Diritti / Attualità

Pallone o dischetto, poco cambia. Dalla carrozzina un goal all’inclusione

A ottobre iniziano i campionati delle due discipline, hockey e calcio, di powerchair sport. Il movimento è in crescita e l’attività ha un impatto positivo sulla vita delle persone con disabilità

Tratto da Altreconomia 241 — Ottobre 2021
Un momento di gioco delle fasi finali del campionato di powerchair hockey che si è svolto dal 21 al 26 maggio 2019 a Lignano Sabbiadoro

“La vita di una persona con disabilità è una serie di ‘no’. Non puoi entrare in un bar perché c’è uno scalino, ai concerti il posto riservato è in ultima fila e spesso dietro a un palo, il cinema non è accessibile. Ti insegnano a non tentare nemmeno perché probabilmente quello che vuoi fare è troppo difficile per te. Poi incontri una persona che ti mostra un dischetto da hockey e ti dice: ‘Fammi vedere quello che sai fare’”. Alessandro Franzò è stato a lungo “un ragazzino arrabbiato con il mondo”. Ha la Sma, una malattia genetica neurodegenerativa, che non gli ha permesso di camminare né di praticare sport come il basket in carrozzina o il nuoto perché ha poca forza nelle braccia. “Vengo da una famiglia di sportivi e mi stavo demoralizzando, ma nel 2011 ho scoperto che a Venezia era nata una squadra di powerchair hockey, i Black Lions. Avevo 16 anni, sono andato a vedere il primo allenamento ed è scoppiata la passione: ho iniziato come riserva e oggi sono vice-capitano”.

Dopo una stagione complicata a causa dell’epidemia di Covid-19, Alessandro e i suoi compagni di squadra mordono i freni -o meglio, i joystick delle loro carrozzine elettriche- in vista della nuova stagione agonistica che prenderà il via dal 10 ottobre 2021 con 27 squadre per il campionato di powerchair hockey e 11 per la prima edizione del torneo di powerchair football. Cui si aggiungono le squadre che praticano questa disciplina a livello promozione o come sport di base. 

Nato in Olanda a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, il powerchair hockey ha avuto un grande successo anche in Italia, che è stato uno dei primi Paesi ad accogliere questa nuova disciplina: tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta sono nate le prime squadre e sono stati disputati i primi tornei. Successivamente è stata la volta del campionato italiano (oggi diviso in due serie: A1 e A2) e la nascita della rappresentativa nazionale, campione del mondo nel 2018 e squadra da battere in vista dei mondiali che si disputeranno nel 2022 in Svizzera. La Federazione italiana powerchair sport (Fipps) oggi conta 450 tesserati che possono gareggiare in entrambe le discipline. “Il primo campionato di powerchair football era previsto per il 2020, ma il Covid-19 ci ha costretto a fermarci -spiega il presidente della federazione, Andrea Piccillo-. Abbiamo approfittato di questo anno di stop per far conoscere la disciplina tra famiglie e associazioni. Per mostrare che è possibile praticare sport non solo a livello amatoriale ma ad alti livelli”. Ilaria Mesaroli, barese di 27 anni, non solo gioca a calcio in carrozzina, ma ha fondato nel 2018 “Oltre sport”, la prima squadra pugliese di powerchair football. “Sono stata spronata da un amico, all’inizio eravamo in quattro, ora siamo una famiglia grandissima -racconta-. È un gioco coinvolgente, fatto di tattiche e schemi: è calcio a tutti gli effetti, ma con una palla più grande”. 

Queste discipline possono essere praticate da persone che hanno capacità motorie estremamente ridotte, conciliando una dimensione inclusiva a quella sportiva: anche chi muove solo le dita di una mano per controllare il joystick della propria carrozzina può scendere in campo, parare un rigore e far vincere la propria squadra. Nell’hockey, per garantire un’effettiva inclusione e un livello equilibrato tra le due squadre in campo, è stato messo a punto un sistema di classificazione dei giocatori che assegna un determinato punteggio in base alla forza residua: “Da un minimo di 0,5 a un massimo di cinque punti: io, che non muovo un braccio, ho un punteggio di uno. Ciascuna squadra può avere un punteggio complessivo massimo di 12”, spiega Alessandro. Gli attaccanti -le “mazze”- sono i giocatori che hanno un punteggio più alto, hanno più forza fisica e riescono a controllare la carrozzina con una mano e una mazza di plastica leggera con l’altra. Mentre chi, come Alessandro, non ha forza sufficiente per farlo, ha montato sul frontale della carrozzina elettrica un “T-stick” che permette di controllare il dischetto: “Questi ruoli sono riservati a portieri e difensori come me, che cerco di fermare gli attaccanti avversari”.

“Lo sport fa bene a tutti, non solo dal punto di vista fisico -sottolinea Andrea Piccillo-, ti dà la possibilità di crescere come persona, di incontrare compagni di squadra che possono essere modelli di vita. Il vero ostacolo per chi si affaccia alle nostre discipline è il prezzo delle carrozzine”. Sul campo di gara non si possono usare le comuni carrozzine elettriche per uso quotidiano: servono mezzi appositi, adeguatamente “corazzate” per reggere agli urti di gioco, il cui prezzo può arrivare anche a 15-17mila euro. Diverse società mettono a disposizione qualche mezzo che i neofiti possono utilizzare per allenamenti di prova, ma il costo rimane in capo al singolo giocatore.

Nel 2021, il governo e l’Inail hanno messo a disposizione 1,5 milioni di euro attraverso l’istituzione di un fondo ad hoc, per finanziare l’acquisto di ausili per la pratica sportiva, di cui hanno potuto beneficiare anche molti praticanti di powerchair sport. 

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