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Altre Economie / Opinioni

Le donne al centro del mondo del fair trade

Un gruppo di donne lavoratrici della cooperativa Craft Link © Craft Link

Dalla produzione alle posizioni di leadership: il loro peso è rilevante. Un modello per le imprese tradizionali (anche in Italia). La rubrica a cura di Equo garantito

Tratto da Altreconomia 262 — Settembre 2023

Le donne giocano senza dubbio un ruolo di grande rilievo nel mondo del commercio equo e solidale. L’ultimo rapporto annuale di Equo Garantito evidenzia come il 38,5% delle 65 organizzazioni italiane aderenti abbia scelto una presidente donna. Mentre, tra le cinquecento persone impiegate la componente femminile pesa per il 71,5%.

Le stesse proporzioni si osservano a livello mondiale: secondo quanto riporta il Rapporto sul modello di business del fair tradeCreating the new economy: business models that put people and Planet first” le donne che guidano le organizzazioni equosolidali sono il 52% a fronte del 9% nelle imprese tradizionali.

Un impegno, quello per la parità di genere e la non discriminazione, enunciato nel sesto dei dieci principi della World fair trade organization (Wfto) a cui Equo Garantito aderisce: fornire allo stesso modo a donne e uomini le opportunità per sviluppare le loro capacità, promuovere attivamente l’assegnazione dei posti disponibili alle donne e la non discriminazione a tutti i livelli. Nello stesso criterio rientra la libertà di associazione che permette alle persone coinvolte di contribuire alla vita sociale e alla crescita delle realtà di cui fanno parte.

Tra le tante storie al femminile del fair trade, il progetto delle artigiane della seta di Craft Link, nel distretto di Thai Binh nel Nord del Vietnam, racconta di tradizione e riscatto, di opportunità concrete, di lavoro dignitoso. In Italia i loro prodotti sono importati e distribuiti da Loom fair trade di Arezzo, realtà socia di Equo Garantito.

Le comunità dell’area di produzione della seta sono prevalentemente impegnate nella coltivazione del riso (principale fonte di sostentamento per le famiglie) ma il basso valore economico di questo prodotto non permette alle famiglie di far studiare i propri figli. Per questo, molte donne hanno iniziato la lavorazione della seta: sono organizzate in gruppi, ciascuno dei quali completa autonomamente il processo produttivo, dall’allevamento dei bachi fino all’impacchettamento. Ogni artigiana ha un ruolo preciso lungo la filiera e si occupa anche di formare e accompagnare un’altra ragazza, affinché possa entrare nel gruppo non appena la richiesta dei prodotti lo permetterà.

È l’inclusione sociale a muovere il progetto, quale vero strumento di lotta alla povertà molto diffusa nelle aree rurali del Vietnam. Per questo, Craft Link impiega nel processo produttivo persone con disabilità, ragazze madri e donne appartenenti a minoranze etniche. Per il fair trade, la promozione della parità di genere si traduce in azioni concrete, in un mondo in cui il gender gap (la differenza di condizioni e trattamento tra uomini e donne in diversi campi) è elevato e preoccupante tanto nei Paesi più svantaggiati dal punto di vista economico quanto in quelli più ricchi. L’Italia, ad esempio, si piazza al 79esimo posto nel “Global gender report” 2023 su 146 Paesi.

Tante le storie, tanti gli esempi virtuosi, come si può peraltro approfondire con la mostra tematica “Parità di genere e commercio equo e solidale” realizzata dalla rete Veneto Equo con il supporto di Equo Garantito. Lan, Thuy, Toan, Hanh, Tuyet. Il nome dei modelli di Craft Link è quello delle artigiane che li hanno prodotti: perché il fair trade costruisce relazioni e ci fa sentire parte di un mondo più giusto, per tutte e per tutti.

Equo Garantito. Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane

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