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Crisi climatica / Opinioni

Restare immobilizzati dall’apocalisse climatica non aiuta

© Fernando Jorge, unsplash

Preoccupare e spaventare i cittadini non porta a un cambiamento. Occorre invece proporre soluzioni e vie d’uscita, note da decenni. La rubrica di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 253 — Novembre 2022

Anche nelle analisi dei motivi della vittoria delle destre alle elezioni politiche del 25 settembre il tema del cambiamento climatico non è stato preso in grande considerazione. Per la stragrande maggioranza dei commentatori non è stato ritenuto un fattore che ha influito in modo significativo sul voto degli italiani. Tra le eccezioni, lo scrittore Stefano Massini, che in uno dei suoi interventi su la Repubblica ha inserito la modalità della comunicazione del tema “green” tra i motivi della sconfitta del Partito democratico.

Nelle “Cinque verità del Pd tutte da smentire” secondo Massini ci sarebbe una narrazione composta da “pulmini elettrici e commoventi stand alimentati a pannelli solari”, che secondo lo scrittore “non racchiude neppure lo 0,01% della catastrofe che dovremmo fronteggiare, ma rischia addirittura di nuocere alla causa”. La tesi è ardita: parlare di green, mostrare nel concreto di praticare due strategie della transizione climatica (la mobilità elettrica e l’energia solare) sarebbe una cosa da anime belle e addirittura controproducente. Secondo lo scrittore “il tono di una vera campagna di smobilitazione sull’apocalisse in atto dovrebbe essere radicalmente diverso, lontanissimo da questa melassa verdognola da asilo infantile in cui ti lavi la coscienza con la domenica ecologica ma poi non pronunci una sillaba sulle conseguenze devastanti del ritorno al carbone per gli effetti della guerra ucraina”. 

La confusione è totale. Mettere in mostra le azioni della transizione sarebbe lavarsi la coscienza, mentre gridare il problema del maggiore utilizzo del carbone in conseguenza della guerra sarebbe stato doveroso. Come se la guerra in Ucraina fosse stata provocata da chi promuove azioni soft in campo ambientale. I toni radicalmente diversi che invoca Massini sono quelli di una denuncia fragorosa dell’apocalisse climatica: “Quando inizieremo a dire che il clima uccide, ammassa cadaveri e come nelle Marche trascina via i bambini per 13 chilometri, forse ci libereremo da questo repertorio da sole che ride, pic-nic tra i fiorellini e girotondi tra gli alberi”.

Come se preoccupare gli elettori, raccontare gli scenari catastrofici che la crisi climatica ci sta già offrendo, fosse una leva per raccogliere voti. Come se bastasse spaventare, e non servisse proporre soluzioni o almeno via d’uscita. Come se non avessimo alle spalle un paio di decenni di studi sulla comunicazione del cambiamento climatico. Nel merito tecnico, va poi detto che il maggiore uso delle centrali a carbone per un periodo transitorio legato alla guerra russo-ucraina non è un fattore significativo che aumenta la crisi climatica. In Europa vige il sistema di emission trading, per cui tutte le emissioni dei grandi impianti industriali (tra cui le centrali a carbone) devono essere contenute entro un certo limite annuo, un cap che si riduce annualmente. Maggiori emissioni di CO2 dalle centrali a carbone dovranno essere compensate da minori emissioni di altri impianti (centrali a gas, cementerie, acciaierie, raffinerie).

L’obiettivo di riduzione delle emissioni nel periodo 2005-2030 previsto per le emissioni di gas serra dei grandi impianti industriali nel sistema di emission trading europeo è del 61%

A meno che non si decida di sospendere il sistema europeo di emission trading, togliendo il tetto alle emissioni, cosa chiesta da Carlo Calenda. Ma anche i meno esperti di comunicazione green ammetteranno che sarebbe difficile vincere una campagna elettorale all’insegna della difesa di questo meccanismo. Alla fine, sorge il dubbio che questo livore verso chi propone i programmi green o inizia a praticare le tante piccole azioni necessarie per fronteggiare la crisi ambientale e climatica, dalle domeniche ecologiche alle auto elettriche, sia dovuto al fatto che non sono azioni abbastanza rivoluzionarie: da sole non risolvono il problema, e in fondo sono anche un po’ scomode. Molto meglio gridare alla necessità di cambiare tutto, e raccontare in modo ancora più efficace la catastrofe che avanza.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Sex and the Climate” (peoplepub, 2022)

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