Diritti / Approfondimento

Rotta balcanica: i progetti dal basso a tutela delle persone migranti in Bosnia ed Erzegovina

Nel maggio 2021 la rete “RiVolti ai Balcani” ha messo a bando 55mila euro -parte delle donazioni ricevute grazie alla campagna fondi lanciata nel dicembre 2020- per sostenere chi difende i diritti delle persone in transito: 11 realtà hanno avuto accesso al finanziamento e potuto cominciare l’attività. Il punto della situazione

© RiVolti ai Balcani

Affrontare l’inferno della rotta balcanica con un disturbo della vista è una sfida nella sfida per coloro che tentano di raggiungere l’Unione europea. La polizia di frontiera croata, però, non si fa scrupoli: durante le operazioni di respingimento rompe o “confisca” gli occhiali. Per le persone in transito, spesso donne e minori, la vista annebbiata rende tutto più complesso. Da inizio luglio 2021, per colmare questa lacuna, il Collective aid di Sarajevo, in Bosnia, fornisce gratuitamente visite oculistiche e l’acquisto di occhiali da vista o lenti a contatto. Invece nel Nord del Paese, a Bihać, giovani cittadini locali e persone in transito assistono assieme alle proiezioni di docu-film che affrontano il tema delle migrazioni: un incontro raro nella cittadina diventata luogo di “conflitto” per eccellenza. Sono solo alcuni dei coraggiosi progetti che la rete RiVolti ai Balcani ha deciso di finanziare in Bosnia ed Erzegovina. “Pensiamo, con orgoglio, di aver messo in campo un processo partecipativo unico nel suo genere”, spiega Agostino Zanotti, dell’associazione per l’Ambasciata della democrazia locale (ADL) a Zavidovici, onlus che fa parte della rete.

Nel maggio 2021, RiVolti ai Balcani ha messo a bando 55mila euro -parte delle donazioni ricevute grazie alla campagna fondi lanciata nel dicembre 2020- per sostenere chi difende i diritti delle persone in transito in Bosnia ed Erzegovina: 11 realtà associative hanno avuto accesso al finanziamento e potuto cominciare le proprie attività sul territorio. Quanto messo in campo dalla rete è un modello nuovo di proporre e calibrare gli interventi rispetto a quelli che, da diversi anni, si è abituati a vedere in Bosnia ed Erzegovina riguardo alla (non) gestione del fenomeno migratorio. “Da tempo assistiamo a progetti pensati dall’alto e catapultati sul locale senza alcuna partecipazione di chi deve metterli in atto -spiega Zanotti-. Noi volevamo ‘dare gambe’ a idee che nascono da bisogni concreti e di prossimità con cui le realtà associative che operano nella zona si confrontano quotidianamente. Per questo motivo abbiamo deciso di valorizzare le organizzazioni autoctone e non eterodirette perché ci sembrava interessante far crescere l’attivismo locale: quasi tutti i progetti hanno questa caratteristica”.

Da Bihać e Velika Kladuša, nella parte nord-occidentale della Bosnia, alle più centrali Tuzla e Zenica fino alla capitale Sarajevo, i progetti intervengono su diversi territori della repubblica bosniaca. “L’elemento geografico è stato importante perché abbiamo voluto spalmare gli interventi valorizzando le proposte che meglio rispondevano alle esigenze più specifiche di quel territorio -spiega Silvia Maraone di Ipsia Acli, una delle partecipanti alla commissione di valutazione-. Non solo, nella valutazione dei progetti abbiamo cercato di bilanciare le attività promosse da gruppi informali, formati da singoli cittadini che in questi anni hanno portato avanti interventi di assistenza, con associazioni locali più strutturate. È prezioso aver finanziato progetti che vanno oltre la mera assistenza e quindi ampliano lo sguardo rispetto ai soliti interventi”.

La proiezione di docu-film promossa dall’associazione U Pokretu a Bihać in Bosnia ed Erzegovina © RiVolti ai Balcani

Oltre alla già citata attività del Collective aid di Sarajevo -innovativa perché solitamente le Ong presenti sul territorio non forniscono occhiali da vista- è il caso del progetto realizzato dal Centar for community service Puz a Tuzla, cento chilometri a Nord della capitale. Il progetto vuole sostenere l’integrazione dei richiedenti asilo, coloro che provano a fermarsi in Bosnia e che vengono di fatto abbandonati dalle istituzioni. Come denunciato dalla rete nel dossier “Bosnia ed Erzegovina, la mancata accoglienza”, pubblicato nel luglio 2021, il diritto d’asilo è “all’anno zero”. Tassi bassissimi di riconoscimento delle forme di protezione e inesistenza di progetti di inserimento e integrazione. “Il nostro obiettivo -spiegano gli attivisti- è sostenere l’integrazione di chi richiede protezione internazionale attraverso la creazione di un piano individuale per la loro integrazione e prevenire l’abbandono del processo di asilo”.

