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Le “Galline Felici” in Sicilia continuano a creare relazioni

Un momento dell’assemblea del consorzio © Archivio Galline Felici

Nato 16 anni fa dall’idea visionaria di un produttore di arance, il consorzio (“Pollaio”) riunisce 51 soci e altrettanti fornitori, coinvolgendo anche la Calabria. Per costruire un senso di comunità tra i consumatori e gli attori della filiera

Tratto da Altreconomia 274 — Ottobre 2024

Si inizia da Pulcini. I produttori che sono interessati a far parte del consorzio siciliano della Galline Felici sono chiamati così. Si entra nel Pollaio grazie a un percorso di avvicinamento e conoscenza l’uno dell’altro: ci si prende del tempo per scoprire il suo funzionamento e i suoi valori, quello di cura della Terra e delle persone. Si costruisce passo dopo passo una fiducia reciproca prima di diventarne soci, Galline Felici per l’appunto. Il Consorzio oggi, dopo 17 anni di storia, ne conta 51 tra le province di Catania, Siracusa, Messina, Ragusa, alcuni anche ad Agrigento e Palermo e in Calabria tra Rossano e Lamezia Terme. E circa cinquanta sono i fornitori selezionati.

Il consorzio nasce dall’idea visionaria di un coltivatore di arance, Roberto Li Calzi, le “galline felici” erano quelle razzolavano libere nella sua terra. I soci sono perlopiù perlopiù produttori di agrumi. “Ma sempre di più si sta puntando alla valorizzazione di altri prodotti come le paste di mandorla, il pesto e le marmellate -racconta Sara Ongaro, socia e produttrice di cioccolato di Modica biologico e di commercio equo e solidale nel suo laboratorio LAeQUA-. I cosiddetti trasformati”.

“Fare agricoltura in Sicilia per chi non ha grandi dimensioni e grandi mezzi di partenza è complicato -osserva Lidia Tusa, attualmente presidente delle Galline Felici e produttrice di olio nella sua fattoria Mandre Rosse a Ramacca (CT)-. Per me, come per tutti quelli che sono entrati, il consorzio ha rappresentato un’opportunità”. Lo scorso inverno le proteste di quello che è stato rinominato “movimento dei trattori” hanno aperto a numerose riflessioni, facendo emergere le criticità di chi deve sottostare al potere della grande distribuzione organizzata e a un sistema che premia le grandi aziende. Ancora più difficile è per chi vuole fare un tipo di agricoltura che “va oltre la certificazione biologica”, in quanto fondata su una filosofia, sull’idea che debba replicare gli ecosistemi complessi della natura e non stravolgere con pratiche intensive i territori.

I numeri del consorzio mostrano però una realtà solida e vivace con un fatturato di 6,7 milioni di euro, 36 dipendenti fra operai di magazzino e addetti alle sette aree operative (amministrazione; produzione; rapporti coi gruppi ecc.) e una squadra di 23 raccoglitori. Sono inoltre 65 i prodotti freschi in listino, a seconda della stagione, e 300 quelli trasformati, a seconda della disponibilità. Ma non è tutto. “Avere la possibilità di commercializzare i propri prodotti è stata una spinta ad aderirvi, poi però il consorzio è diventato casa mia”, precisa Tusa. Quello che sta alla sua base non è infatti lo scambio economico, ma l’incontro, il senso di comunità, il rapporto diretto tra i soci e con i clienti-amici, anche chiamati consum-attori, e presto tra i consum-attori stessi.

Un aranceto di uno dei soci di Galline Felici. Il consorzio nasce come alleanza di coltivatori di agrumi © Archivio Galline Felici

L’occasione per incontrarsi tutti, festeggiare, ballare e cantare insieme sarà infatti dal 25 ottobre al 3 novembre. “Lo abbiamo immaginato, lo abbiamo desiderato, ne abbiamo sentito il bisogno -si legge infatti sul sito delle Galline Felici-. Finalmente il primo festival siciliano del Pollaio!” ed è solo l’ultimo capitolo di un discorso molto più ampio. L’affinità di sensibilità, ideali e prassi tra i soci fa sì che il prodotto “diventi un po’ un veicolo per un discorso culturale -dice Ongaro-, per riflettere non solo sui modelli di produzione e consumo che scegliamo, ma anche sul modo di stare insieme, di ripensare un territorio e le sue relazioni, di provare a cambiare e a stare dentro le trasformazioni. Quello che il consorzio offre è uno spazio molto interessante aperto alla condivisione, allo scambio di idee per stare nel mondo di oggi”.

