Finanza / Attualità

Il mercato dei green bond. Le obbligazioni attente all’ambiente

Nel 2016, Stati, imprese e istituzioni internazionali hanno raccolto 80 miliardi di dollari sulle piazze finanziarie per “decarbonizzare” il proprio impatto. Ma a dieci anni dal primo investimento, manca ancora una stima degli effetti reali

Tratto da Altreconomia 192 — Aprile 2017
Un parco eolico di Enel in Messico. Tra il 2017 e il 2019, la società prevede di aumentare dal 34% al 45% il “peso” dell’energia elettrica prodotta senza impatti
Un parco eolico di Enel in Messico. Tra il 2017 e il 2019, la società prevede di aumentare dal 34% al 45% il “peso” dell’energia elettrica prodotta senza impatti

A metà ottobre sono partiti i lavori di adeguamento ed ammodernamento del depuratore di Feltre, una cittadina in provincia di Belluno. L’impianto, costruito negli anni Ottanta, è gestito da Bim Gsp: la società, pubblica, fa parte del consorzio Viveracqua, che riunisce dodici società -tutte a capitale pubblico- che gestiscono il servizio idrico integrato in Veneto. Per finanziare l’investimento, Bim Gsp non ha chiesto un mutuo a una banca, ma ha partecipato all’emissione di un’obbligazione, definita “hydro-bond”. È un titolo di debito, in base al quale la società s’impegna a riconoscere una remunerazione agli investitori, ma ha una finalità specifica e definita: serve a mantenere efficienti le infrastrutture in capo ai gestori e a costruirne di nuove.
In due successivi momenti, nel 2014 e nel 2016, i gestori di Viveracqua hanno raccolto, complessivamente, 227 milioni di euro. Oggi l’hydro-bond è quotato alla Borsa di Milano, e questo significa che ogni risparmiatore che lo volesse potrebbe acquistarne una quota, contribuendo così alla costruzione di 560 chilometri di nuove condotte per acquedotto e fognature e ad aumentare di 500mila abitanti la capacità depurativa. Come spiega Simone Vincifori, direttore Amministrazione e Finanza di Azienda Gardesana Servizi, un altro dei soci del consorzio Viveracqua, l’emissione -che ha una durata ventennale- risponde anche a un’altra esigenza del settore. “Gli asset del settore idrico -afferma- sono caratterizzati da lunghe vite utili e la realizzazione di tale opere è opportuno che sia finanziata da fonti che abbiano una durata simile. Il mercato bancario, invece, non è disponibile a prestare denaro per periodi che superino i 10 anni”.

La società che gestisce l’acqua di Milano ha raccolto 100 milioni di euro per finanziare manutenzione, accesso e depurazione della rete e le fognature

Una considerazione che ribadisce anche Lorenzo Persi di Metropolitana Milanese: nel dicembre del 2016, la società pubblica che gestisce il servizio idrico a Milano ha raccolto 100 milioni di euro, con l’obiettivo di finanziare il proprio Piano d’ambito (da 800 milioni di euro), cioè la manutenzione di una rete capillare che garantisce già ai cittadini del capoluogo lombardo l’accesso universale ad acquedotto, depurazione e fognature. “Siamo i gestori fino al 2037, ma gli investimenti sono concentrati nei primi anni: questo genera un fabbisogno fino al 2020-2021, mentre in seguito e progressivamente si generano flussi di cassa adeguati a rimborsare il bond, tra il 2025 e il 2035” spiega Persi. L’obbligazione -quotata alla Borsa di Dublino- è stata “ritagliata” su misura per MM. “Alla scadenza del bond ci restano due anni di gestione ‘senza debiti’”, un ulteriore elemento di sostenibilità dato che gli interessi passivi pagati dalle società si riversano nelle tariffe all’utenza.
Gli esempi di Viveracqua e Metropolitana Milanese ci raccontano di come i mercati finanziari possano sposare la sostenibilità sociale ed ambientale (un esempio: in Italia, l’11% dei cittadini non è raggiunto dal servizio di depurazione, e ciò causa una riduzione della qualità delle acque marine e di superficie, esponendo il Paese alle sanzioni della Commissione europea), garantendo risorse a settori capaci di garantire una remunerazione che va oltre quella “fotografata” dal tasso di interesse netto annuo. Entrambe le emissioni, insomma, avrebbero le caratteristiche adeguate per essere classificate come “green bond”, obbligazioni verdi, un mercato che in tutto il mondo è in rapidissima espansione, e nel 2016 ha totalizzato operazioni per un valore complessivo di 80 miliardi di dollari, in crescita del 92% rispetto all’anno precedente.
Questo significa che lo scorso anno, Stati, imprese e istituzioni sovranazionali (come la Banca mondiale e la Banca europea degli investimenti) hanno raccolto in questa forma ottanta miliardi da utilizzare per realizzare interventi il cui obiettivo è quello “decarbonizzare” la società, ridurre il proprio impatto ambientale, migliorare la capacità di resilienza di fronte ai cambiamenti climatici. E le stime di nuove emissioni per il 2017 vanno dai 120 miliardi di dollari (per la ong Climate Bonds Iniziative) ai 200-206 miliardi (secondo l’agenzia di rating Moody’s).

