Diritti / Approfondimento

Le scuole italiane non sono ancora state liberate dall’amianto

L’agente cancerogeno è presente in almeno 2.300 edifici scolastici, ricorda l’Osservatorio nazionale amianto. A rischio la salute di alunni (oltre 350mila gli esposti) e docenti. Lo scorso dicembre il ministero dell’Istruzione è stato condannato per la mancata bonifica nel caso di un’insegnante deceduta per mesotelioma a Bologna

MChee Lee - Unsplash

In Italia l’amianto è ancora nelle scuole. A denunciarlo è l’Associazione culturale pediatri (Acp) che raccoglie 1.400 pediatri in 35 gruppi locali e ha lo scopo di promuovere la salute del bambino. A gennaio, in occasione del discusso ritorno in classe, l’organizzazione ha richiamato l’attenzione sulla presenza della fibra nelle scuole, nociva per la salute, sottolineando i ritardi delle bonifiche degli edifici ancora contaminati. “Come realtà avevamo iniziato a osservare lo stato degli interventi nel 2012”, spiega ad Altreconomia Vincenza Briscioli, medico pediatra di Acp. “Sebbene da quel momento siano stati fatti passi in avanti, siamo ancora indietro nelle bonifiche degli istituti. Tutti gli studenti possono essere considerati una popolazione a rischio ed è necessario lavorare sulla prevenzione”.

Secondo l’Osservatorio nazionale amianto (Ona), che raccoglie le segnalazioni dai territori, nel Paese sarebbero circa 2.292 le scuole non bonificate. Circa 356mila gli studenti esposti al materiale che provoca patologie come l’asbestosi (da asbesto, “che non si spegne mai”, un altro modo per chiamare l’amianto), malattia polmonare cronica, e il mesotelioma, tumore che colpisce il mesotelio, il tessuto sottile che riveste gli organi interni. A questa cifra si aggiungono altre 50mila persone tra docenti e personale scolastico. L’osservatorio si occupa di seguire le vicende giudiziarie di chi si è ammalato sul posto di lavoro e ha raggiunto un significativo risultato nel dicembre 2021: il Tribunale di Bologna ha condannato il ministero dell’Istruzione al pagamento di un risarcimento, pari a 930.258 euro, per la morte per mesotelioma -dovuto all’esposizione ad amianto- della professoressa Olga Mariasofia D’Emilio, docente di chimica e fisica presso la scuola media Farini del capoluogo. È la prima condanna del Miur per mancata bonifica dell’amianto nelle scuole.

La donna è deceduta dopo 15 anni di malattia e sono stati i due figli a rivolgersi all’osservatorio per vedere riconosciuti i propri diritti. “Nei processi che riguardano casi di morte dovuti al contatto con l’amianto, uno degli aspetti più difficili è dimostrare per quanto tempo è avvenuta la contaminazione con il materiale”, afferma l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che si è occupato di seguire la vicenda processuale insieme all’avvocato Massimiliano Fabiani. “In questo caso, un elemento importante era stato il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’Inail avvenuto nel 2007”. Da qui è partita la procedura giudiziaria per ottenere il riconoscimento dei danni.

“Il risultato ci lascia soddisfatti. Conferma la necessità che si provveda a bonificare e a mettere in sicurezza gli istituti”, aggiunge Bonanni. La storia di Olga Mariasofia D’Emilio non è infatti la sola. Secondo il “VI rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi”, elaborato dall’Inail e pubblicato nel 2018, sono oltre 91 i casi censiti di docenti o personale scolastico deceduti per questa neoplasia. “Come osservatorio insistiamo affinché il ministero della Salute, insieme al ministero dell’Educazione, disponga al più presto la bonifica e metta in sicurezza tutti gli istituti scolastici”.

A presentare un’analisi sulla situazione è stata anche Legambiente nel rapporto “Ecosistema scuola”, riguardante il rischio ambientale indoor, pubblicato nell’ottobre 2021. La ricerca ha preso in considerazione un campione di 6.156 edifici che insistono nelle città capoluogo di provincia: dal monitoraggio è emerso che l’amianto è presente nel 4% delle strutture esaminate. In particolare nel 6,9% delle scuole prese in considerazione nel Nord, nel 2,5% nelle Isole e nello 0,4% nel Centro-Sud. Piemonte e Liguria risultano essere le Regioni con la maggiore percentuale di contaminazione, mentre le più “virtuose” sono Abruzzo, Sardegna e Umbria.

Sull’urgenza di portare avanti le bonifiche, è intervenuta anche la Commissione europea: attraverso una direttiva emanata nell’ottobre 2021, ha chiesto a ogni Paese membro una valutazione che stimi la quantità e i tipi di materiali contenenti amianto da rimuovere da edifici e infrastrutture, dando priorità a scuole e ospedali. L’Unione europea ha inoltre richiesto una tabella di marcia per le operazioni, accanto a valutazioni intermedie dei progressi compiuti ogni cinque anni.

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