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L’arte meticcia e partecipata del Mediterraneo sbarca a Milano

Ogni anno Milano Mediterranea seleziona giovani artisti con background migratorio per realizzare i propri progetti nel quartiere Giambellino. Coinvolgendo attivamente gli abitanti nella selezione e nella realizzazione

Tratto da Altreconomia 259 — Maggio 2023
Soukaina Abrour, vincitrice della call 2023 del progetto Milano Mediterranea con il progetto “Ri-tessere nuovi volti”. © Archivio Milano Mediterranea

Per intercettare le persone interessate a partecipare al suo progetto, l’artista Soukaina Abrour ha trascorso alcuni pomeriggi a volantinare tra i banchi del mercato comunale del quartiere Giambellino (Sud-Ovest di Milano), mostrando ai passanti le sue maschere realizzate con materiali di scarto. “Inizialmente avevo il timore che il mio progetto non venisse capito: non è facile portare iniziative artistiche nei quartieri -spiega ad Altreconomia-. In realtà le persone che ho incontrato erano curiose e alcune di loro hanno partecipato ai laboratori sartoriali durante i quali abbiamo cucito assieme”. Per poco più di un mese, tra marzo e aprile, la giovane artista nata in Marocco e cresciuta in Italia ha lavorato insieme a un gruppo di abitanti del Giambellino -prevalentemente donne e ragazze- a “Ri-tessere nuovi volti”. Un progetto artistico che indaga la costruzione identitaria del sé attraverso la realizzazione di maschere in tessuto.

“Ho sempre lavorato sul volto e sulle sue trasformazioni. Da qui nasce la mia ricerca sulle maschere, sul loro utilizzo e i rituali, come le feste collettive, che permettono di ‘attivarle’ -spiega Abrour-. Qui al Giambellino ho voluto concentrarmi soprattutto sulla loro realizzazione, dando ai partecipanti la possibilità di accedere a uno spazio dove ‘giocare’ con i materiali”.

Soukaina Abrour è una dei due vincitori della terza open call lanciata a novembre 2022 da Milano Mediterranea, un centro d’arte partecipata post-coloniale che offre a giovani artisti con background migratorio che vivono in Italia la possibilità di svolgere una residenza nel Giambellino-Lorenteggio, con l’obiettivo di costruire nuove narrazioni del quartiere, coinvolgendo attivamente i suoi abitanti.

Milano Mediterranea è nato dall’unione (nella vita professionale e privata) di Anna Serlenga, regista teatrale, e Rabii Brahim, attore, musicista e performer tunisino. “Quando abbiamo deciso di stabilirci a Milano, ci siamo resi conto che il dibattito intorno al processo decoloniale era particolarmente arretrato rispetto a quello in atto in Europa e rispetto all’urgenza che sentivamo”, spiega ad Altreconomia Anna Serlenga. Da questa urgenza è nata tra il 2020 e il 2021 la prima edizione di Milano Mediterranea (grazie a un finanziamento del Comune di Milano) che ha visto l’attivazione di tre residenze artistiche le cui produzioni sono state successivamente restituite alla cittadinanza durante il festival Twiza (dal berbero “fare insieme”).

“Vogliamo costruire un dialogo e mettere in relazione artiste e artisti mediterranei presenti a Milano, creare un ponte tra adolescenti, giovani adulti e storici abitanti del quartiere -aggiunge Rabii Brahim-. Ci poniamo anche l’obiettivo di coniugare l’alta qualità artistica ed estetica, processi di partecipazione attiva e la promozione di una narrazione decoloniale e contemporanea”. Gli abitanti del Giambellino non sono semplici fruitori di performance artistiche: la selezione dei progetti vincitori delle open call di Milano Mediterranea, infatti, viene decisa da un comitato di quartiere. “Abbiamo intercettato persone che facevano parte di reti già attive: dai centri di aggregazione giovanile alla fioraia. In questo modo abbiamo coinvolto abitanti del quartiere molto diversi tra loro per età, provenienza e interessi. Quasi nessuno, ad esempio, si occupa di arte -spiega Anna Serlenga-. Durante gli incontri abbiamo sempre discusso molto. Non valutiamo i titoli accademici, perché quel tipo di gerarchia non ci interessa; ci concentriamo piuttosto sulla qualità del processo e del percorso artistico, su come e quanto quella proposta ingaggia il territorio e coinvolge la comunità. Privilegiamo i processi, non i prodotti”.

Abitanti del quartiere realizzano con la giovane artista marocchina le maschere in tessuto che verranno “attivate” durante il festival Twiza dal 15 al 18 giugno nel quartiere Giambellino. © Archivio Milano Mediterranea

Anche la scelta del quartiere non è casuale. Il Giambellino, infatti, è una zona della città multiforme dove negli anni Novanta trovarono casa tante persone di origine straniera e dove sono attive molte realtà del terzo settore. Un luogo dove, nonostante le difficoltà, c’è un forte spirito comunitario che ha accolto e fatto proprio il progetto artistico senza percepirlo come un’iniziativa calata dall’alto.

Ma al tempo stesso è un’area della città che nel corso dei prossimi anni vivrà importanti cambiamenti a seguito dell’apertura della nuova linea metropolitana M4, con il rischio che questo causi un aumento dei prezzi delle case e degli affitti. Secondo vincitore dalla open call 2022 di Milano Mediterranea è il giovane film-maker tunisino Houssem Ben Rabia con “Uno sguardo giovane sul Giambellino”, un progetto sperimentale di narrazione della quotidianità socioculturale del quartiere visto attraverso gli occhi dei ragazzi che lo abitano. Assieme a Soukaina Abrour presenterà il risultato della propria residenza artistica durante il festival Twiza in programma dal 15 al 18 giugno a cui parteciperanno performer milanesi delle diaspore come il collettivo BlackRoots o Leila Rufus, sia artisti internazionali come il coreografo libanese Bessem Abou Diab, i musicisti Mala Fama (Ecuador) e Nuri (Tunisia) che riscrivono il proprio patrimonio tradizionale in versione elettronica.

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