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A Milano transitanti e minori soli restano ancora senza accoglienza

Naga, Cambio passo, Mediterranea e Rete Milano denunciano la mancanza di luoghi di accoglienza dedicati in città: solo nel mese di ottobre circa 550 persone sono state costrette a trascorrere la notte in strada. È per la disponibilità di singoli cittadini che è possibile offrire alcuni posti letto per le persone più fragili nel capoluogo

© Jon Tyson, unsplash

Milano continua a essere uno snodo cruciale per le persone migranti in transito: uomini, donne, famiglie con bambini anche piccoli, adolescenti soli che hanno alle spalle migliaia di chilometri e imprevisti, che spesso hanno subito violenze e maltrattamenti durante il loro viaggio. Sono in larga parte afghani, ma anche iraniani, siriani e pakistani che arrivano nel capoluogo dopo aver attraversato i Balcani; mentre dai centri di prima accoglienza del Sud Italia arrivano cittadini nigeriani, tunisini, eritrei, etiopi e sudanesi. Per tutti loro, la città è solo un punto di passaggio, un luogo dove fermarsi per riposare qualche giorno e cambiarsi gli abiti prima della tappa successiva: direzione Nord Europa, Germania o Francia.

Ma per tutti coloro che raggiungono Milano in maniera autonoma non esiste un circuito di accoglienza istituzionale dedicato e strutturato. E così, nel solo mese di ottobre di quest’anno, almeno 550 persone sono state costrette a trascorrere la notte all’addiaccio mentre altre 150 -che presentavano condizioni di vulnerabilità particolarmente gravi- hanno potuto dormire al riparo e in un vero letto solo grazie all’impegno delle associazioni impegnate nell’assistenza dei più fragili e di singoli volontari (una dinamica identica a quella che abbiamo raccontato anche lo scorso anno).

La precarietà di tale condizione aumenta i rischi per la salute fisica e mentale, producendo ulteriori fenomeni di marginalità in una città che sta diventando sempre più inospitale e che rende irrisori gli sforzi delle associazioni, che non possono che offrire pasti caldi, visite mediche, indumenti puliti, sacchi a pelo e coperte termiche, nonché un limitatissimo numero di posti letto per le persone più vulnerabili”, è la denuncia delle associazioni Naga, Cambio passo, Mediterranea e Rete Milano.

“A oggi in città non c’è nessun servizio di accoglienza per le persone in transito -spiega ad Altreconomia Riccardo Tromba, presidente del Naga-. Grazie a un appartamento che è stato assegnato dall’Aler a Rete Milano c’è una la disponibilità di un limitatissimo numero di posti letto, che però sono insufficienti. Poi c’è una rete di accoglienza in case private, con persone che ospitano tutte le sere o quasi. Ma in mancanza di uno spazio con un numero adeguato di posti letto si finisce con il dare ospitalità solo i casi più urgenti: famiglie con bambini, donne e minori per evitare che restino a dormire per strada. A tutti gli altri, agli adulti e ai giovani uomini, possiamo solo dare un sacco a pelo”.

Fino al mese di settembre le associazioni impegnate nell’assistenza ai transitanti potevano contare su una struttura in via San Marco con una trentina di posti letto, poi ridotti a 25: “Un numero assolutamente insufficiente -sottolineano- ma che almeno rappresentava il segnale di un interesse da parte del Comune”. Lo spazio è stato chiuso per lavori e nonostante le rassicurazioni da parte dell’assessore al Welfare Lamberto Bertolé di una rapida riapertura, a oggi i locali in via San Marco sono ancora chiusi per lavori e dovrebbero tornare a essere accessibile a metà dicembre.

Rimane poi irrisolta la situazione gravissima dei minori non accompagnati che per legge dovrebbero essere immediatamente presi in carico dall’ente locale: “La loro accoglienza è diventata da tempo una specie di lotteria”, denunciano le associazioni. Sono ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni, che quasi sempre vengono intercettati dalle unità mobili o dai volontari di sera, quando i servizi a loro dedicati sono chiusi: “Ci viene detto di accompagnarli la mattina dopo, dando per scontato che per la notte debbano arrangiarsi. Vengono lasciati soli proprio nel momento in cui sono più vulnerabili ed esposti a rischi -spiega Tromba-. Da anni chiediamo un protocollo chiaro che ci dica che cosa dobbiamo fare e chi dobbiamo contattare quando incontriamo questi ragazzi. Al di fuori degli orari d’ufficio dal Comune non ci sono risposte, a molti nostri volontari è stato detto di accompagnare i minori dalle forze dell’ordine. Ma le stazioni di polizia o carabinieri non hanno spazi dedicati all’accoglienza. Questa è una situazione che si protrae da anni, non può più essere affrontata come un’emergenza”.

Una situazione che si fa di giorno in giorno sempre più preoccupante, soprattutto perché con l’avvicinarsi dell’inverno le temperature si stanno abbassando e la notte fa sempre più freddo, mentre le persone in transito continuano a raggiungere Milano, a prescindere dalle strutture che le istituzioni mettono o non mettono a disposizione: “Il continuo rimpallo di responsabilità tra Comune, questura e prefettura rende questa situazione intollerabile e denota l’assenza di politiche pubbliche basate su dati di realtà -concludono le associazioni-. A Milano esistono spazi e risorse per l’accoglienza, anche se alcuni sono da ristrutturare, tra cui alcuni sottratti alle mafie, mentre altri sono solo in attesa di assegnazione. La città, dunque può e deve dimostrare di essere ospitale non solo per coloro che arrivano per ‘week’ ed eventi”.

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