Ambiente

Spazzatour: l’Italia brucia e non ricicla / 2

Qui Lazio: tutto in buca. La discarica di Malagrotta e le sue sorelle. La differenziata sotto il 20%

Tratto da Altreconomia 135 — Febbraio 2012

Una croce infilzata su un cumulo di sacchi di rifiuti. Su ogni sacco il nome di una discarica, o del luogo che ne ospiterà una. Appesi con le braccia allargate i cittadini del Coordinamento rifiuti zero per il Lazio (www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it). Chiedono l’avvio della raccolta differenziata porta a porta e politiche che riducano la produzione di rifiuti. I dati del Rapporto sui rifiuti urbani 2011 dell’Ispra, infatti, sono spietati: solo il 15,1% dei rifiuti urbani prodotti nel Lazio nel 2009 è stato differenziato, l’80% è finito in discarica. Ben nove discariche su dieci, dal 2009, hanno ricevuto autorizzazioni per l’ampliamento. E la decima, quella di Roma, Malagrotta, a fine dicembre 2011 ha ricevuto la sua sesta proroga (fino a giugno 2012). Per arrivare a chiuderla, il 22 luglio 2011 è stata decretata l’emergenza ambientale per tutta la Provincia di Roma fino al 31 dicembre 2012: la soluzione messa in campo dal commissario, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, è però la costruzione di altre due discariche, una a Riano, comune a Nord di Roma, e l’altra a Corcolle, all’estrema periferia Ovest della capitale e a due passi dal sito archeologico di Villa Adriana. Entrambe sono interessate da vincoli ambientali e paesaggistici. Due discariche “temporanee” in attesa del sito definitivo nella campagna di Fiumicino. Malagrotta è gestita dalla E. Giovi del Consorzio laziale rifiuti (Colari) di Manlio Cerroni, il cui gruppo gestisce 5 discariche su dieci nel Lazio e possiede diversi impianti di trattamento, tra cui l’inceneritore che sorge a fianco di Malagrotta. Qui ogni giorno vengono sversate oltre 4mila tonnellate di rifiuti, l’80% dei quali non trattati (pratica che a giugno 2011 è costata all’Italia l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Ue). La paura dei comitati “Zero rifiuti” di Riano e Corcolle è che “anche nelle nuove discariche venga buttato l’inquinante tal quale”. Non potrebbe essere altrimenti: i quattro impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb) per la stabilizzazione dei rifiuti di Roma, due della E. Giovi e due della municipalizzata Ama, hanno una capacità autorizzata inferiore di un migliaio di tonnellate al giorno rispetto a quella dei rifiuti prodotti e non differenziati (3mila tonnellate, a fronte delle quasi 4mila prodotte). Un’alternativa valida per colmare il disavanzo sarebbero provvedimenti per aumentare la percentuale di raccolta differenziata, ma il commissario all’emergenza rifiuti ha optato per un quinto impianto di Tmb a servizio di Roma. Il 22 dicembre 2011 Ama e Acea (multiutility dell’acqua e dell’energia, al 51% del Comune di Roma) hanno proposto di ristrutturare un vecchio impianto a Paliano (Frosinone), nei pressi dell’inceneritore di Colleferro. I particolari della proposta li riporta un articolo de Il Sole 24 Ore: un anno di lavori, 300mila tonnellate di rifiuti da trattare, un investimento tra i 25 e i 30 milioni di euro, a carico di Ama e Acea ma da finanziare con un aumento delle bollette a partire dal 2013. “Attenzione a voler colmare il gap impiantistico di Tmb -avverte Massimo Piras della Rete Zero Waste Lazio, che ha presentato in Regione una proposta di legge popolare “zero rifiuti”-: questi impianti producono combustibile da rifiuto (Cdr) da bruciare negli inceneritori”. Oltre al Cdr, per il quale vengono selezionate prevalentemente carta, plastica e legno, tutti materiali riciclabili, un impianto Tmb produce anche Frazione organica stabilizzata (Fos) e scarti (che costituiscono un peso compreso tra il 40% e il 60% del totale) destinati a finire comunque in discarica. Eppure l’amministrazione regionale ha in programma di realizzare entro il 2015 altri cinque impianti di Tmb, che andranno ad aggiungersi agli otto presenti. Entro il 2014, secondo la pianificazione, ci sarà anche un quarto inceneritore ad Albano (bocciato dal Tar e in attesa del giudizio del Consiglio di Stato). Il tutto, nonostante nemmeno l’impiantistica esistente funzioni a regime. Federlazio Ambiente (presieduta da Bruno Landi che è anche amministratore unico di una delle società del gruppo Cerroni, la Ecologia Viterbo srl) nel 2010 ha parlato di un investimento, tra impianti Tmb, compostaggio e inceneritori, di almeno 650 milioni di euro, da rendere “finanziabili” con la garanzia di “tariffe adeguate” per i prossimi vent’anni. Ovvero, con l’aumento dei costi di smaltimento per i cittadini. Malagrotta insegna, però, che oggi nel Lazio conviene buttare i rifiuti in discarica. Secondo la commissione parlamentare sulle ecomafie nel Lazio, il costo a carico del Comune di Roma è di 44 milioni di euro all’anno (anche se i conti Ama parlano di una cifra pari quasi al doppio). Se valutata in base al costo/tonnellata, è un “prezzo di favore”: circa 72 euro, a fronte dei 90-100 euro di media nelle altre regioni. “Questo frena la raccolta differenziata a Roma, che nel 2011 ha raggiunto il 24%” protestano dal Coordinamento Zero Rifiuti nel Lazio. L’Ama è fortemente indebitata nei confronti del Colari di Manlio Cerroni: al 31 dicembre 2010, ben 151.322.766 di euro. Roma, intanto, non raggiungerà l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2012, come previsto per legge (205/2010), e il Comune ha chiesto una deroga al ministero dell’Ambiente. L’obiettivo è un 35% al 2014. La deroga viene chiesta per ragioni di costo: il porta a porta, unico sistema che permetterebbe di raggiungere il 65%, avrebbe, secondo stime dell’Ama, un costo incrementale di 165 euro a fronte dei 35 del sistema duale (separazione dell’umido dagli imballaggi con cassonetti in strada) su cui l’azienda ha deciso di investire. Fabio Musmeci, ricercatore Enea ed ex coordinatore dell’Osservatorio rifiuti della Provincia di Roma, ha però calcolato, sulla base dei dati dei finanziamenti chiesti dai comuni alla Provincia di Roma per avviare la differenziata, che “in tutto il Lazio l’extracosto per finanziare il passaggio al porta a porta è di 23 euro a testa. In totale, per coprire tutti i residenti al 2020, ammonta a circa 100 milioni di euro, la metà dei soldi necessari a realizzare un inceneritore”. L’idea non piace ad Ama, che punta a gestire gli impianti per la “chiusura del ciclo dei rifiuti”, come gli inceneritori: oltre alla partecipazione al 33% nel consorzio Coema che ha ottenuto le autorizzazioni per l’impianto di Albano (vedi box), Ama ha in progetto un quinto inceneritore da 400mila tonnellate annue, del costo stimato di 250milioni di euro. “Con questi obiettivi Ama sarà sempre meno incentivata a differenziare” conclude Musmeci. Come a Malagrotta, anche nel resto della regione le discariche continuano a essere il metodo di smaltimento principale. A Guidonia, dove la discarica dell’Inviolata, gestita dalla Eco Italia 87 del gruppo Cerroni, avrebbe dovuto chiudere alla fine degli anni Novanta, è entrato in funzione un sesto invaso da 342mila tonnellate, con un costo di smaltimento di circa 80 euro/t. Ma ciò che potrebbe rimandare sine die la chiusura è la realizzazione da parte del Colari (sempre gruppo Cerroni) di un impianto Tmb, con annesso compostaggio, del costo totale di 45 milioni di euro. Verranno ammortizzati nei prossimi 20 anni con un aumento delle tariffe e con la garanzia che l’impianto lavorerà a pieno regime: 190mila tonnellate annue di rifiuti indifferenziati, per “sempre”. —

