Ambiente / Opinioni

Cara/o presidente, a lei il compito di fermare il consumo di suolo

Tutelare la fragile risorsa è un’urgenza non più rinviabile. Parlamento, Regioni e Comuni finora non sono stati all’altezza. La rubrica di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 245 — Febbraio 2022
© pixabay

Quando scrivevo questo articolo non pensavo a una rielezione del presidente Sergio Mattarella. Sapevo, come tutti, del suo desiderio di ritirarsi tra i cittadini. Del suo rispetto della Costituzione che non prevede di buon grado i “bis”. E speravo che il Parlamento sapesse regalare al Paese un’immagine di cambiamento. Nulla da togliere al presidente, ma non dimentichiamoci che davanti  abbiamo le tempeste climatiche e le “next generation”, che le disuguaglianze sono cresciute e gli interessi del capitale più spregiudicato graffiano ogni scena politica, dove la politica è un teatrino che non capiamo più e che soprattutto non riesce a generare visioni e prospettive dimostrando di non saper imprimere cambiamenti, di non aver preparato per tempo una o un presidente dignitosa/o. Per comodità ci stiamo ripetendo che il “bis” ci dà stabilità, ma dobbiamo anche dirci che il “bis” è pure l’immagine di un Paese impaludato, che non riesce a cambiare. Non ce la fa. Ma io spero lo stesso. Spero sempre. Spero sempre nelle istituzioni e nel fatto che noi cittadini possiamo dal basso esercitare il sano e corretto diritto di critica che può rinfrescare la politica e le politiche. Allo stesso modo spero che il presidente ‘”Mattarella bis” abbia il desiderio di pensare ecologicamente e agire politicamente. Sarebbe una novità che nel precedente mandato è sfuggita, mi permetto di dire, e che ora è divenuta ancora più urgente. Chi se non lui, con un “bis”, può imprimere una inedita curvatura ecologica alla politica e alle istituzioni centrali e locali?
Dall’8 febbraio il presidente della Repubblica ha tra le sue mani un Articolo 9 della Costituzione ecologicamente arricchito in quanto ora si è aggiunto che la Repubblica espressamente “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Fermare il consumo di suolo: se non ora quando? (Paolo Pileri)


Cara/caro presidente, chiunque lei sia, da questo Piano Terra le mando un urgente appello per salvare il suolo del nostro Bel Paese. Una risorsa dimenticata e scarsa, invisibile e fragile, non rinnovabile e non resiliente. La nostra vita, la sua vita, la vita del Paese dipende da quel sottile strato di terra. Pochi lo sanno. Inclusi molti politici, con l’aggravante che loro ne decidono il destino. E la “completa ignoranza” sul suolo, come ha detto la Fao, è la sua più grande minaccia.

Presidente, lei deve occuparsene. Mi permetta il deve, visto che sindaci, governatori e Parlamento non ce l’hanno fatta in questi anni (e non è un vanto per nessuno). E neppure l’urbanistica italiana. La Costituzione, come saprà, le offre un appiglio prezioso, visto che all’Art. 117 parla di ecosistemi e del ruolo fondamentale dello Stato nella loro tutela. Bene, sappia che il suolo è giustappunto un ecosistema e non un supporto come dicono. È un ecosistema fragile, cruciale per la biodiversità e strategico per il buon clima. E allora chiedo a lei, super partes, di occuparsene. Ma non una tantum: le chiedo di esserne ossessionato.

Non ci serve un altro discorso sul green che poi si rivela tutt’altro (come il Piano nazionale di ripresa e resilienza) ma autentica visione ecologica. Non ci serve un settennato all’insegna del greenwashing e dell’indifferenza, ma un settennato di conversione ecologica alla Alex Langer. E tocca a lei farlo: gli altri hanno troppi interessi speculativi sul suolo. Ne parli come fece il presidente Luigi Einaudi nel 1951. Da allora più nessuno, incredibile. Einaudi equiparò la tutela del “suolo italico” a uno dei massimi compiti civili degli italiani. Parole lasciate cadere nel vuoto. Anche dal suo predecessore, purtroppo.

2022-2029 sono i sette anni di presidenza della Repubblica; senza fermare il consumo di suolo non si possono vedere. Dal Quirinale urge una responsabile svolta: parlare di suolo, educare alla sua tutela. Un grande compito civile trascurato dagli ultimi Presidenti

Lei che cosa farà? Immagino che il suo discorso di insediamento sarà europeista. Bene, dell’Europa abbiamo bisogno ma non solo quando ci allunga degli euro. Ad esempio, il Green Deal europeo ci chiede di attuare (e non solo avviare) entro il 2030 politiche per fermare “davvero” il consumo di suolo e ripristinare i suoli degradati. Il suo settennato si concluderà sulla soglia del 2030 e se non si dà una scossa ora, non centreremo l’obiettivo. Tracci lei il sentiero e chieda con forza e ripetutamente al Parlamento di percorrerlo. Parli ai cittadini e ai politici di suolo, natura, ecologia. Incoraggi le istituzioni a tutelare la natura non per tornaconto (visione antropocentrica) ma perché è natura e basta (visione ecologica profonda). La seconda opzione ci insegna ad amarla e rispettarla e salverà anche noi, la prima no. Che sogno sarebbe vederla rivolgersi agli italiani con una zolla di terra al suo fianco. Lo faccia.

Chiudo il mio appello pregandola di non rispondermi: “C’è altro da fare”. Forse c’è anche altro da fare: questo sì. Ma il suolo da curare è un’urgenza ecologica, civile e sociale. Nel 2019 la Corte dei Conti ha detto chiaramente che il consumo di suolo (due metri quadrati al secondo) è in primis la causa del dissesto idrogeologico italiano, e lei sa che si tratta di una voce enorme della nostra spesa pubblica: il consumo di suolo mette le mani nelle tasche degli italiani e li rende più fragili.

E poi, anche lei ogni sera si siederà a tavola per cenare. Ecco guardi nel piatto, socchiuda gli occhi un attimo e si regali il tempo per chiedersi da dove arriva quel cibo. Per il 95% dalla terra, presidente. Natura, terra e lavoro. Natura generosa, terra pulita e lavoro onesto. Di questo le chiediamo di farsi garante. Lo farà?

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro per Altreconomia è “100 parole per salvare il suolo”

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