Le stime di nuove emissioni per il 2017 vanno dai 120 miliardi (ong Climate Bonds Iniziative) ai 200-206 miliardi (secondo l’agenzia di rating Moody’s)

“Il settore delle utility è naturalmente vocato agli investimenti sostenibili, e la dimensione locale o municipale di un bond, i cui interventi sono dedicati a un territorio definito, garantisce al pubblico dei potenziali investitori una capacità di controllo ottimale” sottolineano Stefano Isolica e Federico Pezzolato, entrambi Senior CSR Auditor & Consultant presso Vigeo-Eiris (vigeo-eiris.com), una società che si occupa di rating, cioè di analizzare per conto dei potenziali investitori le caratteristiche in materia ambientale, sociale e di governance di società, istituzioni o Paesi, ovvero di quei soggetti che possono “emettere” un titolo finanziario -sia esso azione o obbligazione-.
“Fino a pochi anni fa c’era una distinzione netta, mentre oggi le informazioni di tipo extra-finanziario vengono ad essere sempre più integrate nelle analisi standard, e determinate tematiche non possono essere escluse nella gestione che possiamo definire ‘caratteristica’. Ormai sono molti gli investitori che considerano questi aspetti” spiegano Isolica e Pezzolato.
A dieci anni dall’emissione del primo green bond, tuttavia, non esiste alcuna stima dell’impatto “cumulato” degli investimenti generati sulla riduzione delle emissioni climalteranti. È chiaro, invece, che le “obbligazioni sostenibili” non sono tutte uguali. Alcuni elementi offrono una “lente” attraverso la quale leggere il titolo: oltre la metà delle emissioni, ad esempio, non è accompagnata da un documento di analisi e revisione da parte di un soggetto terzo, che è definito “second party opinion” ed è considerato un efficace strumento di trasparenza. Vigeo-Eiris, ad esempio, ha curato quella relativa all’obbligazione “verde” emessa nel gennaio del 2017 da Enel, del valore di 1,25 miliardi di euro, fondi destinati allo sviluppo sostenibile. Nella presentazione destinata agli investitori, la società spiega come il Piano strategico preveda che tra il 2017 e il 2019 la produzione “emission free” passi dal 34 al 45% del totale, al netto della componente “energia nucleare”. Il documento redatto da Vigeo, però, non sconta critiche ad Enel, ad esempio per le controversie legate ai diritti umani in Colombia e in Guatemala, dove il gruppo è impegnato nella costruzione di impianti idroelettrici.
Isolica e Pezzolato, i ricercatori di Vigeo-Eiris, sottolineano però “di non essere decisori: noi -spiegano- forniamo informazioni; sarà poi il gestore, o l’asset owner, a scegliere, secondo i proprio principi, che possono essere più o meno stringenti”.

Per valutare i bond è importante considerare il comportamento dell’emittente. È quello che fa Etica Sgr, che non investirà in Enel fino alla dismissione nucleare

Gli impegni assunti da Enel sono definiti all’interno di linee guida (framework) ispirate ai Green Bond Principle (GBP), una certificazione su base volontaria basata su quattro elementi, elaborata dall’International Capital Market Association. Le istituzioni emittenti -siano Stati, corporation, municipalità o soggetti sovranazionali- prendono impegni (e si obbligano alla trasparenza) in merito alla gestione dei fondi raccolti, alla selezione dei progetti, alla contabilità e alla rendicontazione. Anche i GBP hanno però dei limiti. Ad esempio, “non prendono in considerazione la coerenza tra emittente ed emissione, si focalizzano sul bond come se fosse un universo a sé” spiega Pezzolato di Vigeo. Questo significa, ad esempio, che mentre alcuni investitori potranno giudicare “sostenibile” l’obbligazione emessa da Enel, altri continueranno ad escluderla dal proprio “universo investibile”, ovvero dal paniere di titoli che compongono i propri fondi, quelli destinati ai clienti retail, i cittadini che affidano il proprio denaro a una società di gestione del risparmio. È, ad esempio, il caso di Etica sgr (per il 51,47% di proprietà di Banca popolare Etica, che ha come soci Banca popolare di Milano, BPER Banca, Popolare di Sondrio e Cassa Centrale), la società che controlla il 47,9% del mercato dei “fondi etici” e a fine gennaio 2017 aveva in gestione un patrimonio di 2,967 miliardi di euro, per un totale di oltre 165mila clienti. Enel non potrà entrare nel “paniere” di Etica sgr finché non dismette completamente il settore nucleare (che nel piano strategico 2017-2019 passa dal 12 all’11% del totale). Si tratta, infatti, di un ambito escluso a priori come quelli del tabacco e del gioco d’azzardo, l’industria delle armi, ma anche il finanziario, il petrolifero e il minerario.

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