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Esteri / Attualità

Monitor, osservatorio sul mondo (dicembre 2022)

Negli Stati Uniti è in atto uno scontro sulla pelle dei migranti tra il governatore texano Abbot e i democratici. Presentato un ricorso alla Corte penale internazionale per indagare sui crimini in Brasile. Le Nazioni Unite chiedono la sospensione delle sanzioni alla Siria. Firmata la pace in Etiopia con i ribelli del Tigray

Tratto da Altreconomia 254 — Dicembre 2022
Il governatore del Texas Greg Abbott durante un discorso nel 2012 © Gage Skidmore

Scontro negli Stati Uniti sulla pelle dei migranti
Nord America

Negli Stati Uniti è in corso uno scontro istituzionale sulla pelle delle persone in transito tra il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbot, e il presidente Joe Biden. “Il trecentesimo autobus carico di migranti è appena partito per Chicago”, ha twittato Abbot l’11 novembre. Quella del governatore texano è una politica che va avanti dalla primavera del 2022 (costata circa 12 milioni di dollari, scrive la testata online Axios) e punta a “trasferire” migliaia di migranti verso le principali città Usa amministrate dai democratici tra cui New York, Chicago e Washington mettendo in crisi il sistema d’accoglienza. Lo stesso stanno facendo i governatori della Florida e dell’Arizona. Secondo quanto riporta il New York Times, negli ultimi mesi New York ha dovuto fronteggiare un flusso di oltre 23mila persone. 


Su un totale di 83 miliardi di euro spesi da società di costruzione attive in Qatar per il mondiali di calcio, il 47% proviene da banche europee. La denuncia di Fair Finance


“Indagare sui crimini in Amazzonia”
America Latina

Lo scorso 9 novembre Greenpeace Brasil, Climate Counsel e Observatorio do Clima hanno presentato una causa (o “Comunicazione”) al Procuratore generale della Corte penale internazionale (Cpi) chiedendo di indagare se le massicce violazioni dei diritti umani avvenute negli ultimi dieci anni nell’Amazzonia brasiliana costituiscono crimini contro l’umanità. A sostegno di questa denuncia, le organizzazioni ambientaliste hanno fornito alla Cpi e pubblicato sulla piattaforma brazil-crimes.org le prove di oltre 12mila conflitti legati alla terra o all’acqua nell’Amazzonia brasiliana, che hanno provocato 430 omicidi, 554 tentativi di omicidio, più di duemila minacce di morte, 87 casi di tortura e oltre 100mila espulsioni o sfratti. “Siamo consapevoli di dover affrontare una battaglia in salita per perseguire una piena responsabilità presso la Corte penale internazionale -scrivono le organizzazioni-. Ma non c’è mai stata un’occasione simile per dimostrare il suo impegno a favore di una giustizia equa per il Sud globale”.


L’industria fossile europea ha sfruttato la crisi dell’energia a proprio vantaggio
Europa

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, nel febbraio 2022, si sono svolti più di cento incontri tra esponenti dell’industria dei combustibili fossili (Shell, TotalEnergies, Eni e Repsol) e i leader della Commissione europea: uno ogni due giorni. La presidente Ursula Von der Leyen si è incontrata più volte con gli amministratori delegati del settore petrolifero e del gas proprio nelle settimane in cui si stava elaborando la risposta dell’Unione alla crisi energetica aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina. È quanto emerge dall’inchiesta condotta da Corporate Europe Observatory, l’Observatoire des Multinationales e ReCommon. “Grazie al loro accesso privilegiato ai leader dell’Ue, sfruttando le divisioni tra gli Stati membri, le corporation sono riuscite a ritardare e minimizzare qualsiasi intervento politico che avrebbe tenuto sotto controllo i prezzi dell’energia, e sono uscite dal dibattito sulla tassazione dei profitti con un danno minimo”, scrivono le organizzazioni. Inoltre sono riuscite a sfruttare la crisi a proprio vantaggio, spingendo l’Ue a maggiori investimenti infrastrutturali nel gas fossile. 


Il Fondo monetario internazionale è adeguato per affrontare la peggiore crisi del debito degli ultimi decenni? Se lo chiede il Guardian in un longform pubblicato il primo novembre.


Gli effetti delle sanzioni alla Siria sulla popolazione
Medio Oriente

La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle misure coercitive unilaterali e i diritti umani, Alena Douhan, ha esortato gli Stati a revocare le sanzioni alla Siria dove più del 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Con più della metà delle infrastrutture del Paese distrutte o danneggiate, l’imposizione di sanzioni su settori economici chiave “ha minato gli sforzi per la ripresa economica e la ricostruzione”.

La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle misure coercitive unilaterali e i diritti umani, Alena Douhan © media.un.org

Tigray, firmata a Pretoria la pace tra Etiopia e ribelli
Africa

A inizio novembre 2022, due anni dopo l’inizio del conflitto, il governo etiope e i leader dei ribelli del Tigray (regione settentrionale del Paese) hanno siglato un accordo di pace a Pretoria, in Sudafrica. Il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf), il partito al potere nella regione, ha acconsentito al disarmo graduale delle sue truppe (circa 200mila uomini): il processo, che inizierà con gli armamenti pesanti, dovrà essere completato entro 30 giorni dalla firma dell’accordo.

Secondo quanto riferisce la testata online The new humanitarian il Tplf rinuncerà anche al pieno controllo del governo regionale dove verrà istituita “un’amministrazione regionale provvisoria inclusiva” fino a quando non si terranno le elezioni sotto la supervisione federale. Le parti si sono impegnate a proteggere i civili e ad agevolare l’invio di aiuti umanitari nella regione, dove vivono circa cinque milioni di persone colpite da una grave crisi umanitaria a causa della mancanza di cibo e medicinali.


Germania e Francia investono il 9,8% e il 9,3% del Pil in servizi sanitari pubblici. L’Italia destina solo il 6,4%: cresce così la spesa a carico delle famiglie pari al 2,3% del Pil. Più di francesi (1,9%) e tedeschi (1,8%). La denuncia di Save the Children.


Sorveglianza in Myanmar: l’accordo tra Telenor e SOMO
Asia

L’operatore norvegese di telecomunicazioni Telenor e 474 organizzazioni della società civile birmana rappresentate dall’Ong olandese SOMO hanno raggiunto a fine ottobre un accordo preliminare nell’ambito di un processo di mediazione avviato lo scorso giugno a seguito della decisione di Telenor di cedere la sua controllata birmana a una società con sede in Libano che ha stretti legami con regimi autoritari (come Sudan, Siria e Yemen) e ha già collaborato con l’esercito del Myanmar.

Il passaggio di proprietà è avvenuto poco dopo il golpe del febbraio 2021, che ha riportato al potere la giunta militare, esponendo attivisti per la democrazia, difensori dei diritti umani e giornalisti al rischio che i loro dati personali finissero nelle mani di una società vicina al regime. “Per migliorare la comprensione dei rischi per gli utenti legati alle loro informazioni digitali, le parti selezioneranno congiuntamente un ricercatore indipendente per condurre uno studio sui rischi dell’ecosistema Ict (tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ndr)”, dice SOMO. Le parti, inoltre, hanno concordato lo svolgimento di incontri regolari per monitorare l’attuazione dell’accordo. Telenor si è impegnata a sostenere l’attuazione delle azioni di follow-up tra cui l’istituzione a breve termine di un meccanismo indipendente di soccorso per la sicurezza digitale in Myanmar, con l’obiettivo di fornire formazione e sostegno finanziario e legale ai cittadini birmani a rischio a causa delle loro tracce digitali.

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