Ambiente / Opinioni

Climate change: è ora di una “tassa sulle promesse”

Impegni solenni e rassicurazioni per le “future generazioni”. Gli annunci ormai si sprecano. Ecco una proposta rivoluzionaria. La rubrica di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 199 — Dicembre 2017

Alla fine l’unica soluzione per questo “problema” del cambiamento climatico è una tassa. Una nuova tassa. So che le tasse non sono gradite, sono impopolari. Ma questa potrebbe avere un grande consenso. Parlo della tassa sulle promesse di agire per un mondo più sostenibile e per contrastare il cambiamento climatico. Attualmente, l’attività di declamare impegni per un mondo più sostenibile, o di sottoscrivere impegni in questa direzione, è una attività tax-free, su cui non si paga alcuna imposta o balzello, anche se contribuisce alla creazione di rendite economiche, d’immagine e politiche. Per via di questo trattamento fiscale di favore, è un’attività cui si dedicano con spensieratezza migliaia di esponenti del mondo dell’imprenditoria, della politica, dell’amministrazione pubblica. Per rimediare a questo problema, è nata la proposta di legge per una “tassa sulle promesse”, che sta suscitando molto interesse. I dettagli sul meccanismo impositivo non sono ancora noti ma l’idea è quella di una tassa progressiva, applicata al reddito annuo del declamante, la cui aliquota dipende dall’entità della promessa fatta. Sono trapelati solo alcuni commi.

Art. 3 – Dichiarazioni o sottoscrizione di impegni di esponenti politici nazionali e amministratori regionali o comunali. 1. Dichiarazione di sostegno all’Accordo di Parigi: Aliquota 10%. 1 bis: Dichiarazione di sostegno all’Accordo di Parigi con riferimento ai “diritti delle generazioni future”: Aliquota 20%. 2. Dichiarazione di impegno a lavorare per contenere l’incremento massimo delle temperature a 1,5°C: Aliquota 25%. 3. Sottoscrizione del “Compact of States and Region” per impegnare la propria Regione a ridurre le emissioni di gas serra: Aliquota 15%. 4. Dichiarazione di impegno ad approvare un Piano di riduzione delle emissioni di gas serra o un Piano di adattamento: Aliquota 20%. 5. Sottoscrizione del “Patto dei Sindaci” per impegnare il proprio Comune ad agire contro i cambiamenti climatici: Aliquota 10%.  6. Approvazione del Piano di Azione per l’energia sostenibile (PAES) con misure dettagliate per ridurre le emissioni: Aliquota 15%. 7. Sottoscrizione della “Carta di Bruxelles” per raddoppiare gli spostamenti in bicicletta nella propria città: Aliquota 20%. 

3.165: sono i Comuni italiani che hanno sottoscritto l’adesione al “Patto dei Sindaci” per impegnarsi ad agire contro i cambiamenti climatici. 717 di questi sono già stati sospesi per non aver fatto nulla (fonte: covenantofmayors.eu)

In determinati periodi le aliquote saranno automaticamente raddoppiate (ad esempio quelli pre-elettorali). Chi riceverà i proventi di questa tassa? Le proposte discusse nelle Commissioni istruttorie del provvedimento erano di dividerle equamente fra i cittadini che le ascoltano (più si sentono, più si ha diritto a ricevere un compenso) e le comunità già danneggiate dai cambiamenti climatici. L’articolo che sta facendo più discutere è il 17: “Nel caso il declamante o il sottoscrivente lavori effettivamente per raggiungere gli obiettivi dell’impegno, può ottenere il rimborso completo della tassa, e un bonus ulteriore pari al 100% dell’ammontare versato”. C’è chi dice che si tratti di un articolo indispensabile per impedire che la tassa sia regressiva, ossia colpisca anche chi ha pronunciato impegni che sono poi stati mantenuti; sarebbe meglio premiare, e non tassare, chi ha effettivamente lavorato per costruire politiche contro i cambiamenti climatici congruenti con gli impegni presi. Molti però sostengono che il caso non sussista.

Ma noi, che siamo ottimisti, continueremo a batterci anche per questo articolo della “tassa sulle promesse”.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Il clima è (già) cambiato” (Edizioni Ambiente, 2016)

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