Ambiente / Attualità

Per Generali la transizione ecologica può aspettare: l’affare del carbone in Repubblica Ceca

Il colosso avrebbe deciso di assicurare la centrale a carbone di Počerady, uno degli impianti più inquinanti in Europa e con impatti sulla natura e la salute. Se confermata, denunciano Re:Common e Greenpeace, sarebbe una scelta “sbagliata e nociva per il clima del Pianeta”

La centrale a carbone di Počerady in Repubblica Ceca © Wikipedia

“Non è possibile dichiararsi ‘amici del clima’ e contemporaneamente prendere nuovi contratti assicurativi su una centrale a carbone tra le più inquinanti del continente”, denunciano Greenpeace e Re:Common. Il riferimento è a Generali, la quale avrebbe deciso di assicurare la centrale a carbone di Počerady in Repubblica Ceca, tra i 30 impianti più inquinanti in Europa responsabile di impatti devastanti su ambiente e salute.

Secondo la rete Europe Beyond Coal, avrebbe causato almeno 148 morti premature solo nel 2016. La denuncia arriva dall’associazione ceca Re-set, che si occupa di tutela ambientale, e ha spinto Re:Common e Greenpeace a chiederne conto al colosso fu triestino. “Se confermata ufficialmente, questa notizia collocherebbe a pieno titolo Generali tra le fila di chi oggi sta facendo affari aggravando l’emergenza climatica”, affermano Greenpeace e Re:Common in una nota pubblicata il 19 febbraio 2021.

Počerady è diventata il simbolo della dipendenza della Repubblica Ceca dal carbone. Il Paese ha individuato solo nel 2038 la data in cui dismetterà completamente le centrali, in aperto contrasto con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’impianto in questione era di proprietà del gruppo ceco ČEZ, insieme di società energetiche e minerarie controllato dallo Stato, produttore di energia elettrica derivante per il 39% dal combustibile fossile. A ottobre 2020 è stato ceduto al gruppo Sev.en e il passaggio di proprietà è avvenuto ufficialmente il 31 dicembre 2020. Sev.en, sottolinea Re:Common, ha fatto dell’acquisto delle centrali a carbone obsolete o in fase di dismissione un elemento chiave nella sua politica aziendale. E proprio la vendita degli asset del carbone, prosegue Re:Common, consente di estendere l’operatività delle centrali che dovrebbero invece essere dismesse, come mostra il caso di Počerady.

Durante l’assemblea degli azionisti 2019, Generali aveva espresso soddisfazione per lo scambio instaurato con alcune società del settore del carbone in relazione alle loro azioni per contrastare il cambiamento climatico tra cui la ceca ČEZ. Nel 2020 i rapporti con ČEZ risultavano ancora in corso, e il gruppo faceva sapere che “ulteriori approfondimenti […] verranno valutati entro la fine del 2020, anche in considerazione dell’evoluzione delle politiche energetiche nazionali dei Paesi dove le società hanno sede”. Ma nel 2021, scrive Re:Common, “la principale compagnia assicurativa italiana pare aver incredibilmente interrotto definitivamente i suoi sforzi per contrastare l’emergenza climatica in corso”. Ma il caso della Repubblica ceca non è isolato. La società triestina assicura anche PGE, la principale società energetica polacca controllata dallo Stato, la cui produzione energetica dipende per il 91% del carbone.

“Società come Generali stanno alimentando la crisi climatica, fornendo copertura assicurativa a centrali a carbone che dovrebbero essere chiuse il prima possibile”, ha commentato Radek Kubala dell’associazione ceca Re-set. “In questo modo il Leone di Trieste riabilita quelle società del carbone, come Sev.en, che stanno sabotando l’Accordo di Parigi tramite il prolungamento dell’operatività delle centrali. Stanno giocando d’azzardo con il nostro futuro e ciò non deve più accadere”.


Aggiornamento del 22 febbraio 2021

Generali ha comunicato ufficialmente a Greenpeace e Re:Common che non assicurerà la centrale a carbone di Počerady, dal momento che dal 1 gennaio 2021 l’impianto non è più oggetto di copertura assicurativa da parte del gruppo di Trieste. Il 31 dicembre 2020 la centrale è passata di proprietà dal gruppo ceco ČEZ a Sev.en, società privata che ha posto al centro della sua politica aziendale l’acquisto di centrali a carbone obsolete o in fase di dismissione. Configurandosi dunque come copertura assicurativa di una centrale a carbone appartenente a un nuovo cliente, in ottemperanza della propria policy sul carbone Generali ha quindi escluso l’offerta di assicurazione.

Greenpeace e Re:Common esprimono soddisfazione per la scelta di Generali, che ora però deve assolutamente interrompere le proprie relazioni con ČEZ, società a controllo statale della Repubblica Ceca, e i cui piani di decarbonizzazione non sono assolutamente in linea con gli Accordi di Parigi. “È una buona notizia che Generali non assicuri più la centrale di Počerady. Se il Leone di Trieste vuol prendere sul serio il suo impegno per contrastare il cambiamento climatico, è però ora che abbandoni definitivamente il settore del carbone in Repubblica Ceca e Polonia, rafforzando inoltre la sua policy con una data di phase-out dalla fonte fossile più dannosa per il clima entro il 2030, come già fatto da tanti altri attori finanziari a livello europeo”, dichiarano Re:Common e Greenpeace.

In occasione dell’Assemblea degli azionisti 2019, Generali aveva espresso soddisfazione per lo scambio instaurato con alcune società del settore del carbone in merito alla loro azione climatica, tra queste proprio la ceca ČEZ. Un anno dopo, lo scambio con ČEZ risultava ancora in corso, e il gruppo faceva sapere che “ulteriori approfondimenti […] verranno valutati entro la fine del 2020, anche in considerazione dell’evoluzione delle politiche energetiche nazionali dei Paesi dove le società hanno sede”. A due anni di distanza la situazione pare immutata, e ČEZ rischia di confermarsi una pericolosa “eccezione”, che si aggiunge a quella della società carbonifera polacca PGE, che potrebbe inficiare il lavoro del gruppo assicurativo sul tema della sostenibilità. Proprio in questi giorni, inoltre, il governo della Repubblica Ceca sta valutando di implementare un phase-out completo dal carbone solo entro il 2038, in aperto contrasto con l’obiettivo degli Accordi di Parigi di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.