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A Cortina si consuma una farsa. La pista di bob non servirà per le Olimpiadi

Le gare si svolgeranno solo su un impianto esistente, quindi non a Cortina. E allora perché cementificare un bosco? Perché tagliare 500 larici colonnari ai piedi del paese? Perché sprecare una cifra che supererà, a impianto concluso, i 120 milioni di euro? Intanto il governo commissaria la Simico Spa. L’analisi di Luigi Casanova

Un rendering dell'impianto di Cortina pubblicato dalla società Simico Spa

Il presidente del Veneto Luca Zaia, il ministro allo Sport Andrea Abodi, il sindaco di Cortina Giancluca Lorenzi sanno di perdere la faccia sulla vicenda della pista di bob a Cortina. Così hanno ideato un progetto definito leggero per imporre ai cortinesi e agli italiani la tanto discussa pista. Siamo così entrati nella farsa teatrale più spettacolare, una farsa costruita a danno dei cittadini italiani. Ricostruiamo come è maturata la sceneggiata attraverso brevi tappe.

Nel dossier di candidatura (gennaio 2019) la pista di bob, skeleton e slittino doveva essere costruita a Cortina. C’era scritto che si trattava di una ristrutturazione della vecchia pista Monti, chiusa nel 2008 per un susseguirsi di gravi incidenti e per gli insostenibili costi di gestione. Era prevista una spesa di 47 milioni di euro.

Poi i costi hanno cominciato a lievitare, prima a 61 milioni nel 2021, saliti nel 2022 a 85 milioni. Fin qui, per zittire le proteste, Zaia proclamava che la pista se la pagavano i veneti. Per poi scoprire che il Governo Draghi, su pressioni di Zaia, il 26 settembre 2022 stanziava 85 milioni di euro per l’opera. Nel frattempo quasi tutta la pista veniva demolita, sembra anche in modo non proprio legale, lo accerterà la magistratura nell’approfondimento degli esposti di Italia Nostra. Con il decreto del Governo Meloni dell’8 settembre 2023 i costi sono lievitati a 128 milioni complessivi, cinque dei quali già spesi per consulenze e demolizioni.

Il Comitato olimpico internazionale (Cio) titolare dei giochi, ha risposto ai solleciti delle associazioni ambientaliste in modo esaustivo: i tempi non sono sufficienti per realizzare un impianto sicuro, rispondente ai criteri olimpici, visto lo scarso appeal che gli sport del bob e dello skeleton trovano in Italia, si poteva tranquillamente spostare le gare in un Paese oltre confine, o Svizzera o Austria o Germania.

A questo punto Zaia si incaponisce, per lui risulta inconcepibile subire una sconfitta. E inventa, insieme alla Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa un progetto “leggero”, del costo di 81 milioni di euro, a trattativa privata, in via diretta, e i lavori vengono affidati alla ditta Pizzarotti (gennaio 2024).

Certo, i tempi per realizzarla sono sempre più stretti, la pista va consegnata finita entro il 15 marzo 2025, poco più di 400 giorni, poi devono seguire i collaudi ed eventuali modifiche, quindi dal 6 febbraio 2026 in poi ospitare le competizioni olimpiche. Non si trova nessun cenno sui futuri costi di gestione e su chi ricadranno. Comune? Regione? Il Coni? Come non ci sono cenni al fatto che sarà necessario un extra budget per allestimenti non previsti nel progetto.

Il 30 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto a tema Olimpiadi invernali: l’Anas si è riappropriata di cinque opere infrastrutturali lombarde, mentre la società Simico Spa è stata messa sotto “osservazione”

Il Cio insiste. Le gare si svolgeranno solo su un impianto esistente, quindi non sarà Cortina. E allora perché cementificare un’area boschiva? Perché tagliare 500 larici colonnari ai piedi del paese? Perché gettare al vento una cifra che supererà a impianto concluso i 120 milioni di euro?

Alle meritorie proteste dei comitati di Cortina, delle associazioni ambientaliste, si affiancano ora contrarietà esplicite della Fillea Cgil, dei Verdi e del Partito democratico veneto, dei comitati che nel bellunese lavorano sul tema della sanità e dell’assistenza, i giovani universitari dei vari campus che il 10 febbraio faranno un sit-in davanti alla Regione. Certo è che né la Fondazione Milano Cortina 2026, né la Regione Veneto, si sono preoccupati di costruire un progetto di gestione della pista di profilo internazionale, perlomeno alpino. Si procede nell’improvvisazione e con decisioni autoritarie e mai trasparenti.

Rimangono a sostenere la pista Confcommercio, Confindustria, Federalberghi, tutte associazioni imprenditoriali che rimangono ancorate ai progetti di sviluppo del secolo scorso: strade, impianti, consumo di suolo agricolo e forestale. Qualora la pista venisse costruita è reale il rischio che non venga usata per l’evento olimpico. Siamo in presenza di un incubo, un sistema decisionale che della trasparenza fa carta straccia.

Luigi Casanova (1955), bellunese, di professione Custode forestale nelle Valli di Fiemme e Fassa e ora in pensione, è una voce storica dell’ambientalismo. Il suo impegno sociale è nato nell’antimilitarismo e nel Movimento Nonviolento. È stato presidente di Mountain Wilderness Italia. Per Altreconomia ha scritto “Avere cura della montagna” (2020) e “Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026. Il “libro bianco” delle Olimpiadi invernali” (2022).

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