Finanza / Attualità

Mercati, questi sconosciuti. Piccola guida all’educazione finanziaria

Al mondo, due adulti su tre sono considerati analfabeti finanziari e l’Italia è il Paese peggiore tra le sette economie più sviluppate (come evidenzia un’analisi della Consob diffusa ieri). Secondo il report di un istituto di ricerche statunitense, i più penalizzati sono i giovani e gli anziani. Ecco nove punti chiave per imparare ad orientarsi nell’economia e nella finanza globale

Tratto da Altreconomia 181 — Aprile 2016
Uno sguardo sulle quotazioni in borsa sul web e sul giornale. ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO

Consob (la Commissione nazionale di vigilanza sulle società quotate in Borsa) ha presentato il 13 settembre il rapporto 2016 dedicato alle scelte d’investimento e di risparmio delle famiglie italiane. L’analisi -si legge- “conferma il basso livello di conoscenze finanziarie delle famiglie italiane. Solo poco più del 40% degli intervistati è in grado di definire correttamente alcune nozioni di base, quali inflazione e rapporto fra rischio e rendimento; concetti più sofisticati riguardanti le caratteristiche dei prodotti più diffusi registrano percentuali anche inferiori (fino all’11%)”. Ecco la nostra “Piccola guida all’educazione finanziaria”, tratta da Ae 181. Per approfondimenti, potete leggere anche il libro “Non con i miei soldi”

“Immagina di aver bisogno di un prestito di 100 euro. Qual è l’ammontare più basso da restituire: 105 o 100 più il tre per cento?”; “immagina che nei prossimi 10 anni il prezzo dei beni raddoppi. Se anche il tuo reddito raddoppia, sarai in grado di acquistare meno prodotti, gli stessi beni di oggi o più di quel che puoi comprare oggi?”. Se non sapete rispondere correttamente a queste domande, sappiate di non essere i soli: due adulti su tre, in tutto il mondo, sono considerati “analfabeti finanziari”, e non sono stati in grado di rispondere alle domande qui sopra, nell’ambito della prima indagine globale dedicata al fenomeno, e pubblicata da Standard & Poor’s (vedi a p. 48). Secondo la ricerca, l’Italia è il Paese peggiore del G7. Ce ne siamo resi conto verso la fine di novembre del 2015, quando si è fatto un gran parlare di “obbligazioni subordinate”. Tra i correntisti di 4 banche fallite (Etruria, Carife, Banca Marche, Cassa di risparmio di Chieti) molti avevano investito in questo tipo di strumento, senza essere al corrente del grado di rischio. Subordinato, infatti, identifica il diritto che il titolare dell’obbligazione può esercitare in caso di difficoltà di chi l’ha emessa, che dipende dalla soddisfazione degli altri creditori. A dicembre 2015 il direttore della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, ha chiesto una norma che ne impedisca la vendita al dettaglio. Agli italiani, che non sono “campioni” di alfabetizzazione finanziaria.

01 RISPARMIO
Tra “propensione”, depositi e impieghi
La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è -a fine 2015- del 9,5%. Ciò significa che, secondo le indicazioni dell’Istat, per ogni mille euro di reddito, il risparmio lordo è pari a 95 euro. Le famiglie italiane a fine 2014 (l’ultimo dato disponibile, della Banca d’Italia) avevano depositato complessivamente presso gli sportelli di un istituto di credito o le Poste 1.071 miliardi di euro. Chi “deposita” riceve in cambio una remunerazione, sotto forma di interessi: il tasso medio, a gennaio 2016, è dello 0,53%. In cambio, chi raccoglie ha la disponibilità di quelle risorse, che può offrire sul mercato: il 51,8% del totale degli “impieghi” del sistema bancario italiano avviene a favore delle imprese, mentre il 28,3% delle risorse vengono destinate alle famiglie (in larga parte sotto forma di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione). Le statistiche aggregate in merito agli “impieghi”, le uniche disponibili, non spiegano però “come” vengano utilizzate quelle risorse. 

02 CREDITO AL CONSUMO
Chi si indebita, quanto e perché
Quando acquistiamo un bene a rate, che sia una lavatrice o un’auto, chiedendo un finanziamento tra i 200 e i 75mila euro, stiamo fruendo di “credito al consumo”. Tra il 2000 e il 2014, questo tipo di esposizione per le famiglie italiane è passata da 35,9 a 111,9 miliardi di euro. Nel periodo, l’incidenza sul totale dei “prestiti” -che comprende anche i mutui- è passata dall’12,8% al 16,1%: questo significa che ci s’indebita di più per acquistare beni durevoli.
Nei primi 9 mesi del 2015 le operazioni di finanziamento sono state, in totale, ben 124 milioni: due per ogni italiano. Tra le modalità di accesso al credito al consumo vi è la cosiddetta “cessione del quinto”: prevede una rata mensile che non supera il 20% dello stipendio o della pensione. Il rimborso avviene in busta paga o sul cedolino della pensione. Dal gennaio del 2012 è in vigore in Italia una legge relativa alla “Composizione della crisi da sovraindebitamento”.