Nel primo mese e mezzo di attività il progetto ha fornito sostegno per l’accesso all’alloggio e ai piani individuali per l’integrazione a sette persone. Quattro di loro hanno finito con successo il nostro corso di lingua bosniaca, e sono in attesa della certificazione, e altre quattro hanno avuto accesso al mercato del lavoro ottenendo un impiego temporaneo. Non solo. Sono stati organizzati 39 workshop di gruppo su vari argomenti (salute mentale, uguaglianza di genere e molto altro) e tre attività comunitarie, tra cui la partecipazione al memoriale per le vittime dell’attacco ai giovani di Tuzla, a Kapija, dove il 25 maggio 1995 una granata uccise 71 giovani ferendone 240, un torneo di calcio e la pulizia di un parco locale.

Investire sull’integrazione e sull’assistenza ma anche sulla sensibilizzazione della popolazione locale. RiVolti ai Balcani ha così deciso di finanziarie alcuni progetti di incontro e sensibilizzazione tra cittadini locali e persone in transito. Nel cantone Una Sana a Bihać e Velika Kladuša -diventate crocevia delle persone, migranti e richiedenti asilo, che tentano di raggiungere l’Europa- grazie a incontri nelle scuole, proiezioni di film e laboratori di cucina, culture diverse si incrociano e si conoscono. Un’occasione rara in un territorio dove la criminalizzazione della solidarietà e il clima d’odio nei confronti dei cosiddetti migranti è in crescita da diversi anni. L’associazione Udruzenje Rahma ha proposto un’attività di sensibilizzazione utilizzando il cibo: donne bosniache hanno cucinato pasti tradizionali e dolci con le donne rifugiate che le hanno aiutate sia nei villaggi al confine della cittadina, sia negli squat informali. Da luglio 2021 si sono svolti quattro appuntamenti con cibo preparato per almeno 100/130 persone.

A Bihać, invece, l’associazione U Pokretu ha proposto un progetto che mira a sensibilizzare la comunità locale, soprattutto la popolazione più giovane, sul contesto migratorio in cui vivono. “Vivono un contesto migratorio che nasce sia dalla migrazione interna che dall’arrivo delle persone in movimento lungo la rotta balcanica”, sottolineano gli attivisti. Nella prima parte del progetto, che si è svolta nei mesi estivi, l’associazione ha organizzato la proiezione di docu-film su tematiche specifiche (consapevolezza ambientale, diritti umani e migrazione) e promosso un festival multiculturale del cibo di strada dando l’opportunità alla comunità locale di scoprire i sapori dei Paesi di origine delle persone in movimento. Nella seconda parte del progetto, che si svolgerà da settembre fino alla fine di novembre 2021, verranno organizzati tre cicli di laboratori in due diverse scuole superiori dove verranno approfondite le tematiche della discriminazione, i flussi migratori, i discorsi d’odio nella comunicazione dei mass media, così come le questioni di genere e protezione dell’ambiente. Alle cinque proiezioni organizzate tra luglio e agosto 2021 hanno partecipato 250 persone, per lo più giovani locali, volontari internazionali e persone in movimento che vivono vicino alla zona di proiezione.

I progetti finanziati hanno una durata di sei mesi ma la raccolta fondi resta aperta per poter continuare il più a lungo possibile le attività. “Abbiamo selezionato 11 progetti su 22. Alcune proposte che non sono passate erano molto interessanti. Speriamo di poterle prendere in considerazione in futuro”, spiega Maraone. Nel mese di ottobre alcuni componenti della rete andranno in Bosnia ed Erzegovina per monitorare le attività dei progetti e rafforzare il più possibile relazioni forti con chi opera sul territorio. “La relazione che si è creata con le associazioni è fondamentale per non farle sentire solo nelle loro attività -conclude Zanotti-. Volevamo mandare un messaggio chiaro: in Italia c’è qualcuno che appoggia la vostra causa e vuole costruire uno scudo protettivo della dignità umana e dei diritti delle persone migranti”.


Continua la raccolta fondi di RiVolti ai Balcani

Il sostegno di RiVolti ai Balcani verso chi opera a sostegno dei diritti delle persone in transito in Bosnia ed Erzegovina non si ferma. Grazie alla generosità di numerose realtà associative e di singoli cittadine e cittadini è stato possibile finanziare sei mesi di attività dei progetti selezionati. “La nostra speranza è che il supporto della rete possa proseguire oltre”, spiega la rete. È possibile fare donazioni alle seguenti coordinate bancarie: IBAN: IT60 P050 1811 2000 0001 6941 767 – Causale: Emergenza Bosnia – Intestazione del conto: Ass. ADL a Zavidovici

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