La discarica di Colleferro
A Colleferro, a Sud di Roma lungo l’A1, c’è una discarica: è gestita da Agen Sel srl, società del consorzio Gaia, che nel 2009 ha ottenuto il via libera per un “riordino” dell’invaso da 1,5 milioni di tonnellate, dove conferire costa 135 euro a tonnellata. Dovrebbe essere realizzato un impianto Tmb (per 35 milioni di euro), che potrebbe aumentare le tariffe di smaltimento.
Mentre i rifiuti non differenziati prodotti nel bacino di riferimento vengono buttati in discarica, però, nel vicino inceneritore dal 2003 ci sono due linee che bruciano (anche) Cdr proveniente da altre regioni: una è di proprietà dalla Mobilservice (Consorzio Gaia) e l’altra della Ep Sistemi (60% Gaia e 40% Ama), e sono gestite da Gaiagest.
I due impianti nel 2009 sono finiti al centro di un’inchiesta della magistratura per smaltimento illecito di rifiuti, il cui iter è in corso.

Qui Albano. una discarica più grande, aspettando il “gassificatore”
Pontina Ambente è una società del gruppo Cerroni che ad Albano, Sud-est di Roma, gestisce un impianto di Tmb con la discarica di Cecchina “a servizio” (al costo di 129 euro a tonnellata). Insieme ad Ama e Acea fa parte del Consorzio ecologico Massimetta (Coema), che attende a fine febbraio il giudizio del Consiglio di Stato sul progetto di un inceneritore che brucia gas derivato dai rifiuti, stoppato dal Tar del Lazio. L’investimento per il “gassificatore” di Albano ammonta a 250 milioni di euro, e verrebbe compensato con una cifra stimata in 200 milioni di euro di fondi Cip6, “ottenuti grazie alla dichiarazione di inizio attività per l’impianto a soli tre giorni dalla loro scadenza, il 31 dicembre 2008” racconta Daniele Castri, referente legale del Coordinamento contro l’inceneritore. Un passaggio reso possibile da un’ordinanza dell’allora presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che autorizzò il Coema a procedere anche se l’iter autorizzativo per l’impianto non era ancora terminato. Ad Albano, in ogni caso, l’unica certezza resta la discarica: un ampliamento di 500mila m3 della discarica di Cecchina dovrebbe essere completato proprio a febbraio 2012.
 

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