Economia / Approfondimento

Vendita di armi: si rafforzano le 25 aziende che controllano il mercato globale

Nel 2019 i fatturati delle prime 25 industrie al mondo del settore hanno toccato quota 361 miliardi di dollari, in crescita dell’8,5% rispetto al 2018. Nella ricerca curata dal SIPRI c’è anche la multinazionale italiana Leonardo (ex Finmeccanica) che ha registrato ricavi per 11,1 miliardi di dollari, il 70% dei quali grazie a sistemi d’arma. Aumenta la produzione negli Emirati Arabi Uniti e in Cina

Nel 2019 la vendita di armi da parte delle 25 maggiori industrie al mondo del settore è cresciuta dell’8,5%. Lo mostrano i dati pubblicati a inizio dicembre dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) che ha registrato per queste imprese introiti per un totale di 361 miliardi di dollari in un anno. Il think tank indipendente che dal 1966 conduce ricerche su conflitti, monitoraggio e disarmo, ha aggiornato il suo Arms Industry Database pubblicando per la prima volta anche i dati relativi alle industrie cinesi.

“L’italiana Leonardo è stata la dodicesima al mondo -spiega ad Altreconomia Lucie Béraud-Sudreau, direttrice del programma di ricerca sulle spese militari e di armamenti di SIPRI- e nel 2019 i suoi ricavi sono cresciuti del 18% passando in un anno da 9,4 miliardi di dollari a 11,1 miliardi”. L’incremento delle vendite nell’intero settore tra il 2018 e il 2019, continua Béraud-Sudreau, “riflette la costante crescita del mercato di armi degli anni recenti: la spesa globale militare e i trasferimenti di armi sono aumentati, influenzando sia i mercati nazionali sia le esportazioni”.

Le 25 maggiori industrie al mondo del settore delle armi nel 2019 hanno realizzato ricavi per 361 miliardi di dollari. Fonte: SIPRI, 2020

Le prime cinque aziende d’armi al mondo -Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Raytheon e General Dynamics- sono tutte statunitensi. Nel 2019 hanno registrato ricavi per 166 miliardi di dollari, pari al 61% delle prime 25 aziende del settore, dunque largamente dominato dagli Stati Uniti.
Subito dopo viene la Cina che con AVIC, sesta a livello globale, Cetc, ottava, Norinco Group, nona, e CSGC, ventiquattresima, ha registrato un totale di 56,7 miliardi di ricavi nel 2019. La direttrice del programma di ricerca di SIPRI sottolinea che “negli ultimi anni è stato osservato un trend di forte crescita delle vendite da parte delle industrie d’armi cinesi” che rappresentano circa il 16% del mercato delle Top 25. “Ciò è legato al processo di modernizzazione militare dell’Esercito popolare di liberazione, le forze armate della Repubblica popolare cinese, in corso soprattutto a partire dal 2015”.

Le prime 25 aziende del settore delle armi classificate in base ai ricavi ottenuti nel 2019. Fonte: SIPRI, 2020

Parallelamente alla crescita cinese, SIPRI ha rilevato una riduzione delle vendite delle industrie russe attribuibile, come si legge nel report, “alla concorrenza interna e alla minore spesa statale dedicata alla modernizzazione militare”. Le aziende russe nella lista delle 25 maggiori al mondo, infatti, si sono ridotte da tre a due con l’uscita di United Aircraft.

La vendita totale di armi delle prime 25 compagnie nel periodo 2015-2019. Fonte: SIPRI, 2020

Un’altra novità dei dati SIPRI è la presenza del Medio Oriente nel ranking delle “prime 25”: al ventiduesimo posto, con ricavi per 4,7 miliardi di dollari nel 2019, si trova infatti l’industria d’armi degli Emirati Arabi Uniti EDGE. Secondo il ricercatore di SIPRI Pieter Wezeman, “EDGE è un buon esempio di come la combinazione di una forte domanda nazionale di prodotti e servizi militari con il desiderio di diventare meno dipendenti da fornitori stranieri stia spingendo a una crescita di compagnie di produzione di armi nel Medio Oriente”.

Osservando le grandi d’Europa, la prima azienda è la britannica BAE Systems, settima a livello globale, seguita dall’italiana Leonardo, i cui ricavi da vendite sono assorbiti per il 72% dai sistemi d’arma. Tra le europee, al quattordicesimo e sedicesimo posto a livello mondiale, ci sono le francesi Thales e Dassault Aviation Group. Dassault è l’azienda del settore che tra tutte ha visto crescere maggiormente i propri introiti in termini relativi dal 2018 al 2019 (più 105%) e che inoltre compare nella classifica delle Top 25 per la prima volta, per via del forte incremento delle esportazioni degli aerei caccia Rafale Dassault. Le sei imprese dell’Europa occidentale presenti nel ranking rappresentano insieme il 18% delle vendite delle 25 maggiori industrie d’armi al mondo.

Un ulteriore elemento messo in luce da SIPRI è la tendenza all’internazionalità di numerose industrie, 15 delle quali, come si legge nel rapporto, “sono presenti in 49 Paesi attraverso società sussidiarie controllate a maggioranza, joint ventures e centri di ricerca”. La francese Thales e la transeuropea Airbus sono presenti in quasi 24 Paesi ciascuna, seguite da Boeing (21 Paesi), Leonardo (21 Paesi) e Lockheed Martin (19 Paesi). Non sono esclusi ordinamenti a fiscalità agevolata, peraltro.

Alexandra Marksteiner, ricercatrice del programma sulla spesa militare di SIPRI, spiega che tra le ragioni per le quali le compagnie di armi si stabiliscono all’estero, vi è “il miglior accesso ai mercati in crescita e la collaborazione in programmi di armamento o in politiche nei Paesi ospitanti che legano il trasferimento tecnologico all’acquisto di armi”. Infatti tra questi 17 si trovano nel Sud del mondo e “hanno accolto aziende d’armi straniere come mezzo per beneficiare del trasferimento tecnologico”.

Da notare infine come le aziende russe e cinesi abbiano solo una limitata presenza internazionale che deriverebbe “dalle sanzioni contro le imprese russe e dai limiti imposti dai governi sulle acquisizioni da parte delle aziende cinesi”.

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