisi a vicenda.

Le università servono a scardinare il concetto stesso di norma e normalità. Murgia ha celebrato, sono parole sue, “la categoria umbratile del queer, che è inclassificabile, mobile, ontologicamente incerta, sfuggente e quindi pericolosamente fuori controllo”. È una definizione bellissima e profonda in cui l’Università per Stranieri si riconosce perfettamente.

Un ateneo a statuto speciale: un modo gentile per dire che siamo un po’ strani. Siamo per stranieri che vogliono diventare italiani, per italiani che vogliono diventare stranieri: siamo attraversati da confini, siamo all’incrocio di identità, allergici ai nazionalismi. E dunque, appunto, accademicamente inclassificabili, ontologicamente incerti, politicamente sfuggenti e quindi fuori dal controllo di ogni potere. Recalcitranti a ogni disciplinamento, intenti a far saltare i confini delle nostre discipline; indisponibili a catalogare le persone, ma pronti ad accoglierle tutte.

Tomaso Montanari è storico dell’arte e saggista. Dal 2021 è rettore presso l’Università per stranieri di Siena. Ha vinto il Premio Giorgio Bassani di Italia Nostra

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.


© 2024 Altra Economia soc. coop. impresa sociale Tutti i diritti riservati