Cinquant’anni fa -il primo agosto 1975- furono firmati i cosiddetti Accordi di Helsinki sulla cooperazione e la sicurezza in Europa, un atto politico fra i più significativi, e i più dimenticati, del secondo Novecento. Vale la pena ricordare e ristudiare quegli accordi, non tanto per la ricorrenza tonda, quanto per il valore profetico che ebbero al tempo e per l’attualità dello “spirito” che li rese possibili.
Nell’Europa di oggi, smarrita, manipolata, confusa, nuovamente preda degli “incubi del militarismo” (per dirla con il mal compreso Manifesto di Ventotene del 1941), lo “spirito di Helsinki” potrebbe rivelarsi un orizzonte per il futuro.
Ricordiamo i fatti. Gli Accordi di Helsinki furono sottoscritti da 35 diversi Stati al termine di un biennio di trattative nell’ambito di una Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa. I firmatari appartenevano sia all’Occidente (pressoché tutti i Paesi europei più Stati Uniti e Canada) sia al blocco socialista, Unione sovietica