Ambiente

L’eredità dei furbetti del quartierino

Nel 2005 la "razza mattona" -Stefano Ricucci, Luigi Zunino e Danilo Coppola- scalava la classifica degli uomini più ricchi d’Italia. Dieci anni dopo, le avventure immobiliari degli ultimi due, con il sostegno dei maggiori gruppi bancari italiani, hanno lasciato cicatrici ben in vista a Milano. Sono le "incompiute" di Porta Vittoria e Milano Santa Giulia, complessi residenziali e commerciali rimasti a metà

Dieci anni fa il Corriere della Sera scriveva di una “implacabile avanzata dei ‘palazzinari’” nell’olimpo degli uomini più ricchi d’Italia, dando conto della “vorticosa scalata della ‘razza mattona’”, e cioè di “un’ agguerrita arena di immobiliaristi -Stefano Ricucci in testa, Danilo Coppola e Luigi Zunino a seguire- che si prepara al top investendo fortune in Borsa, meglio se nelle società più blasonate del listino”.

Dieci anni fa, quelli che sono passati alla storia come i “furbetti del quartierino”, scalavano le classifiche. Il romano Stefano Ricucci era il dodicesimo uomo più ricco della Borsa di Milano, le impennate più significative tra il 2004 e il 2005 riguardavano Luigi Zunino (passato dal trentaquattresimo al ventunesimo posto) e Danilo Coppola (artefice di una scalata dal quarantunesimo al ventiduesimo posto).

Dieci anni dopo, l’eredità di Zunino e Coppola e della loro epopea sono cicatrici ben in vista a Milano.
 
Nella foto qui sotto, c’è il nuovo quartiere di Porta Vittoria, com’è
 

 

e come avrebbe dovuto essere (in uno dei rendering pubblicato sul sito della società). Appartamenti, spazi commerciali, un hotel di lusso.

Oggi i cantieri sono fermi: a Coppola –che in passato ha cumulato un debito fiscale gigante con l’Agenzia delle entrate– non sono bastati i circa 200 milioni di euro di finanziamenti per realizzare l’intervento immobiliare concessi tra il 2010 e il 2011 dal Banco Popolare, “rinegoziando” una posizione debitoria già in precedenza significativa.
L’imprenditore starebbe cercando di vendere l’intero comparto, per il momento senza successo.

Nel 2011, ospite di Lilli Gruber a Otto e 1/2, Danilo Coppola ebbe modo di affermare: “Oggi, nonostante le vicende che ho vissuto in questi ultimi anni, la mia famiglia ha ancora più di 300 dipendenti a tempo indeterminato e sta portando avanti una serie di importanti iniziative. Ad esempio, sta proseguendo con successo il progetto di riqualificazione di Porta Vittoria a Milano.Tra i vari progetti previsti per l’Expo 2015, quello di Porta Vittoria è il più avanti con i lavori. Il cantiere sarà completato nel 2013. Il progetto comprende centinaia di appartamenti, una vasta superficie per uffici, un centro commerciale, un albergo che sarà uno dei più grandi di Milano. Intorno verrà costruita una cittadella dello sport fornita di palestre, piscine, campi di tennis e calcetto con quasi 30mila metri quadri di verde”. Immaginatela, al posto delle macerie e della vegetazione che sta procedendo a una rinaturalizzazione dell’area.

Ciò che si è perso, a Porta Vittoria, è la Biblioteca europea di informazione e cultura. Eppure, sono quindici anni che il Comune di Milano ha scelto la localizzazione, con una delibera che ha individuato “l’ex scalo ferroviario di Porta Vittoria, già di proprietà delle Ferrovie dello Stato” nell’ambito della Procedura di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST). Era il 20 febbraio 2007, invece, quando il consiglio comunale del Comune di Milano confermò “con propria delibera il conferimento alla Fondazione Beic di un diritto di superficie e di diritti volumetrici per la realizzazione della Biblioteca di Informazione e Cultura, su aree entrambe ricomprese nel perimetro del ‘P.I.I relativo alle aree dello scalo ferroviario dismesso di Porta Vittoria’”. Il progetto definitivo della biblioteca inesistente è stato firmato nel 2006 dall’architetto Peter Wilson.

L’eredità di Luigi Zunino è a pochi chilometri da Porta Vittoria. Si chiama Milano Santa Giulia, e avrebbe dovuto diventare una “città nella città”, la “città del futuro”, un “centro alternativo e tuttavia non separato” del centro lombardo. Per la “riqualificazione” dell’area ex Montedison nei pressi della stazione ferroviaria di Rogoredo, oltre un milione di metri quadrati di superficie, l’immobiliarista piemontese aveva ottenuto oltre un miliardo di euro dai principali istituti di credito del Paese, da Intesa Sanpaolo a Unicredit, da BPM e Monte dei Paschi di Siena. Quelli che -oggi- sono diventati i principali azionisti della società che fu di Zunino, cioè Risanamento spa. La holding è quotata in Borsa, e controlla Milano Santa Giulia SpA, una realtà praticamente inattiva a causa di quello che viene definito -nel resoconto intermedio di gestione di Risanamento spa al 31 marzo 2015- il “momentaneo  congelamento delle attività di sviluppo sulle aree di Milano Santa  Giulia a seguito del provvedimento di sequestro preventivo”, legato a un’ipotesi di mancata bonifica dell’area, avvenuto nel luglio del 2010. Ben cinque anni fa.
“Relativamente al Piano di bonifica -spiega lo stesso documento- si resta in attesa della valutazione dei  tre esperti nominati dal Presidente del TAR che secondo l’incarico dovrebbe essere consegnata entro il 30 aprile 2015. Si fa presente che in data 20 aprile 2015 è pervenuta una comunicazione del Ministero che su indicazioni ricevute dai tre verificatori ha richiesto una proroga di 6 mesi al fine di poter effettuare nuove analisi. In data 30 aprile il Tar, nonostante il parere contrario del Comune di Milano e della Società, ha concesso la suddetta proroga”. Se ne riparla, cioè, dopo il 30 ottobre.
 
Per la questione delle bonifiche Luigi Zunino era stato però rinviato a giudizio, insieme ad altre dieci persone. A processo in corso, il prossimo 20 luglio, a cinque anni dal sequestro dell’area, scatterà però la prescrizione. 

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