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Crisi climatica / Opinioni

Come la lotta nonviolenta per il clima può arrivare alla vittoria

Mobilitare grandi numeri di persone è fondamentale, i recenti provvedimenti repressivi mirano a impedire che questo accada. La rubrica di Lorenzo Guadagnucci

Tratto da Altreconomia 259 — Maggio 2023
Attivisti di Ultima Generazione durante una protesta non violenta a Milano Malpensa © Ultima Generazione

Impressiona vedere un Consiglio dei ministri che discute e licenzia un disegno di legge per inasprire pene e sanzioni in modo così mirato: cioè contro una precisa pratica di azione diretta nonviolenta, se non (addirittura) un preciso gruppo di ecoattivisti, riuniti sotto la sigla Ultima Generazione, impegnati nella lotta contro le sovvenzioni alle fonti fossili.

È successo ad aprile, sull’onda di un certo clamore mediatico suscitato da una serie di blocchi stradali, temporanei imbrattamenti e momentanee incollature a monumenti e opere d’arte. Il governo vuole sanzioni più dure, multe più alte (fino a 60mila euro) e si potrebbe arrivare all’arresto in flagranza; il tutto benché imbrattamenti e incollature, eseguiti con vernici e colle lavabili, non producano veri danni.

Gli attivisti di Ultima Generazione in Italia sono poche decine, ma bastano a spingere il potere a prendere provvedimenti normativi ad hoc, senza suscitare peraltro particolare indignazione nell’opinione pubblica. E allora non sorprende che una procura, quella di Padova, ipotizzi addirittura per un gruppo di ecoattivisti il reato di associazione a delinquere.

Alcuni membri di Ultima Generazione hanno commentato queste notizie con sorprendente ottimismo: “Vuol dire che ci temono, quindi le nostre azioni stanno funzionando”. Sullo sfondo c’è il motto attribuito a Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Saremmo quindi nella fase del “combattere”, preludio allo scontro decisivo e (forse) vincente con il potere.

Chi osserva da fuori è spesso interdetto: molti condividono le idee degli ecoattivisti ma dubitano delle loro azioni, giudicate improprie, antipatiche, impopolari. Ma i ragazzi di Ultima Generazione non cercano consenso e non vogliono nemmeno genericamente “sensibilizzare” attorno all’emergenza climatica. Vogliono, al contrario, creare scandalo, suscitare polarizzazioni, provocare il potere e (questo sì) aumentare il numero delle persone disposte a farsi fermare, denunciare, indagare: l’obiettivo reale è imporre nell’agenda pubblica una radicale inversione di tendenza sulle “politiche climatiche”, in modo che istituzioni e cittadini pensino, discutano e agiscano alla luce di una chiara e forte consapevolezza che non c’è più tempo e che occorre abbandonare da subito l’economia della crescita, del consumismo, delle fonti di energia fossile.

Secondo la politologa Erica Chenoweth la soglia di partecipazione popolare necessaria a rendere vincenti le rivoluzioni nonviolente è del 3,5%. Fra 1945 e 2014 in 32 casi si è superata almeno la soglia del 2%, con successi che vanno da un minimo di partecipazione per Euromaidan in Ucraina a un massimo per l’indipendenza della Slovenia.

L’esatto opposto di quanto sta avvenendo: le attuali classi dirigenti -politiche, economiche, finanziarie, mediatiche- hanno in realtà già deciso di non lottare contro i cambiamenti climatici, salvo misure palliative e di greenwashing che vanno sotto il nome di “sviluppo sostenibile”.

Nel saggio “Come risolvere i conflitti” (Sonda, 2023) la politologa Erica Chenoweth scrive che la fase della vittoria in una lotta nonviolenta è possibile se nel momento più acuto del conflitto si mobilita almeno il 3,5% della popolazione, vale a dire, per l’Italia, oltre due milioni di persone.

La repressione legale preventiva, mirata su piccoli gruppi di attivisti-pionieri, serve proprio a impedire che si inneschi un grande processo di partecipazione popolare su vasta scala. Che la lotta intrapresa da Ultima Generazione e altri gruppi affini in tutto l’occidente entri davvero nella fase in cui “vinci” è tutto da vedere.

Giocando un po’ con le parole, potremmo dire che gli ecoattivisti sono comunque l’ultima frontiera di una difficile ma decisiva ri-generazione: della cittadinanza, della partecipazione democratica e dell’idea stessa di futuro.

Lorenzo Guadagnucci è giornalista del “Quotidiano Nazionale”. Per Altreconomia ha scritto, tra gli altri, i libri “Noi della Diaz” e “Parole sporche”

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