“Quello che il consorzio offre è uno spazio molto interessante, aperto alla condivisione, allo scambio di idee per stare nel mondo di oggi” – Sara Ongaro

I soci sono quindi invitati a partecipare a momenti di assemblea, di confronto, ma anche di formazione e a sostenersi nei nuovi investimenti e nelle difficoltà, grazie a meccanismi virtuosi come il fondo di rotazione o emergenza. Il primo consiste nel preacquisto di prodotti da parte del consorzio che anticipa ai soci la liquidità necessaria per affrontare le spese non rimandabili, il secondo invece li sostiene in caso di eventi estremi o tragici come gli incendi. La centralità delle relazioni si concretizza anche nel fatto che i clienti del consorzio delle Galline Felici non sono singoli individui ma gruppi e comunità. “Noi preferiamo spingere il consumatore verso l’aggregazione”, conferma Tusa. In passato erano principalmente i Gruppi di acquisto solidale (Gas) del Nord Italia. Oggi ci sono invece nuove forme di acquisto solidale e di unione tra consumatori come le cooperative di comunità che si trovano soprattutto all’estero in Francia, Germania, Belgio, Austria e Svizzera.“Per noi inoltre è sempre stato fondamentale incontrarsi dal vivo e abbiamo sempre apprezzato e anzi sollecitato visite da parte dei consumatori -specifica Irene Carrara, componente del consiglio di amministrazione e dipendente che si occupa di sviluppo e innovazione- loro vengono a conoscere noi e i nostri metodi produttivi e viceversa noi andiamo a conoscere loro”.

“Organizziamo due o tre viaggi all’anno e cerchiamo di farli coincidere con il momento in cui il nostro camion arriva e avviene la distribuzione -racconta Tusa-. Sono momenti molto gratificanti. Mi è capitato per esempio in Belgio di incontrare una signora che compra il mio olio. Lei era felicissima perché finalmente conosceva la persona che lo produce, mentre io quella che lo mette sull’insalata”.

Nello statuto del consorzio, per rinforzare questo rapporto di fiducia, è stato previsto che nel Cda venga eletto un rappresentante dei consumatori, attualmente Patrick Ennebeck, uno dei fondatori del Givrés d’Oranges, un grande Gas francese presente dal 2013 nella galassia del Pollaio. Dal 2017, inoltre, si è sviluppata la pratica delle co-produzioni. “È uno dei nostri punti di forza perché ci permette di produrre tutti insieme anche con i consum-attori”, dice Carrara. Grazie alle co-produzioni, l’intera comunità del Pollaio può infatti sostenere i soci nei loro nuovi progetti, oppure gli stessi consum-attori possono avanzare le loro proposte ed essere rimborsati nel tempo con i prodotti del consorzio stesso. Si tratta di una possibilità che, da una parte, permette l’accesso al credito ai piccoli agricoltori che non hanno garanzie da fornire oltre al proprio lavoro e, dall’altra, dà modo ai clienti-amici di essere “parte attiva” e di condividere con i produttori rischi e responsabilità.

C’è dunque un’altra parola che fa parte dell’identità del consorzio sin dalla sua nascita: innovazione. Il consorzio riflette, sperimenta e si evolve. Il festival del Pollaio sarà infatti l’occasione per raccontare e dibattere insieme su alcune delle novità che lo interessano. Tra queste, sette nuovi progetti di co-produzione e la costituzione di una fondazione di partecipazione, con tutti i soggetti che gravitano intorno al Pollaio che si occuperà dell’attività sociale delle Galline Felici. Il consorzio sarà socio-fondatore ma vi potranno aderire tutti gli amici, i consum-attori e coloro che sono interessati.

Grazie alla collaborazione con Palma nana, una cooperativa di Palermo, sarà possibile prendere parte a itinerari di turismo sostenibile tra le bellezze nascoste della Sicilia

“Al momento siamo una realtà economica, non possiamo quindi sostenere progetti sociali, fare o ricevere donazioni”, spiega Carrara, eppure il desiderio di avere un impatto positivo e concreto sugli altri e sul mondo ha permesso di trovare una soluzione. Infine, durante il festival, il Pollaio sperimenterà un’attività che non può dirsi nuova, in quanto evoluzione naturale delle numerose esperienze di incontro con la sua comunità allargata, ma che le Galline Felici sentivano la necessità di strutturare: l’accoglienza turistica. “Turismo non è la parola giusta, abbiamo sempre avuto difficoltà a trovarne una per descrivere quello che vogliamo fare -precisa Carrara- tanto che sul sito l’abbiamo chiamata semplicemente ‘incontrarsi’”. Grazie alla collaborazione con Palma nana, una cooperativa sociale di Palermo che si occupa di turismo responsabile, sarà possibile prendere parte a itinerari territoriali, per conoscere le bellezze nascoste di alcune aree della Sicilia e “le realtà felici” che le popolano, o tematici come quello che porterà i viaggiatori a visitare le coltivazioni di avocado del consorzio, la prima forma di co-produzione nata nel 2017. “Perché lo sappiamo, il futuro dell’agricoltura -conclude Tusa-, è anche la diversificazione e l’adattamento”.

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