Ambiente / Attualità

Buon compleanno AITR, il turismo responsabile compie vent’anni

L’Associazione italiana per il turismo responsabile nata nel 1998 conta oggi più di novanta soci. Intervista al presidente Maurizio Davolio. “Puntiamo a promuovere un turismo che valorizzi le aree interne, rurali e montane, a una gestione più razionale dei flussi”. Facendo attenzione al green washing dell’industria tradizionale

“Ci piace pensare di aver contribuito a far conoscere i valori e i principi del turismo responsabile. Vent’anni fa, quando è nata AITR, il concetto di turismo responsabile era praticamente sconosciuto. Oggi, invece, è un tema ben presente nel dibattito sullo sviluppo e sulla pratica del turismo. Appare nei documenti di tutte le istituzioni e organizzazioni mondiali che si occupano di turismo, dell’Unione europea e di molti governi”. Per Maurizio Davolio, presidente dell’Associazione italiana per il turismo responsabile, la giornata di martedì 15 maggio segna un anniversario importante: AITR, che oggi conta più di novanta soci, festeggia il suo ventesimo compleanno.

Quali erano gli obiettivi di AIT agli inizi della sua attività e quali sono oggi?
MD
Nel 1998 si parlava già di turismo sostenibile, noi abbiamo scelto di aggiungere anche il termine “responsabile”. Oggi la nostra sfida è anche quella di difendere questo termine da parte di iniziative promosse da tour operator e operatori tradizionali che usano l’etichetta di “turismo responsabile” per fare green washing. Dobbiamo lavorare per tutelare e difendere le nostre idee e i nostri valori nella loro integrità concettuale.

In questi vent’anni il turismo responsabile è riuscito, in qualche modo, a contaminare il turismo tradizionale?
MD Sì, l’impresa turistica convenzionale ha fatto alcuni passi avanti, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, per quanto riguarda una corretta gestione di acqua, energia e rifiuti. Ma è un cambiamento a macchia di leopardo, che non riguarda tutta l’industria del turismo tradizionale, ma alcune catene alberghiere e alcuni tour operator hanno apportato dei miglioramenti. Soprattutto per quanto riguarda aspetti che possono essere verificati più facilmente dagli ospiti, o quando il cambiamento può portare un risparmio economico o quando è sostenuto da qualche finanziamento pubblico.

Quali sono le sfide che oggi deve affrontare il mondo del turismo?
MD Da un paio d’anni si è affacciato con prepotenza il tema dell’over tourism, l’eccesso di turismo. Un fenomeno che sta affliggendo tantissime località, in modo particolare le città d’arte, e che è fonte di preoccupazione per i residenti come per le amministrazioni pubbliche. Come AITR puntiamo a promuovere un turismo che valorizzi le aree interne, rurali e montane, a una gestione più razionale dei flussi turistici nel tempo e nello spazio. Per noi, questo rappresenta un tema centrale, e sarà al centro del convegno “Abitanti vs turisti” in programma il 26 maggio a Bologna durante il festival Itacà.

Quali sono le vostre proposte per affrontare e gestire al meglio questi enormi flussi turistici per evitare che creino disagi agli abitanti e danni all’ambiente?
MD La proposta di AITR è che  la tassa di soggiorno venga destinata a interventi che vadano a vantaggio sia dei residenti sia dei turisti. Queste risorse non devono finire nella fiscalità generale dei comuni e nemmeno a sostenere –genericamente- l’industria turistica. Piuttosto dovrebbero essere utilizzate per la cura del verde pubblico, per l’arredo urbano, per finanziare l’abbattimento delle barriere architettoniche, gli impianti sportivi, gli eventi culturali. Diventando così una traccia concreta dei vantaggi che il turismo può portare ai residenti. Per città come Roma, Firenze o Venezia stiamo parlando di milioni di euro. Ma anche per i piccoli comuni a vocazione turistica si tratta di cifre importanti

Quali sono gli obiettivi futuri di AITR?
MD Sicuramente, continuare a influenzare il più possibile l’industria turistica convenzionale e collaborare con gli enti locali. Le persone che scelgono il turismo responsabile organizzato rappresentano una nicchia, meno di 10mila viaggiatori l’anno. La sfida è quella di influenzare il più possibile l’industria convenzionale: una buona pratica adottata da un tour operator o da un ente locale produce grandi effetti. Per questo è importante non sottrarsi al dialogo con questi soggetti

Chi sono le persone che scelgono viaggi di turismo responsabile?
MD C’è una prevalenza femminile: il 60% di chi sceglie di partire con noi sono donne. Sono soprattutto giovani adulti, persone tra i 30 e i 40 anni che hanno le risorse e la voglia di imparare. Normalmente di fascia economica medio-alta e di livello culturale medio-alto e alto. Complessivamente, una popolazione che in questi 20 anni non è cambiata molto e si è consolidata

 Ci sono anche persone che scelgono di viaggiare in autonomia pur seguendo le vostre indicazioni?
MD Sì, ma sappiamo poco di loro. In base al numero di accessi al nostro sito -che sono elevati- possiamo immaginare che ci sia una fetta importante di viaggiatori che si informano sul nostro portale, acquisiscono le conoscenze di base del turismo responsabile e poi viaggiano cercando di rispettare questi principi. Quello che però manca a questi viaggiatori -rispetto all’esperienza che proponiamo con i nostri viaggi- sono le occasioni di incontro con artisti, artigiani, intellettuali e attivisti, la possibilità di visitare una bottega o un luogo sacro solitamente chiuso ai tradizionali flussi turistici. Occasioni di incontro che i nostri operatori hanno costruito nel corso di anni di lavoro e conoscenza reciproca e che possono sfuggire a un viaggiatore pure attento e curioso.

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