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Diritti / Opinioni

Cancelliamo insieme il lavoro minorile

Bambini impiegati in una fabbrica di mattoni in Pakistan © Ilo, MohsinJavaid

Il 12 giugno è la Giornata mondiale contro un fenomeno tutt’altro che estirpato. Il commercio equo è un anticorpo: ecco alcune storie che lo dimostrano. La rubrica di Equo Garantito

Tratto da Altreconomia 260 — Giugno 2023

Ci sono alcune date che non dovrebbero esistere, come quella del 12 giugno, giorno in cui cade la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Un fenomeno che non dovrebbe esistere, così come il lavoro forzato, lo sfruttamento dei bambini, dei lavoratori, delle lavoratrici e ogni forma di schiavitù moderna. E invece dobbiamo ancora segnare questa data sul calendario, per chiedere alle aziende e ai governi di contrastare ed eliminare questa realtà.

Secondo l’Unicef e l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel 2020 sono stati 160 milioni i bambini e le bambine, a partire da cinque anni di età, costretti a lavorare. Di questi, almeno 72 milioni sono impiegati in attività che vengono classificate come pericolose e che possono avere gravi conseguenze sulla loro salute fisica e mentale.

Anche il numero di persone costrette a forme di lavoro forzato registra il drammatico record di 27 milioni: un dato in aumento negli ultimi anni, anche a seguito della pandemia e dell’incremento della povertà legato alla crisi economica.

Sfruttamento del lavoro minorile e lavoro forzato sono diffusi in tutto il mondo, ma l’incidenza di questi fenomeni aumenta nei Paesi colpiti da conflitti armati o in situazioni di estrema povertà, dove i bambini non hanno accesso all’istruzione, negli Stati segnati da instabilità politica e corruzione diffusa. Le stesse condizioni che spingono uomini e donne a lasciare le proprie case alla ricerca di una vita migliore. A tal proposito, il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato, un’altra data da segnare in calendario impegnandoci a cancellarla.

L’obiettivo otto dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile chiede agli Stati un impegno affinché il lavoro forzato sia contrastato in modo efficace e i fenomeni della schiavitù moderna siano sradicati entro il 2030. Sono molte le organizzazioni che si impegnano in questa direzione, comprese quelle del commercio equo e solidale come Equo Garantito e i suoi soci, che da sempre si occupano di diritti sociali, economici, ambientali e umani.

Il quinto dei dieci principi della World fair trade organization (Wfto), cui Equo Garantito aderisce, sancisce l’assenza di sfruttamento dei minori e di lavoro forzato tra i valori fondamentali del fair trade.

E tra le storie che meglio dimostrano come metterli in pratica, questo mese vogliamo parlare di Children-Nepal un’organizzazione nepalese i cui prodotti sono importati in Italia da Altromercato. È stata fondata nel 1999 da un gruppo di professionisti nepalesi cresciuti in condizioni di sfruttamento, che hanno deciso di impegnarsi per proteggere i bambini e le bambine che vivono ai margini della società, costretti a lavorare, senza avere la possibilità di andare a scuola. Attraverso l’attività artigianale e la commercializzazione nel circuito del fair trade, Children-Nepal ha cambiato la condizione di vita di tante famiglie, permettendo ad esempio alle donne di lavorare, garantendo così ai propri figli la possibilità di studiare. Alcuni dei bambini e delle bambine che Children-Nepal ha aiutato nei primi anni di attività oggi sono ora infermieri, assistenti sociali o insegnanti.

Cancelliamo presto la data del 12 giugno dal calendario, anche grazie al costante impegno del fair trade. Perché, come diceva Iqbal Masih, il giovanissimo attivista per la lotta al lavoro minorile, assassinato nel 1995 ad appena 12 anni: “Nessun bambino e nessuna bambina dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che dovrebbero tenere in mano sono penne e matite”.

Equo Garantito. Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane

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