Ambiente / I nostri libri

Salviamo il cervello del Pianeta: un atlante per capire il suolo

Un libro chiaro e vigoroso che cavalca in modo mirabile la linea tra il saggio e l’invettiva, ma che soprattutto rende il lettore partecipe e complice degli affascinanti segreti del suolo, i 10 centimetri che permettono la vita sulla Terra

Tratto da Altreconomia 246 — Marzo 2022
© Fukayamamo NJng, unsplash

“Il sottile strato di suolo, che si stende sopra i continenti come una logora coltre, condiziona la nostra esistenza e quella di ogni altro animale sulla Terra. Senza il suolo la vegetazione terrestre quale la conosciamo non crescerebbe e, senza piante, nessun animale potrebbe sopravvivere”. Con queste parole di Rachel Carson, in “Primavera silenziosa”, Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano apre la sua ultima fatica, “L’intelligenza del suolo”, che Altreconomia sta per dare alle stampe. Così l’autore commenta il testo della Carson: “Meraviglioso inno al suolo. […] Un manifesto politico, una presa di posizione militante che vuole spiegare e mobilitare, un trattato scientifico, una visione poetica, una preghiera, un monito”.

Pileri fa propria questa vitalità e ne esce un libro vibrante, tridimensionale, che è allo stesso tempo forte invettiva e densa analisi. Il protagonista assoluto è il suolo: ovvero la “pelle” che rende vivibile il nostro Pianeta. Dieci centimetri che ospitano acqua, cibo, fertilità, una vera comunità di viventi, ci proteggono dai cambiamenti climatici catturando la CO2 e offrono -gratis- “servizi” grazie a cui respiriamo, mangiamo, ci scaldiamo, ci curiamo. Ma -sostiene Pileri- il suolo oggi è una pelle stanca, stufa di essere maltrattata, abusata, schiacciata, asfaltata”. Il suolo però non ha voce: solo noi abbiamo il potere di proteggerlo (o di restare indifferenti al suo degrado).

“L’intelligenza del suolo. Piccolo atlante per salvare dal cemento l’eco-sistema più fragile”, Paolo Pileri, Altreconomia, 160 pagine, 15 euro. In uscita a marzo 2022

Gli effetti ambientali e sociali del consumo di suolo e della cementificazione sono devastanti anche perché il suolo è senza dubbio la più fragile delle risorse naturali: non è rinnovabile né resiliente dato che per rigenerarsi impiega centinaia di anni. Eppure in Italia -nonostante il maquillage costituzionale- edilizia, strade e infrastrutture consumano ancora due metri quadrati al secondo, togliendo letteralmente la terra sotto i piedi alle prossime generazioni. Una stupidità che fa il paio con la generosità e l’intelligenza del suolo.

Questo libro è un “atlante” che spiega “l’architettura” del suolo, ce ne fa sentire il profumo, la consistenza, l’impasto, il brulichio di vita. Là sotto vive da sempre il miglior esempio di società multietnica e plurispecifica e la più grande riserva di biodiversità. “Non esistono suoli morti -afferma Pileri-, se mai suoli assassinati”. Il libro ci ricorda infatti le tante minacce capitali che il suolo “principe di invisibilità e silenzio”, subisce: l’urbanizzazione, l’erosione, l’impoverimento e la perdita di bidoversità, l’inquinamento, la salinizzazione, la compattazione, l’impermeabilizzazione e i rischi idrogeologici connessi. Di fronte a tutto questo non si può restare inerti osservatori. Pileri propone in modo accorato di diventare attivisti, di dissentire, di alzare la voce in difesa del suolo. Vale per i comuni cittadini, ma a maggior ragione per gli studiosi, gli scienziati, i divulgatori. Per salvare il suolo non bastano regole e leggi, pur urgenti, ma serve prima di tutto un costante lavoro culturale che apra gli occhi anche ai più beceri sostenitori dell’economia di mercato.

L’Omega di questo ragionamento è in una tagliente citazione di Marguerite Yourcenar che fa dire ad Adriano: “Nessuno ha diritto di trattare la terra come l’avaro il suo gruzzolo d’oro”. Politici e pubblici decisori, urbanisti, architetti, ingegneri, geometri -e cittadini- ne devono essere consapevoli.

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