Diritti / Attualità

Trama, la rete mutualistica autogestita di Trieste a sostegno di chi è in difficoltà

Il progetto collettivo avviato a fine 2020 dalla Casa delle culture, e da numerose realtà associative cittadine, punta a rispondere alla crisi acuita dalla pandemia. I volontari raccolgono cibo e abiti e si occupano della loro distribuzione. Tessono relazioni e favoriscono l’incontro tra chi dona e chi riceve. Guardando anche verso la rotta balcanica

Un mercatino organizzato dalla rete mutualistica Trama © Edoardo De Stalis

Quello che non ci si immagina di trovare, salendo le scale che portano al tetto di un magazzino di proprietà dell’Ater, è un luogo di solidarietà, un piccolo porto sicuro dove le persone in difficoltà possono andare a cercare cibo, vestiti e conforto. È proprio così che si presenta la Casa delle culture, lo spazio sociale autogestito del quartiere Ponziana di Trieste che, insieme ad altre realtà della città, ha dato vita a una rete mutualistica chiamata Trama.

“Il progetto -spiega Marco Visintin, attivista del centro sociale- è nato alla fine del 2020, su iniziativa nostra, del gruppo anarchico Germinal, del collettivo Tilt–Resistenze autonome precarie, del circolo Arci Zeno, di Non una di meno e di tutta una serie di altre realtà più o meno organizzate del territorio. Abbiamo provato a dare una risposta di mutualismo dal basso alla situazione che si stava delineando tra novembre e dicembre: ci sembrava evidente che, con l’avvicendarsi delle ondate pandemiche, la platea delle persone che non stavano bene si sarebbe ampliata”. Tante realtà diverse si sono conosciute e unite nella solidarietà. “Abbiamo cercato di collettivizzare i problemi per trovare una soluzione comune”, continua Visintin.

Oggi la Casa delle culture è aperta, il giovedì pomeriggio, per chi vuole portare delle donazioni di vestiti o cibo a lunga conservazione e per chi ha bisogno di venire a rifornirsi di generi alimentari o di abiti. Allo stesso modo, anche le sedi degli altri gruppi coinvolti sono state destinate, a giorni e orari prestabiliti, alla raccolta e alla distribuzione. “Siamo una federazione -dice l’attivista-, ogni realtà lavora secondo i suoi metodi, anche se andiamo tutti nella stessa direzione”.

Chi regala vestiti o cibo a Trama sa che non sta facendo un atto di carità fine a se stesso ma che si sta invece inserendo in una dinamica di comunità dove il quartiere diventa una risorsa a sostegno degli individui e delle famiglie che lo abitano. “A noi interessano soprattutto le relazioni -afferma Visintin-, non siamo meri distributori di solidarietà”. Per favorire il dialogo e l’incontro tra chi dona e chi riceve, i volontari della Casa delle culture hanno deciso di organizzare degli eventi, gli “Aperiponziana”, happy hour pensati per far incontrare tra loro gli attori del processo.

Non tutti i vestiti raccolti dalla rete si fermano a Trieste. Alcuni viaggiano verso Est, lungo la rotta balcanica, e arrivano a Zagabria dove vengono consegnati ad associazioni, come “Are you Syrious?”, che si occupano di portarli alle persone bloccate nei campi in Bosnia ed Erzegovina. Tra le realtà che hanno aderito a Trama, infatti, c’è anche Strada SiCura, un collettivo di attivismo della salute, nato per portare attenzione e cura alle persone invisibili al Sistema sanitario nazionale, in particolare ai migranti di passaggio nel capoluogo giuliano. “Il gruppo si è istituito ad aprile 2020 -racconta Beatrice Sgorbissa, una delle fondatrici-. Abbiamo iniziato a scendere in piazza della Libertà con Linea d’ombra (l’associazione di Gian Andrea Franchi e Laura Fornasir, ndr), per prestare soccorso a chi transitava nella nostra città”.

Dalla piazza, dove è entrata in sinergia con le altre organizzazioni del territorio, Strada SiCura ha deciso di mettersi in gioco nella rete. “A gennaio abbiamo avviato un progetto sperimentale -afferma Sgorbissa-, uno sportello sanitario che aveva la funzione di aiutare le persone più vulnerabili a orientarsi nei servizi alla salute, visto anche il caos dovuto alla pandemia”. Medici e infermieri dell’associazione hanno scritto un opuscolo e formato gli altri volontari di Trama, perché riuscissero a dare alcune semplici informazioni sulla sanità a chi ne avesse bisogno.

La rete si occupa anche dell’abitare. “L’idea -racconta Julio Cercas (nome di fantasia)- è partita dallo sciopero degli affitti, tra chi stava vivendo il problema in prima persona durante le chiusure dettate dall’epidemia. Abbiamo cercato di trovare un accordo con i proprietari, di far abbassare i canoni”. Dopo le graduali riaperture, è stato istituito uno sportello di informazione sulle criticità legate alla casa. Quello che interessa davvero agli attivisti, però, è avviare assemblee per affrontare le difficoltà in maniera collettiva. “Abbiamo deciso di concentrarci su due filoni -continua Cercas-, l’Ater e gli sfratti. Nessuno ne parla, ma a Trieste ci sono 200 sfratti all’anno per morosità incolpevole, cioè perché la famiglia non è riuscita a pagare l’affitto”. Chi si reca nelle sedi di Trama può anche trovare un opuscolo, “La casa, una questione sociale”. Si tratta di un libretto informativo, realizzato da volontari che vedono nel patrimonio edilizio una ricchezza della comunità.

A passare alla Casa delle culture e negli altri nodi della rete sono in tanti. “Abbiamo notato che il Covid-19 ha innescato una volontà di essere solidali che prima la società stava perdendo”, afferma Visintin. Sgorbissa gli fa eco: “Nell’ultimo anno c’è stato un risveglio, una ripresa del dialogo e dell’attivismo in tutta la città”.

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