Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Esteri / Reportage

A Mosul, tra mine e macerie, il ritorno dei suoi abitanti è difficile

A Mosul Est, un parco giochi fatiscente in uno dei pochi spazi liberati dalle macerie - © Sofia Nitti

Liberata quasi due anni fa, l’ex capitale del sedicente Stato Islamico fatica a ripartire, impantanata tra cavilli e corruzione. Mentre la parte Est ha ripreso slancio, a Ovest del Tigri la città vecchia rimane un cumulo di rovine

Tratto da Altreconomia 217 — Luglio/Agosto 2019

Sono appena le nove di un mattino di inizio giugno, ma l’andatura è stanca e rassegnata. Non sono i 38 gradi all’ombra a scoraggiare gli sminatori di UNMAS (l’agenzia dell’ONU per lo sminamento), ma la devastazione immensa sulla quale da qualche giorno non hanno più alcun margine di azione. A fine maggio, l’esercito iracheno ha ripreso il controllo sulla città vecchia per realizzare una stima della quantità di esplosivo rimasta. Sulle ragioni di questa intromissione repentina, gli agenti delle Nazioni Unite non possono esprimersi, anche perché le autorità irachene non hanno motivato ufficialmente il loro intervento. Per un anno e mezzo dall’inizio del 2018, quattro squadre di otto sminatori ciascuna si sono date il cambio dall’alba al pomeriggio per scovare le migliaia di ordigni esplosivi lasciati dal sedicente Stato Islamico e spesso camuffati da oggetti d’uso quotidiano. L’Iraq è uno dei dieci Paesi più minati al mondo. Da quando hanno cominciato a operarvi, nel 2017,

Per accedere a questo contenuto abbonati o acquista la rivista in digitale

Hai già acquistato la rivista o sei abbonata/o? Accedi per usufruire dei contenuti.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.


© 2024 Altra Economia soc. coop. impresa sociale Tutti i diritti riservati