Diritti / Intervista

Legge sulla tortura, il passo del Senato

In un clima di ostruzionismo parlamentare, il 14 luglio l’Aula di Palazzo Madama ha votato a maggioranza la soppressione della parola “reiterate” prima di “violenze o minacce gravi” dal testo licenziato dalla Commissione Giustizia un anno fa. Un timido miglioramento di un testo ancora contestato. Intervista al senatore Sergio Lo Giudice

Con 158 voti favorevoli, 51 contrari e 3 astenuti, l’aula del Senato ha approvato oggi un emendamento alla legge che dovrebbe introdurre il reato di tortura nel codice penale italiano. Un testo controverso, giunto a Palazzo Madama l’estate scorsa dopo il voto favorevole della Camera dei deputati nell’aprile 2015, a pochi giorni dalla storica sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sui fatti della Diaz. Lorenzo Guadagnucci, giornalista e vittima dei fatti di Genova 2001, definì quella proposta “sbagliata, dannosa e troppo timida nei confronti degli abusi delle forze dell’ordine”.
Dalla Commissione Giustizia del Senato uscì una nuova versione che fece segnare paradossalmente un ulteriore passo indietro, con il recupero di contestate espressioni come ”violenze reiterate” e “crudeltà”, e con le pene per i pubblici ufficiali diminuite. Il tutto nonostante il testo della Camera fosse già fortemente distante dalla Convenzione Onu contro la tortura sottoscritta dall’Italia nel 1989 e duramente contestato dalle vittime della Diaz, dal pm di quel processo -Enrico Zucca-, e dal giudice d’appello di Bolzaneto, Roberto Settembre-.
Tra la mattinata e il primo pomeriggio del 14 luglio, l’Aula del Senato ha raggiunto una maggioranza compatta, rafforzata dal parere favorevole del Governo, per stralciare dal primo articolo quanto meno quel termine “reiterate” che portò nel luglio scorso Guadagnucci a temere “la rivendicazione del diritto di tortura” in un assordante “silenzio di tomba”.
Il senatore Sergio Lo Giudice, membro della Commissione, che prenderà parte al convegno di domani “Perché non puniamo la tortura?” organizzato proprio a Genova a 15 anni dal G8, ha partecipato alla votazione in Aula. Senatore, come è andata?

SLG Abbiamo iniziato a votare alle 10.30 sugli emendamenti in mezzo a un clima di forte ostruzionismo da parte di Forza Italia e della Lega -con interventi a raffica, anche sull’ordine dei lavori- concentrato soprattutto su una proposta di emendamento su cui eravamo riusciti ad ottenere il parere favorevole del Governo che consisteva nella soppressione della parola “reiterate” dall’articolo 1 (“Chiunque con reiterate violenze o minacce gravi agendo con crudeltà cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà […]”). Nonostante l’opposizione di quei gruppi siamo riusciti comunque a farlo approvare, votando appena cinque emendamenti fino al primo pomeriggio. Dal testo licenziato dalla Commissione è stata quindi tolta la parola “reiterate” prima dell’espressione “violenze o minacce gravi”. Non siamo riusciti ad andare oltre, affrontando altri nodi, ma siamo stati capaci di apportare questa piccola modifica migliorativa.

 

(l’articolo 1 del testo licenziato dalla Commissione Giustizia del Senato della Repubblica nel luglio 2015)
Per il resto il testo è rimasto identico a quello della Commissione?
SLG Sì, siamo ancora fermi alla terza riga del testo, avendo affrontato le proposte di modifica legate unicamente al termine “reiterate”. La votazione ha riguardato tre emendamenti specifici sul punto, identici nel contenuto, votati contestualmente. Più avanti ci saranno aggiunte o soppressioni ma per il momento siamo a questo punto.
Ad esempio?
SLG C’è un emendamento della Lega che propone ad esempio di sopprimere l’espressione “o un verificabile trauma psichico” dal novero delle conseguenze dovute alla tortura. Oppure, sempre dal fascicolo, un emendamento che propone di sostituire l’espressione “agendo con crudeltà” con “mediante trattamenti inumani o degradanti la dignità umana” (Casson e Mussini).
Sulla pena non si è ancora intervenuti?
SLG No, anche se ci sono proposte di emendamenti che puntano ad aumentare la pena minima da tre a quattro anni.
Leggendo il resoconto stenografico della seduta del 7 luglio scorso, il presidente della Commissione Giustizia Nitto Palma ha lamentato una sorta di tradimento di un accordo tra partiti, facendo riferimento al testo licenziato nell’estate scorsa. A che cosa faceva riferimento? Vi sono state pressioni da parte di ambienti legati alle forze dell’ordine?
SLG La reazione di Palma ruota intorno al termine “reiterate”. Lui sostiene che questo facesse parte dell’accordo in Commissione, ma noi abbiamo fatto notare che l’espressione riproposta in Aula era esattamente identica alla versione già approvata all’unanimità in prima lettura dal Senato della Repubblica nel marzo 2014. Dunque non c’è stato alcuno stravolgimento del testo. È chiaro che in questi mesi, anzi anni, c’è stato un allarme da parte delle forze dell’ordine e l’equilibrio tra l’esigenza di questi corpi di distinguere chi commette illeciti da chi opera correttamente e dall’altra la legittima necessità di fare una legge che possa essere veramente tutelante, ha provocato delle fibrillazioni. L’ostruzionismo di oggi è basato sul principio che questa legge vada contro la Polizia. Ma la strumentalità è dimostrata dal fatto che la stessa legge è stata votata all’unanimità dall’Aula.
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