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Diritti / Intervista

“Restare umani è sempre più difficile, ma non bisogna scoraggiarsi”

Una manifestazione organizzata a Gaza per ricordare Vittorio Arrigoni il 17 aprile 2011, a pochissimi giorni dal suo assassinio © Yasser Qudih/Xinhua/Photoshot / Ipa-Agency.Net / Fotogramma

Egidia Beretta, madre di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza 13 anni fa, da allora continua a raccontare e portare avanti la testimonianza del figlio: “Raccontarlo per me è vita. Se non lo facessi credo che sarei come un’anima morta. È sorprendente come le persone dopo tanti anni continuino a seguirlo”

Gli anniversari sono sempre dolorosi ma Egidia Beretta, madre di Vittorio Arrigoni -l’attivista per i diritti umani ucciso nella Striscia di Gaza tra il 14 e il 15 aprile del 2011-, racconta di essere “immersa nell’affetto delle persone” e che questo le è di grande aiuto in giorni come questo, ma non solo.

Beretta, sono passati 13 anni, come si sente?
EB Abbastanza bene, in questi due giorni ho proprio vissuto in mezzo all’affetto delle persone. Ci sono stati due eventi importanti dedicati a Vittorio: l’intitolazione di una sala civica a Casatenovo (LC), voluta dal Consiglio comunale, con una cerimonia molto toccante e tantissime persone presenti, e un incontro a Brescia, con la piantumazione di un ulivo nel quartiere Carmine, dove già esistono un murales e un rifugio antiaereo dedicati a Vittorio. Queste cose e le tante persone che mi scrivono, per testimoniare il segno che Vittorio ha lasciato in loro, mi aiutano tantissimo.

Quanto la aiuta, invece, continuare a raccontare suo figlio?
EB Penso che sia la cosa più importante: all’inizio è stato difficile, ma raccontarlo per me è vita e mi dà veramente la forza per continuare a vivere. È come se lo avessi sempre vicino: ogni volta che ne parlo, emerge qualcosa di nuovo. Se non lo facessi, credo che sarei come un’anima morta, senza alcuno scopo nella vita.

In tutti questi anni, in cui appunto ha continuato a raccontarlo, è cambiato qualcosa nelle persone o nell’atmosfera?
EB No, anche perché il mio pubblico è sempre diverso: i ragazzi che incontro oggi non sono quelli di qualche anno fa, magari alcuni adulti sì, ma c’è sempre un’attenzione vivissima e un forte interesse per Vittorio. Certo, in questi ultimi mesi è cambiato un po’ il mio modo di pormi rispetto a quello che succede in Palestina e a Gaza, e non so se chiamarlo un interesse maggiore, ma c’è sicuramente un desiderio diverso di informazione, che io non sempre riesco a soddisfare: non ho notizie dirette, le apprendo anche io, attraverso i canali giusti.

Cioè?
EB Diciamo che l’informazione ufficiale a volte quasi mi disgusta. Leggo testate come Paginesteri, il manifesto, Globalist e naturalmente Altreconomia. Tra i canali televisivi preferisco La7 ma mi capita di prendermela molto con certi ospiti che dicono cose non vere. A me piacciono le persone che parlano dei fatti conoscendoli e non chi lo fa tanto per aprire bocca.

Che cosa resta oggi del motto di Vittorio, “Restiamo umani”?
EB Soprattutto in questi giorni si potrebbe dire che resta poco, anche se io spero di no. Penso a quello che Vittorio scrisse nell’agosto del 2008, intitolato “La storia siamo noi”. Diceva di non rimettere le nostre vite nelle mani dei burattinai di turno e che la pace non è un’utopia. “Basta crederci -scriveva- fermamente impegnarsi contro ogni intimidazione, timore e sconforto, semplicemente restando umani”. Penso che questa sia la cosa più importante che ci abbia detto: cioè, anche se restare umani è un’utopia, soprattutto in questi ultimi tempi, non bisogna mai scoraggiarsi e anzi scacciare i pensieri che ci dicono di non fare nulla. Non si può mollare, perché in questo modo lasceremmo proprio mano libera ai burattinai. Credo che le persone di Vittorio apprezzino il grande coraggio di testimoniare, di non demordere, nonostante le sofferenze e lo sconforto che sicuramente ha provato. È come se ci portasse un po’ per mano, è un amico, un compagno: io lo presento così, soprattutto ai ragazzi, come una persona operosa che, sì, leggeva, studiava e scriveva, ma era capace anche di andare con i pescatori e i contadini, per dare una mano a questa umanità che altrimenti sprofonda.

Che cosa avrebbe fatto e detto Vittorio, secondo lei, in questi mesi?
EB Me lo sono chiesta spesso. La prima cosa che mi viene in mente è il timore che Vittorio sarebbe finito come gli oltre 130 operatori dell’informazione palestinesi che sono stati uccisi. Ma se fosse stato lì credo che la sua voce si sarebbe alzata potentissima. Rileggendo il suo libro “Gaza restiamo umani”, vengono i brividi, perché sembra di essere lì in questi giorni. Sicuramente ne sarebbe uscito distrutto, lui che si disperava per più di 300 bambini uccisi, che cosa direbbe ora? Se fosse stato possibile, sicuramente sarebbe stato un testimone.

Voi avete contribuito, come Fondazione Vittorio Arrigoni, a realizzare diversi progetti a Gaza. Sapete che cosa ne è di quei progetti? Ne avete in programma altri?
EB No, al momento non sappiamo nulla purtroppo. Negli anni abbiamo contribuito, tra gli altri, alla costruzione di un impianto fotovoltaico per il Jenin charity hospital di Gaza e sostenuto il progetto della Ong Vento di terra, per il servizio educativo de “La terra dei bambini”, del villaggio beduino di Um al Naser nella Striscia settentrionale, vicino al valico israeliano di Erez. Il centro era stato ricostruito dopo la demolizione avvenuta a seguito degli attacchi israeliani durante l’operazione “Margine protettivo” del 2014. So che un asilo dedicato a Vittorio, nel campo profughi di Al Bureji, è andato distrutto e che hanno iniziato a raccogliere fondi per ricostruirlo, ma al momento noi, come Fondazione, siamo fermi. Ci muoveremo quando le cose saranno più chiare e sicuramente faremo ciò che si può, per dare una mano. Ora bisogna aspettare e capire.

Lei se lo aspettava che dopo tanti anni le persone si sarebbero ricordate così di Vittorio?
EB È sempre uno stupore per me. Ricevo tantissime richieste di amicizia e ogni volta, anche un po’ per filtrarle, chiedo alle persone che cosa le lega o le legava a Vittorio. E spesso vengo ancora a conoscenza di storie molto belle di persone che mi dicono che grazie a Vittorio la loro vita ha preso un binario differente. Il sindaco di Casatenovo, nei giorni scorsi, ha detto una cosa che ho molto apprezzato: “Vittorio era un ragazzo straordinario, un ragazzo della nostra Brianza, diventato un ragazzo universale da cui i giovani dovrebbero prendere un po’ esempio”. Sono solo alcune delle belle parole che vengono dette ancora su Vittorio e io ringrazio di averlo avuto come figlio.

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