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Proibizione delle armi nucleari: com’è andata la Conferenza degli Stati di Vienna

A una settimana dalla conclusione si può fare un bilancio della prima Conferenza degli Stati parti del Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Quale impatto avrà sul percorso della società civile e che cosa contiene la “Dichiarazione di Vienna”? Il commento di Francesco Vignarca della Rete italiana pace e disarmo

I lavori della Conferenza di Vienna

Ad una settimana dalla sua conclusione si possono fare alcune opportune valutazioni di prospettiva sui risultati della prima Conferenza degli Stati parti del Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw). E si può anche prevedere l’impatto che avrà sul percorso della società civile per il disarmo nucleare lo scambio avuto durante quella che la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (Ican) ha definito la “Nuclear Ban Week” di Vienna (una settimana di incontri, workshop, analisi in cui ha trovato spazio anche la Conferenza sugli impatti umanitari voluta dal governo austriaco e la prima riunione del Parlamentari globali per il Tpnw). “Il Forum sulla messa al bando delle armi nucleare, la Conferenza umanitaria e la Conferenza degli Stati Parti erano pieni di giovani e nuovi attivisti, provenienti da ogni angolo del mondo -ha detto soddisfatta Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di Ican-. Chiaro segno che il nostro movimento per il disarmo nucleare sta ragionando con le persone e sta diventando sempre più forte”.

L’elemento principale che si può trarre delle giornate di Vienna è che i Paesi e tutte le organizzazioni della società civile internazionali impegnate nel percorso del Trattato sono decise e convinte a farlo vivere come una prospettiva concreta, non solo come una dichiarazione di principi ideali. Nonostante i boicottaggi e l’ostruzionismo delle potenze nucleari e dei loro Paesi alleati, la strada tracciata dal Tpnw non potrà essere messa in secondo piano o ridotta a mero esercizio retorico. Come evidenziato anche in un’analisi di Chatham House (l’istituto di ricerca sulle relazioni internazionali legato al governo britannico) il Trattato di proibizione delle armi nucleari “is here to stay”, cioè è una realtà della politica internazionale che non si può ignorare.

Ciò che renderà impossibile evitare di considerare il Tpnw in qualunque confronto sul disarmo nucleare (che, lo ricordiamo, la stessa Nato individua come obiettivo cruciale e fondamentale, anche alla luce della dichiarazione congiunta di inizio 2022 delle cinque potenze nucleari ufficiali: “la guerra nucleare non può essere vinta e non dovrà mai essere combattuta”) è il piano di azione dettagliato e i 50 punti che accompagnano la dichiarazione di Vienna, il documento finale approvato dalla Conferenza. Una dichiarazione politica che di per sé configura già la più forte dichiarazione multilaterale contro la minaccia dell’uso di armi nucleari che sia mai stata adottata, ma che acquista ancora più significato proprio perché si sono delineati i passi con cui tali aspirazioni potranno essere realizzate.

Daniele Santi e Sole Becagli di Senzatomica con Francesco Vignarca della Rete italiana pace e disarmo a Vienna, in occasione della Conferenza di fine giugno

Il “Piano d’azione” collegato alla Dichiarazione di Vienna è un unicum se si vanno ad analizzare altri documenti finali di Conferenze legati a un Trattato internazionale in quanto include nelle proprie decisioni la società civile, le comunità colpite, gli accademici e gli scienziati, nonché gli impegni concreti e temporali assunti dagli Stati.

Gli Stati parti del Tpnw hanno espresso il loro allarme e sgomento per le minacce di usare armi nucleari e hanno condannato inequivocabilmente “ogni e qualsiasi minaccia nucleare, sia essa esplicita o implicita e a prescindere dalle circostanze”. Affermando che l’azione del Trattato è più che mai necessaria in queste circostanze si è deciso di “procedere con la sua attuazione, con l’obiettivo di stigmatizzare e delegittimare ulteriormente le armi nucleari e di costruire costantemente una solida norma globale perentoria contro di esse”. La Dichiarazione ha inoltre ribadito la base umanitaria del Trattato e gli imperativi morali, etici e di sicurezza che hanno ispirato e motivato la sua negoziazione e che ora ne guidano l’attuazione in piena complementarità con i regimi internazionali di disarmo e non proliferazione, compreso il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), impegnandosi a continuare a sostenere tutte le misure che possano contribuire efficacemente al disarmo nucleare.

La Dichiarazione si conclude con una frase chiave: “Di fronte ai rischi catastrofici posti dalle armi nucleari e nell’interesse della stessa sopravvivenza dell’umanità […] Non ci fermeremo finché l’ultimo Stato non avrà aderito al Trattato, l’ultima testata non sarà stata smantellata e distrutta e le armi nucleari non saranno state totalmente eliminate dalla Terra”.

Ma anche lo svolgimento delle giornate della Conferenza ha visto risultati rilevanti, ben prima dei documenti finali. Cinque Stati parte del cosiddetto “ombrello nucleare” (Norvegia, Germania, Australia, Olanda e Belgio) hanno partecipato ai lavori: sebbene ci sia ancora molto da fare per convincerli ad aderire al Trattato, è importante riconoscere che questo è stato un risultato notevole per i nostri partner in questi Paesi. Purtroppo l’Italia non ha avuto il coraggio politico di essere presente, nonostante sollecitazioni del Parlamento e della società civile. Una evidente “occasione persa”, come l’hanno definita la Rete italiana pace e disarmo e Senzatomica (partner di Ican in Italia e promotrici della mobilitazione “Italia, ripensaci”) che però non precluderà al nostro Paese di potersi avvicinare ai contenuti del Trattato, in particolare a riguardo degli “obblighi positivi” previsti a favore di azione di sostegno alle vittime di armi e test nucleari e di rimedi ambientali. 

Intanto va sottolineato come a Vienna per la prima volta le istituzioni finanziarie abbiano partecipato alle riunioni del Trattato in qualità di parti interessate. E con un intervento in plenaria (letto da Ugo Biggeri, presidente di Etica Sgr) mai avvenuto in precedenza nell’ambito di un accordo internazionale di disarmo una serie di istituzioni finanziarie rappresentanti 230 miliardi di euro di investimenti hanno inviato un forte messaggio di sostegno e solidarietà agli Stati membri e hanno sollevato la questione del disinvestimento dalla produzione e mantenimento degli arsenali nucleari come modalità di attuazione del Tpnw. Contemporaneamente si è svolta la prima Conferenza dei parlamentari sostenitori del Trattato, occasione per creare rapporti e connessioni tra i rappresentanti istituzionali di molti Paesi e per elaborare una Dichiarazione congiunta che possa favorirla.

E, quasi in sordina nei confronti di tutte le importanti iniziative e notizie della settimana contro le armi nucleari, proprio nelle giornate di Vienna è arrivata la notizia di tre nuovi Stati aderenti al Tpnw, di tre diversi continenti: Timor Est, Grenada e Cabo Verde. 

Ulteriore dimostrazione che la strada verso un vero e globale disarmo nucleare continua grazie anche allo slancio sempre maggiore per il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Francesco Vignarca è il coordinatore delle campagne della Rete italiana pace e disarmo

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