Crisi climatica / Opinioni

Sarebbe utile che i politici leggessero la sintesi dell’ultimo report Ipcc

È stata scritta appositamente per loro e spiega in che modo è possibile realizzare una transizione giusta. La rubrica di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 249 — Giugno 2022
Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti recentemente ha invitato a “una riflessione su dinamiche e tempi con cui dovrà avvenire la marcia verso la decarbonizzazione del Pianeta” © depositphoto

Se si deve cercare qualche motivo di speranza sul tema del cambiamento climatico, lo si può cercare nell’ultimo volume pubblicato dall’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), il comitato di scienziati coordinati dalle Nazioni Unite. Dopo i report sulla scienza di base e quello sugli impatti, densi di dati e notizie sconfortanti, nel documento che si occupa della mitigazione (le azioni possibili per ridurre le emissioni o potenziare gli assorbimenti dei gas climalteranti) qualcosa di positivo si trova. Nulla per cui valga la pena di scendere in strada per festeggiare; solo qualche appiglio per reggere l’ansia climatica che, secondo gli studi, comincia ad essere un problema serio per molti giovani.

Anche questo rapporto Ipcc è una sintesi di decine di migliaia di articoli scientifici già pubblicati nella letteratura del settore, effettuata in modo obiettivo, sottoponendo le bozze ai commenti di altri esperti, in modo da fornire un quadro il più possibile autorevole e condiviso. Il risultato non sono opinioni personali, ma rappresenta il punto di consenso di una larghissima parte degli esperti del settore.

Il rapporto non ha avuto molta risonanza: è passato in secondo piano rispetto alla tragedia della guerra in Ucraina.Eppure varrebbe la pena dare un’occhiata almeno alla “Sintesi per i decisori politici”. E in particolare ai “messaggi chiave” a cui gli scienziati attribuiscono “alta confidenza”: sono affermazioni solide, basate sui molti dati, modelli o altre evidenze, con probabilità bassissime di rivelarsi inesatte. 

“Percorsi di mitigazione ambiziosi implicano cambiamenti ampi e talvolta dirompenti nell’attuale struttura economica, con conseguenze distributive significative, all’interno e tra i Paesi -si legge nella sintesi-. Le conseguenze distributive all’interno e tra i Paesi includono lo spostamento di redditi e l’occupazione durante la transizione, dalle attività ad alte emissioni a quelle a basse emissioni. Sebbene alcuni posti di lavoro possano essere persi, lo sviluppo a basse emissioni può anche aprire maggiori opportunità per migliorare le competenze e creare più posti di lavoro durevoli”. 

Sono 62 le pagine del sommario dell’ultimo rapporto Ipcc pubblicato ad aprile 2022 sulle azioni da intraprendere per limitare il riscaldamento globale.

Frasi che suonano un po’ faticose: d’altronde sono il risultato di lunghe discussioni, in cui gli aggettivi vengono valutati con cura, e approvate formalmente all’unanimità dalla plenaria, in cui siedono i rappresentanti dei governi. Che quindi non potranno dire che il rapporto non è chiaro o è di parte.

Per renderlo più leggibile servirebbe quindi una sintesi del sommario, per favorire la diffusione di questi messaggi chiave: ad esempio che eliminare la povertà estrema, la povertà energetica e fornire standard di vita dignitosi per tutti è possibile senza peggiorare la crisi climatica. Oppure che le fonti di energia rinnovabile convengono anche economicamente e hanno notevoli co-benefici. O anche che è possibile ridurre le emissioni per rimanere in linea con l’Accordo di Parigi, ma servono azioni decise, che mettono in discussione lo status quo, e i vantaggi sarebbero superiori agli svantaggi. 

Non è molto probabile che i decisori politici leggeranno le oltre 60 pagine del sommario scritto per loro dagli scienziati. E sì che ne avrebbero bisogno, in particolare l’attuale ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha recentemente espresso la necessità di “una riflessione su dinamiche e tempi con cui dovrà avvenire la marcia verso la decarbonizzazione del Pianeta”. Intendendo che sarebbe necessario rallentarla, per proteggere “alcuni settori industriali nella vecchia Europa, già stressati dal processo di cambiamento”. Lo stress del Pianeta, invece, per Giorgetti è secondario.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Sex and the Climate” (peoplepub, 2022)

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