03 CARTE DI CREDITO
La crescita dei pagamenti elettronici
Nel 2014 in Europa sono state effettuate oltre 47 miliardi di operazioni utilizzando come mezzo di pagamento una carta, per un valore complessivo di 2.400 miliardi di euro.
Secondo le statistiche diffuse dalla Banca centrale europea, le carte -che possono essere di credito, bancomat (o di debito) e ricaricabili- in funzione alla fine dell’anno erano 766 milioni, segnando un aumento dello 0,9% rispetto a quello precedente. In pratica, 1,5 per ogni europeo. Quando realizziamo un pagamento con carta di credito stiamo chiedendo alla banca di cui siamo correntisti di anticipare per noi una spesa. Il rimborso può avvenire “a saldo” (ovvero a una scadenza prefissata), ma alcune opzioni offerte dagli istituti di credito permettono -pagando un interesse- di rateizzare il rimborso di un singolo acquisto, di un gruppo di acquisti o di tutti gli acquisti effettuati nell’arco del mese. Le carte di credito diventano strumenti da maneggiare con cura, calcolando gli “interessi composti”. 

04 ATTIVITÀ FINANZIARIE DELLE FAMIGLIE
Le forme di investimento
La ricchezza maggiore delle famiglie italiane è rappresentata dalle abitazioni di proprietà, nelle quali sono “immobilizzati” oltre 5.500 miliardi di euro (Banca d’Italia, 2015). Valgono poco meno, invece, le attività finanziarie, pari a circa 4mila miliardi di euro (ABI, 2016): depurando il dato da biglietti e monete (la somma del contante in circolo) e dai depositi, capiamo quali sono le forme d’investimento preferite dai nostri connazionali. Quella prevalente sono azioni e partecipazioni, con 954 miliardi di euro su un totale di 2.774.
A seguire vengono le assicurazioni sulla vita, i fondi pensione e il TFR (trattamento di fine rapporto), con 807 miliardi di euro: compagnie assicurative e fondi pensione sono soggetti che “investono” i capitali a disposizione, per garantirne una remunerazione. I cittadini detengono buoni del tesoro per 124 miliardi di euro: i titoli emessi dallo Stato per finanziare il “debito pubblico” sono considerati un investimento sicuro.

05 LA BORSA
Chi scommette sul listino di Piazza Affari
La misura del valore di una Borsa è dato dalla capitalizzazione complessiva delle imprese quotate: a gennaio 2016, quella di Milano valeva 519 miliardi di euro. Le statistiche della Banca d’Italia evidenziano come alle famiglie italiane “non piaccia” investire sul listino di Piazza Affari -appena 64,7 miliardi di euro, a fine 2014-. Una delle caratteristiche della Borsa è, infatti, la volatilità: tra dicembre 2015 e gennaio 2016 ha perso il 6,6 per cento della capitalizzazione; sul sito www.borsaitaliana.it chiunque può verificare le performance a 6 mesi o a 1 anno del titolo prescelto, anche se le dinamiche che ne regolano l’andamento sono influenzate da variabili difficili da prevedere, e non necessariamente legate ad elementi di natura industriale -come il fatturato, un nuovo piano industriale o le evoluzioni attese nel settore di riferimento-. Il 30% delle azioni scambiate a Milano, dove sono quotate 356 società, nel 2015 fanno riferimento ad appena cinque gruppi, tutti bancari.

06 IL RISCHIO
I mercati e le regole di trasparenza
Markets in Financial Instruments Directive, MIFID, è il nome di una direttiva europea in vigore dal 2007, promossa dalla Commissione con l’obiettivo di armonizzare la tutela degli investitori a livello europeo. Tra gli elementi chiave, la previsione che gli operatori professionali debbano fornire al potenziale cliente informazioni appropriate, complete, corrette, chiare e non fuorvianti, e offrire servizi che tengano conto della situazione individuale, in particolare mediante l’analisi del profilo di rischio.
Il 3 gennaio 2017 avrebbe dovuto entrare in vigore la direttiva MIFID 2, che è il frutto di una revisione della prima avviata nel 2010, ma con un comunicato nel mese di febbraio la Commissione europea ha annunciato che il termine è posticipato al 3 gennaio 2018. MIFID 2 punta ad espandere le regole di trasparenza e maggior controllo anche ai mercati non regolamentati (cosiddetti over-the-counter – OTC) ed ai derivati legati ai prezzi della materie prime.

