Ambiente

Le bottigliette di acqua regalate dall’Atac e il mio fegato

Al primo caldo romano leggo su un giornale gratuito, l’8 giugno 2010: “Metrò, torna la bottiglia d’acqua per combattere l’afa in stazione. L’Atac ha annunciato il ritorno della distribuzione di bottiglie d’acqua per fronteggiare il caldo”. Nella foto, persone con…

Al primo caldo romano leggo su un giornale gratuito, l’8 giugno 2010: “Metrò, torna la bottiglia d’acqua per combattere l’afa in stazione. L’Atac ha annunciato il ritorno della distribuzione di bottiglie d’acqua per fronteggiare il caldo”. Nella foto, persone con pettorina protezione civile comune di Roma -la protezione civile ha questi compiti?- che distribuiscono l’acqua da un tavolinetto con tanto di scudo “Spqr” del Comune, ma non è acqua del sindaco, nel senso che non è di acquedotto. Sono nella classica tradizione italiana bottigliette da 500 (credo) cl.

Trovo questo rivoltante per tre motivi. Uno (non il primo in ordine di impatto sul mio fegato) è l’uso di soldi pubblici -del Comune o degli utenti- spesi per regalare bottigliette a persone che si potrebbero portare da casa una bella borraccetta, ce ne sono di tutti le dimensioni e colori, piena di potabilissima acqua del rubinetto. E chi non vuole portare la borraccia compri la bottiglietta, come avrebbe fatto comunque (ricordo che questo servizio di distribuzione idrica non è per gli indigenti ma per gli utenti del metrò).

Altro mal di fegato: l’operazione è un incentivo a consumare più acqua in bottiglia, con il corredo di plasticume monouso derivato del petrolio, grandi viaggi in camion delle bottigliette, rifiuti da smaltire… gli italiani sono già i maggiori consumatori europei e ai primi posti al mondo per consumo di acqua plasticosa (che dovrebbe fra l’altro far schifo se si ragionasse, bere acqua ferma da un antipatico contenitore sintetico usa e getta).

La mia amarezza più grande però è l’ingiustizia globale celata dietro questo spreco. Poco prima di leggere questo annuncio avevo incontrato Blandine Sankara, sorella di Thomas, defunto (ammazzato) presidente del Burkina Faso, un Paese saheliano molto più caldo dell’Italia e con molta meno acqua.
Là nessuno distribuisce bottigliette gratis a chicchessia (ed è solo per i ricchi l’aria condizionata). Anzi, molte donne continuano a camminare a lungo per trovare l’acqua ai pozzi e amerebbero molto avere un rubinetto anche solo vicino a casa. Il consumismo occidentale, anche di acqua in bottiglia, contribuisce a quel caos climatico che colpisce soprattutto l’Africa, la quale sarà sempre più calda e più siccitosa.

Lo trovo intollerabile. Non lo è per Atac e Comune di Roma, evidentemente. Ma forse gli italiani sono ormai a un tale basso livello che basta un po’ d’acqua per comprarli elettoralmente. Oppure, ancora più semplicemente, l’Italia ha perso così tanto il senso delle proporzioni da considerare la bottiglietta regalata nel metrò un bisogno essenziale e un gesto di cortesia. Invece è uno dei tanti piccoli insulti agli impoveriti e alla natura.

Marinella Correggia, Torri in Sabina (Ri)

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