Interni / Attualità

Quell’azzardo del “gioco responsabile”

L’annuncio del presidente del Consiglio (“Via le slot machine da bar e tabaccherie”) si scontra con la dura realtà del nostro Paese: un giro d’affari che vale più del 5% del Pil e giocate che mediamente si aggirano sui 1.400 euro a persona. “La soluzione non è quella di chiedere ai giocatori di imparare a comportarsi in modo più responsabile -spiega ad Ae l’antropologa della New York University Natasha Dow Schüll- quanto piuttosto concentrarsi sulle caratteristiche dell’esperienza del gioco d’azzardo”

Il giocatore alle prese con la slot machine conosce bene quella sensazione di fusione totale con la roccia, musica che scorre nelle vene e ti trasporta, tensione che si trasforma in pace. La calma affettiva.

In gergo è la “zona”, uno spazio mentale più che fisico. Per lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, la condizione di trance del giocatore è uno stato di sospensione che si raggiunge quando la “concentrazione” è tale che sfuma la percezione del tempo e quella delle ansie e delle preoccupazioni. È il “flusso”. Mentre quello degli sportivi è però un flusso positivo, ovvero una fuga in avanti, che porta a superare i propri limiti, quello dei giocatori d’azzardo è un flusso negativo, una fuga all’indietro, un’evasione dalla realtà e dalle relative frustrazioni.

Nello nostro Paese giocare a carte a soldi in un esercizio pubblico è reato ma trovare una slot-machine è più facile che trovare una farmacia. Il mercato italiano dell’azzardo si aggira intorno ai 90 miliardi di euro l’anno e costituisce un quinto dell’intero mercato mondiale. Siamo diventati una grande Las Vegas e nemmeno ce ne siamo resi conto. Considerando che in dieci anni gli incassi del settore sono triplicati, è avvenuto tutto molto velocemente. Eppure sulla base del codice penale il gioco d’azzardo in Italia è illegale (ai sensi dell’articolo 718 e seguenti) e viene considerato dal nostro ordinamento come un pericolo sociale. Eccezion fatta, però, per il gioco espressamente autorizzato dallo Stato. Individuata la norma, trovata l’eccezione. Di fatto siamo assediati dalle occasioni di gioco e le stime inerenti al numero dei giocatori patologici parlano di circa 800mila persone con problemi seri di dipendenza, praticamente una persona ogni 75, con i minori che non sono immuni da rischi.

Se i numeri non fossero certificati dai Monopoli di Stato sarebbe difficile crederli veri: il giro d’affari italiano costituisce più del 5% del Pil. Al lordo delle vincite, nel nostro Paese si giocano in media più di 1.400 euro a persona, che salgono a 1.700 se si considera soltanto la popolazione maggiorenne. Ed ecco la foglia di fico. In questo quadro, le istituzioni promuovono il “gioco responsabile”, uno slogan dietro cui si nasconde la sottintesa pretesa che il problema non risieda nell’offerta del gioco, ma nell’uso che si fa della stessa, ovvero nella domanda. Non sembra che sia proprio così.

Ne abbiamo parlato con Natasha Dow Schüll, antropologa della New York University, uno dei maggiori esperti mondiali di gioco d’azzardo.
NDS La situazione oggi in Italia assomiglia a ciò che sta accadendo in altre parti del mondo dove “il gioco responsabile” viene invocato per spostare l’attenzione dai danni delle diverse tipologie di offerta e di pubblicità dell’azzardo verso i singoli consumatori. Questa fuga dalla responsabilità delle imprese si basa sul presupposto che i giocatori farebbero scelte razionali, ma l’ironia è che i prodotti e i luoghi del gioco si basano su scelte irrazionali dei consumatori.

Nei suoi studi si è occupata molto del design dei prodotti dell’industria dell’azzardo, non era possibile prevedere una tale diffusione della dipendenza dal gioco?
NDS Non credo che l’industria del gioco d’azzardo e i suoi ingegneri abbiano voluto intenzionalmente generare dipendenza tra i giocatori. Piuttosto lavorano per massimizzare i loro profitti, sostanzialmente come avviene in qualsiasi altro settore economico nel contesto capitalistico contemporaneo. McDonald’s non ha messo a punto la ricetta ideale per i suoi hamburger attraverso la scienza, bensì attraverso il pragmatismo, vendendo diversi tipi di hamburger e calcolando quanto successo riscuotevano presso i clienti. La situazione è simile nel settore del gioco d’azzardo, dove il design delle slot machine è un processo dinamico, in cui le caratteristiche preferite dal mercato si diffondono sempre di più. Il fatto è che ciò porta a una “ricetta” per il design delle slot machine -di gran lunga la parte maggiore del mercato dell’azzardo nel mondo- che genera fortemente dipendenza. Gli ingredienti principali di quella ricetta sono la velocità, la solitudine e la continuità del gioco (senza interruzioni). Durante il gioco, i giocatori entrano in uno stato di dissociazione che chiamano “la zona”. E questo è ciò da cui diventano dipendenti.

Quali misure bisognerebbe prendere per ridurre l’impatto del gioco d’azzardo patologico?
NDS Molti legislatori, giornalisti e la gente in generale ritengono che i giocatori abbiano un’erronea percezione delle probabilità di vincita e che siano guidati dalla speranza irrazionale di vincere denaro. Ma ciò non è quello che ho trovato nei molti anni in cui ho fatto ricerca con persone dipendenti dal gioco. Al contrario, i giocatori diventano dipendenti dall’esperienza della “zona”. Infatti, a volte provano fastidio quando vincono un jackpot, perché interrompe il flusso del loro gioco! Una volta compreso questo, diventa chiaro che la soluzione non è quella di chiedere a questi giocatori di imparare a comportarsi in modo più responsabile e razionale; occorre invece focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche dell’esperienza del gioco d’azzardo e pensare a come potrebbe essere regolamentata.

La storia offre molti esempi di rimozione degli effetti negativi di determinate attività economiche, pensiamo al fumo o ai danni dell’economia fondata sul petrolio. La posizione del gioco responsabile sembra collocarsi in questa scia negazionista anche per l’analogia con il famoso slogan della National Rifle Association (il sindacato dei costruttori di armi da fuoco statunitensi): Guns don’t kill people: people kill people, “non sono le pistole a uccidere la gente, sono le persone a uccidere altre persone”. In modo simile, l’economia dell’azzardo fa suo l’assunto per cui le ragioni del dramma sociale generato dalla ludopatia non siano da ricercare nelle caratteristiche dei giochi messi sul mercato, nelle modalità di distribuzione e di comunicazione, ma nell’uso che la popolazione ne fa.

Si guarda il dito per non vedere la luna.

* Marco Dari Mattiacci è autore de La dea bendata. Viaggio nella società dell’azzardo

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia