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Crisi climatica / Attualità

Una petizione per difendere la libertà di manifestazione degli attivisti per il clima

Il comitato Torino Respira lancia un appello per fermare la criminalizzazione di chi protesta pacificamente per pretendere più attenzione dalla politica verso l’urgenza della crisi climatica. I casi emblematici della caccia verso rappresentanti dei movimenti Extinction Rebellion e Ultima generazione

Uno degli attivisti di Extinction Rebellion durante una protesta © Torino Respira

Più di 2mila firmatari hanno già aderito alla petizione in difesa della libertà di manifestazione degli attivisti per il clima. Scienziati, giuristi, docenti e associazioni hanno firmato l’appello di Torino Respira -comitato di cittadine e cittadini nato per promuovere iniziative finalizzate a migliorare la qualità dell’aria- rivolto al presidente della Repubblica, al governo e ai presidenti di Camera e Senato. “Sempre più spesso manifestazioni nonviolente e pacifiche a favore del clima vengono sanzionate in modo sproporzionato dalle forze dell’ordine utilizzando norme pensate per combattere crimini violenti”, spiega Roberto Mezzalama, presidente di Torino Respira. 

La petizione è stata lanciata l’11 dicembre. Due giorni prima, gli attivisti e le attiviste di Extinction Rebellion hanno messo in scena un’azione coordinata in cinque città italiane. Alcuni di loro si sono calati dal Ponte Rialto di Venezia e lo striscione che hanno appeso recitava “Cop28: mentre il governo parla, noi appesi a un filo”. Nel frattempo, altri attivisti hanno versato della fluoresceina nel Canal Grande che ha colorato le acque di verde. In totale sono state arrestate 28 persone accusate di sversamento di sostanze, interruzione di pubblico servizio, violenza privata e manifestazione non autorizzata. 

Altri hanno ricevuto un foglio di via della durata di quattro anni nonostante siano studenti dell’Università Cà Foscari di Venezia. “Essere arrestati perché si manifesta è sempre un controsenso, ma esserlo quando lo si fa in modo pacifico per una causa che riguarda il futuro e il bene di tutta l’umanità è un sacrilegio”, ha scritto Marisandra Lizzi, mamma di Carlotta, 21 anni, che quel sabato ha suonato “My heart will go on” accompagnando l’azione degli attivisti. Come gli altri è stata arrestata e poi rilasciata in serata.

E non è successo solo agli attivisti di Extinction Rebellion. A inizio dicembre è iniziato il processo contro i tre giovani di Ultima generazione che a inizio gennaio 2023 avevano lanciato sulla facciata del Senato vernice lavabile. Rischiano fino a cinque anni di carcere con l’accusa di danneggiamento aggravato. Sempre nella capitale, i 12 manifestanti che il 4 dicembre hanno bloccato per un’ora la Roma-Civitavecchia, hanno trascorso tre giorni nel carcere di Civitavecchia e poi stati rilasciati. “Quello che cerchiamo non è uno scontro, ma un confronto –ha raccontato Beatrice, 23 anni, una delle attiviste arrestate-: ci poniamo in una posizione di vulnerabilità, ci mettiamo la faccia, usiamo una comunicazione non violenta pur portando le nostre istanze, restiamo aperte al dialogo”. Da quando Ultima generazione ha cominciato le sue attività di disobbedienza civile, nel 2021, in diciotto mesi sono state organizzate 120 proteste e sono arrivate 2mila denunce e 90 fogli di via ad attivisti e attiviste (dati aggiornati al giugno 2023). 

Per Mezzalama di Torino Respira l’intento di queste misure è chiaro. “Sinora a queste denunce hanno spesso fatto seguito archiviazioni e annullamenti dei provvedimenti amministrativi -spiega- tuttavia è chiaro l’obiettivo di intimidire i giovani e ridurre la loro volontà di continuare a manifestare anche a causa delle spese legali che si devono accollare”. E così, il comitato di cui è presidente ha deciso di scendere in campo lanciando una petizione online il cui testo è emblematico. “Da anni i movimenti per il clima portano avanti le loro manifestazioni in modo pacifico e nonviolento, utilizzando i loro corpi e la loro intelligenza per portare il loro messaggio a quante più persone possibili con i mezzi a loro disposizione -si legge nel documento-. In modo crescente però le forze dell’ordine reagiscono a queste manifestazioni in modo sproporzionato rispetto alla gravità degli atti compiuti, utilizzando strumenti pensati per contrastare fenomeni criminali che nulla hanno a che fare con le intenzioni di chi protesta e con la natura e le conseguenze dei loro atti”. 

A fronte di questo, come “cittadini e cittadine preoccupati per il futuro dell’umanità di fronte alla crisi climatica ed ecologica”, il comitato Torino Respira esprime forte preoccupazione “solidarietà agli attivisti per il clima colpiti da atti ingiustamente repressivi per avere manifestato pacificamente ed in modo nonviolento” chiedendo a chiunque abbia responsabilità di governo a tutti i livelli di “evitare la criminalizzazione del dissenso”. 

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