Ambiente / Opinioni

“Sicurezza energetica”: qualcuno ci salvi dai capitani Achab del Copasir

Gli ultimi sette anni sono stati i più caldi in assoluto a livello globale. Mentre l’agenzia europea Copernicus sottolinea l’urgenza della decarbonizzazione, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica invita a raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi. L’editoriale del direttore, Duccio Facchini

Tratto da Altreconomia 245 — Febbraio 2022
La mappa elaborata dal sistema europeo Copernicus climate change service che fotografa le variazioni di temperatura registrate nel 2021 rispetto alla media del periodo 1991-2020 © Copernicus

Gli ultimi sette anni che abbiamo vissuto sono stati “con ampio margine” i sette “più caldi in assoluto a livello globale”. Lo indicano i dati pubblicati a inizio gennaio dal Copernicus climate change service, implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea. In Italia non se n’è parlato troppo, in quelle ore Amadeus annunciava Checco Zalone a Sanremo, non è che si possa pretendere. Eppure l’analisi preliminare delle misurazioni satellitari fatta da Copernicus “conferma che le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno continuato ad aumentare nel corso del 2021, con i livelli di anidride carbonica (CO2) che raggiungono un record globale annuale […] e il metano (CH4) che raggiunge un record annuale […]. Le emissioni di carbonio provocate dagli incendi in tutto il mondo ammontano complessivamente a 1.850 megatonnellate, in particolare alimentate dagli incendi in Siberia”. Vincent-Henri Peuch, direttore del Copernicus atmosphere monitoring service, ha parlato senza mezzi termini di “catastrofe climatica”, ricordando quel che dovremmo aver chiaro da tempo: CO2 e CH4 sono sono “i principali responsabili del cambiamento climatico”, dunque guai a puntare sugli idrocarburi.

Si tratta di un severissimo promemoria dell’urgenza della decarbonizzazione e dell’immediato superamento dei combustibili fossili -gas fossile, petrolio, carbone-.
Sconvolge confrontare il report di Copernicus -per non citare quelli del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc)- con la “Relazione sulla sicurezza energetica nell’attuale fase di transizione ecologica” approvata il 13 gennaio 2022 dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) presieduto da Adolfo Urso (Fratelli d’Italia).

Chi ha coraggio la recuperi. “Il gas naturale sembra rappresentare una risorsa irrinunciabile nel breve-medio termine in attesa che possa completarsi la transizione energetica -si legge-. Anche allo scopo di invertire il dato relativo all’aumento del 250% della spesa delle famiglie per il gas naturale in regime di tutela, al netto dei costi di trasporto, degli oneri di sistema e delle tasse, verificatosi negli ultimi mesi, occorrerebbe valutare l’ipotesi di incrementare l’estrazione di gas dai giacimenti italiani, riducendo allo stesso tempo gli acquisti dall’estero in modo da mantenere costante il volume dei consumi. Si tratterebbe di sfruttare più efficacemente i giacimenti già attivi, in modo da raddoppiare la quota nazionale da poco più di quattro a circa nove miliardi di metri cubi all’anno”.

Invece di suggerire un radicale e immediato cambio di rotta per limitare la “catastrofe” e superare la “dipendenza energetica quasi patologica dal gas (40%)”, per citare il professor Nicola Armaroli, il Copasir -organismo parlamentare che avrebbe in teoria la funzione di “verificare, in modo sistematico e continuativo, che l’attività del sistema di informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi, nell’esclusivo interesse e per la difesa della Repubblica e delle sue istituzioni”- propina esattamente il contrario della sicurezza. “L’effetto per l’ambiente sarebbe positivo”, si dice, capovolgendo la realtà.

Come ricorda Armaroli, invece, il gas contribuisce a peggiorare la crisi climatica, il metano è un gas serra decine di volte più potente della CO2. Il nostro Paese dovrebbe semmai aggiungere 70 GW di rinnovabili elettriche entro i prossimi otto anni: le tecnologie “veloci, sicure, affidabili, socialmente sostenibili ed economicamente imbattibili” (ancora Armaroli) esistono già. Come si può nel 2022 anche solo prendere in considerazione di “concedere nuove trivellazioni sul territorio nazionale”, per tornare alla relazione del Copasir? Una tragedia-farsa che per certi versi ricorda il “Moby Dick alla prova” di Orson Welles, messo in scena da Elio De Capitani al teatro d’arte contemporanea Elfo Puccini di Milano (fino al 6 febbraio): la “mistica” farneticante del capitano Achab trascina la ciurma alla “carneficina finale”. Però quello comandava la baleniera Pequod, non il Copasir.


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