Ambiente

Un milione di firme per l’acqua pubblica

Il successo dei tre quesiti referendari. Adesso l’obiettivo del comitato promotore diventa il quorum

Un milione di firme in meno di due mesi. Tanti sono i cittadini italiani che, dal 24 aprile scorso,  hanno firmato i tre quesiti “contro la privatizzazione dell’acqua”. Un’iniziativa che ha avuto la capacità di “muovere” tutto il Paese. “In ogni provincia italiana c’è un coordinamento, ma non siamo davvero in grado di dire quanti siano i comitati impegnati nella raccolta firme”. Un indicatore, racconta Paolo Carsetti, che a Roma coordina la segreteria del Comitato promotore referendario, è il numero dei moduli stampati e “consegnati” ai comitati nati in tutto il Paese: sono sufficienti a raccogliere 5 milioni di firme per ognuno dei tre quesiti.
“Il risultato raggiunto è un grande punto d’arrivo per la campagna: dimostra che i cittadini hanno deciso di scendere in campo, perché la nostra non è stata una campagna sostenuta dai media, e non ha goduto nemmeno di un grande supporto finanziario. Tutto, infatti, è ricaduto sulle spalle di singoli cittadini, comitati, associazioni, che hanno svolto un lavoro meticoloso, quasi ‘porta a porta’, che si è dimostrato molto efficace -spiega Carsetti-. Un milione di firme rappresentano senz’altro un buon auspicio rispetto al proseguo della campagna referendaria. Siamo convinti che ci sia la possibilità di condurre in porto un referendum, con il raggiungimento del quorum il prossimo anno”.
Sembra che con l’avvio della campagna referendaria sia partita un “corsa alla privatizzazione”: F2i che entra nel capitale di Iride, la fusione tra la stessa Iride ed Enìa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno che si prepara a cedere il 20 per cento delle azioni di Acea entro l’anno…
“Secondo la nostra analisi, questa accelerazione è una delle conseguenza del grande successo dell’iniziativa referendaria. Un milione di firme ‘pesano’ sul futuro di molte società, che iniziano a prendere sul serio l’iniziativa referendaria, col timore che questa possa raggiungere un successo.
C’è la necessità di mettere ‘al sicuro’ le gestioni in corso, aprendo il capitale ai privati, o di far cassa al più presto, visto il dissesto societario di alcuni Comuni.
Roma, ad esempio, non ha ancora approvato il bilancio 2010, e la vendita del 20 per cento delle azioni di Acea (che valgono tra i 350 e i 400 milioni di euro, ndr) porterebbe un bel gruzzolo nelle casse del Comune.
Tutto ci fa pensare che, effettivamente, i processi di aggregazione, di vendita, di messa sul mercato delle aziende secondo i dettami della legge Ronchi, siano anticipate… Gestori, amministratori dicono che lo faranno entro quest’anno. Per questo, da settembre, rilanceremo una forte vertenzialità, che controlli e contrasti questi processi. A noi pare che un milione di firme siano espressione della volontà di un numero elevato dei cittadini. Ma se queste non bastano a fermare la privatizzazione, la ‘corsa al privato’ ci offre un’opportunità per mantenere alta l’attenzione sul tema, per fare in modo che le energie attivate in questi tre mesi si mantengano attive. Vertenze diffuse, fino alla primavera del 2011”. 

Il referendum è “nato” con l’ostilità “dichiarata” dei partiti politici del centro-sinistra, Partito democratico e Italia dei valori. Poi, però, la base del Partito democratico si è mossa insieme ai movimenti per l’acqua…
"Gli attivisti e gli iscritti al Pd hanno dato un segnale, molto forte. A prescindere dalle tante adesioni dei circoli e dei coordinamento provinciali, anche molti singoli e attivisti hanno scelto di collaborare alla raccolta firme.
La loro voce critica ha saputo muovere anche la segreteria nazionale del Partito democratico, tant’è che dopo 7 mesi domani (il 24 giugno, ndr) incontreremo la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi.
Questo accade perché ci sono Regioni, come il Veneto, che hanno aderito in blocco, passando per il Comune di Venezia. I Giovani democratici, poi, hanno appoggiato a livello nazionale il Comitato promotore referendario.
Tutto questo sta muovendo qualcosa, anche se siamo consapevoli del fatto che il Partito democratico resti molto legato alle lobby economiche che stanno dietro ai gestori dell’acqua, in particolare alla forma mista pubblico-privata presente in tante parti d’Italia.
Ma oggi non possono fare a meno di discutere del tema: e anche la loro proposta di petizione popolare, la proposta di legge, va in questa direzione. Rispondono, a modo loro, a un tema che è entrato nel dibattito nazionale. Con la proposta di legge hanno però messo in campo un’iniziativa che reputiamo completamente ‘sballata’: il governo ha già deciso, e ha i numeri in Parlamento per farlo, di spingere alla privatizzazione. Non crediamo che una proposta di legge possa bloccare il processo in corso. Solo il referendum, la volontà popolare, può farlo”.

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