07 LE OBBLIGAZIONI
“Bond”, questo sconosciuto
Le obbligazioni, o bond, rappresentano una forma d’investimento, capace di attrarre però poco più del 10% della ricchezza finanziaria degli italiani, 436 miliardi di euro, che diventano circa 300 al netto dei titoli del debito pubblico. In media, il tasso d’interesse riconosciuto è del 2,93%. Se un’azienda o un istituto di credito decide un’emissione, significa che ha bisogno di liquidità (per finanziare il piano industriale, ad esempio) e che preferisce “cercarla” senza indebitarsi nei confronti del sistema bancario e senza prospettare agli azionisti un aumento di capitale. Non sempre le obbligazioni vengono offerte anche al correntista (il cliente retail): quando questo avviene, devono essere corredate da un adeguato profilo di rischio, che identifichi anche i potenziali conflitti d’interesse dell’istituto di credito incaricato di collocare il bond. In molti casi, infatti, l’emissione serve a un’azienda per rimborsare un prestito in scadenza nei confronti proprio del soggetto incaricato di “piazzare” l’obbligazione.

08 FINANZA GLOBALE
Il gigante finanziario dagli algoritmi d’argilla
Liquidità, efficienza informativa, stabilità e volatilità sono i principali parametri dei mercati finanziari “intaccati” dall’high frequency trading, “una modalità operativa basata sull’impiego di algoritmi che consentono di acquisire, elaborare e reagire alle informazioni di mercato con una velocità elevata” come spiega la Consob, la Commissione nazionale di vigilanza sulle società quotate. Riguarda ormai circa il 40 per cento delle operazioni svolte in Europa, ed è la rappresentazione di un modello di scambio rapidissimo in cui la redditività è garantita da un volume gigantesco di scambi. È uno degli elementi che fanno dei mercati finanziari un “gigante” che vale almeno 8 volte l’economia reale.

09 FINANZA ETICA
L’alternativa c’è: da Banca Etica alle MAG
Un emendamento alla legge di conversione del decreto legge di riforma del credito cooperativo, in discussione alla Camera a marzo 2016, elenca i principi della finanza etica: è quella che svolge una valutazione anche di carattere sociale e ambientale per i finanziamenti erogati a persone giuridiche; dedica a organizzazioni nonprofit o imprese sociali almeno il 30% del proprio portafoglio crediti; non distribuisce profitti; è caratterizzata da governance a forte orientamento democratico e partecipativo. L’esempio più importante è quello di Banca popolare etica (bancaetica.it): nata nel 1999, oggi conta oltre 38mila soci e una raccolta complessiva di oltre 1,05 miliardi di euro.
La finanza mutualistica e solidale nel nostro Paese è nata però alla fine degli anni Settanta, con l’esperienza -tutt’ora esistente- della MAG, Mutue AutoGestione. Segnaliamo, tra le altre, le esperienze di Mag2 a Milano, Mag4 a Torino e MagVenezia.

In dettaglio

CINQUE DOMANDE PER IL PIANETA ANALFABETA
Quando si parla di “alfabetizzazione finanziaria”, il riferimento è alla capacità di identificare tre concetti base, cioè l’inflazione, il tasso d’interesse (semplice e composto) e la diversificazione del rischio. L’istituto di ricerche Gallup ha rivolto cinque domande in merito a questi temi a 150mila persone, un campione rappresentativo di cittadini in 143 Paesi, nell’ambito della prima indagine globale sulla financial literacy, diffusa a novembre 2015 da Standard & Poor’s.
La professoressa Annamaria Lusardi, un’italiana, è la direttrice del Global Financial Literacy Excellence Center (http://gflec.org) della George Washington University di Washington, e con Leora Klapper e Peter van Oudheusden della Banca mondiale ha curato il report “Financial Literacy Around the World”, che ne analizza i risultati: “Appena il 37% della popolazione nel nostro Paese è stata in grado di rispondere correttamente a tre delle quattro domande poste nell’ambito dell’indagine -spiega ad Altreconomia-. Siamo i peggiori del G7 (Usa, Canada, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, oltre all’Italia, ndr), con una percentuale di alfabetizzazione finanziaria ben inferiore rispetto alla media delle nazioni più ricche del Pianeta, che è del 55%”. Alcuni indicatori non danno grandi speranze nemmeno per il futuro: “Per quanto riguarda le economie sviluppate -continua Lusardi- la suddivisione per classi di età dell’alfabetizzazione finanziaria presenta un andamento ad ‘U rovesciata’. Sono i giovani e gli anziani quelli che ne sanno meno; non sappiamo, al momento, se questo sia un fattore legato all’età o generazionale, perché i secondi sono cresciuti in un mondo molto meno finanziarizzato. Nelle economie emergenti, invece, i giovani sono coloro che presentano un dato migliore”. Dall’indagine emergono anche altri numeri significativi: la metà degli americani che usano quotidianamente una carta di credito non sa calcolare adeguatamente il tasso d’interesse; in Francia, il 70% degli adulti non risparmia pensando alla vecchiaia, e solo la metà di questi soggetti può essere considerata “alfabetizzata”; il 63% dei cinesi che possiedono una carta di credito non è in grado di riconoscere concetti come interesse o debito.

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