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Economia / Opinioni

Lo Stato sociale viene ulteriormente smantellato ma si parla dei 60 euro del Pos

L’allargamento delle cedolari secche e delle tasse piatte previsto nella legge di Bilancio potrebbe comportare a una nuova privatizzazione dei servizi pubblici. E il welfare potrebbe duramente risentire dei costi legati alla collocazione del debito. Ma il dibattito pubblico è distratto da misure laterali, osserva Alessandro Volpi

© Markus Winkler - Unsplash

Come si costruisce una narrazione politica. Un esperto di Banca d’Italia interviene nella tradizionale audizione di fronte alla Commissione parlamentare, peraltro disertata da quasi tutti i suoi membri. Pone alcuni rilievi, sui contanti, sui terminali di pagamento (Pos), su alcune coperture e fornisce un dato risaputo sulla capacità del reddito di cittadinanza di frenare l’impoverimento della popolazione. Niente di particolare.

Banca d’Italia, storicamente, ha sollevato rilievi alle leggi di Bilancio, talvolta anche più duri. Ma di fronte a questo intervento si scatena subito un fuoco di fila ad opera di vari membri del governo e della maggioranza che gridano allo scandalo; i “signori” delle banche agiscono tramite Banca d’Italia contro i commercianti, l’istituto di Via nazionale sta facendo politica, rappresenta gli interessi dei poteri forti e così via. In sostanza prende corpo la migliore narrazione complottista da parte di chi, ora al governo, vuol continuare a utilizzare tutti gli strumenti retorici di quando era all’opposizione.

Nel frattempo, l’Ufficio parlamentare di Bilancio, un organismo indipendente che ha il compito di svolgere analisi e verifiche sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo e di valutare il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee, è intervenuto sulla proposta di legge di Bilancio del Governo Meloni e, tra le altre cose, ha notato due questioni rilevanti. La prima è costituita dal pericolo connesso all’ulteriore allargamento delle cedolari secche e delle tasse piatte che obbligherà a una “revisione e a restringere il perimetro della spesa e dei servizi pubblici”. In altre parole, le flat tax, secondo l’Ufficio parlamentare, obbligheranno alla privatizzazione dei servizi pubblici. La seconda questione ha a che fare con la sostenibilità del debito italiano: le emissioni da collocare saranno pari a 479 miliardi di euro, praticamente tutte senza la copertura della Bce. Si tratta di una novità assoluta che può generare un forte aumento del costo degli interessi con ulteriori sacrifici per il welfare.

Intanto però la narrazione dei giornali, dei media e dei social si concentra sui 60 euro del Pos; un’arma di distrazione di massa mentre si avvia l’ulteriore smantellamento dello Stato sociale. Proprio per non farsi distrarre possono essere utili due libri. Il primo è di Clara E. Mattei e s’intitola “Operazione austerità. Come gli economisti hanno aperto la strada al fascismo”, pubblicato da Einaudi. Chiarisce bene come l’austerità sia stata lo strumento principale con cui il capitalismo è sopravvissuto a sé stesso e alle grandi crisi, a cominciare dalle guerre, favorendo anche l’affermazione dei regimi. Mi sembra che i venti dell’austerità stiano tornando sotto forma di politiche monetarie restrittive e di nuove privatizzazioni e forse si prepari anche il ritorno dei regimi. Il secondo libro è di Marianna Filandri: “Lavorare non basta”, edito da Laterza, e, a mio parere, si lega al primo. Tratta del lavoro povero che costituisce la vera emergenza di questa fase. Mentre si sprecano i titoli sull’aumento nel numero degli occupati, si trascura che una porzione troppo estesa di lavoratori non ha un salario sufficiente per la sopravvivenza.

Servirebbero tante parole per dirlo con chiarezza ma io cerco di scriverlo in tre righe al termine di questa breve riflessione per renderlo più diretto. Salario minino garantito, reddito di cittadinanza, protezione del risparmio diffuso e riforma fiscale per cui a parità di reddito si pagano le stesse aliquote sono le condizioni indispensabili per frenare l’impoverimento di larga parte della popolazione italiana e per arrestare il dilagare delle disuguaglianze. Come hanno scritto (persino) Banca d’Italia e l’Ufficio parlamentare di Bilancio.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento

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