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“La realtà tragica dell’Argentina, al di là della stravaganza del suo ultimo leader”

Il Paese sconvolto dall’inflazione ha visto prevalere l’estrema destra neoliberista di Javier Milei. Un personaggio eccentrico che propina una ricetta economica già sperimentata. “Si punta a una società di mercato dove chi non ha nulla non esiste”, osserva Alejandro Macchia, medico e membro del Tribunale permanente dei popoli

L'insediamento del presidente argentino Javier Milei, il 10 dicembre 2023 a Buenos Aires © CHINE NOUVELLE/SIPA / Ipa-Agency.Net / Fotogramma

La stravagante immagine del nuovo presidente argentino Javier Milei ha fatto il giro del mondo e -come è ormai consuetudine nella società contemporanea- una serie di tratti grotteschi ne hanno definito l’estetica e, con essa, un riassunto sufficiente per sapere qualcosa di ciò che accade da queste parti. È vero che il nuovo presidente clona quelli che chiama i suoi “figli”, che in realtà sono i suoi cani. Sembra anche plausibile che faccia sedute spiritiche con uno di loro (Conan, morto anni fa), che pare sia il più saggio dei suoi colleghi. È stato ritratto da tutta la stampa occidentale con il suo strumento di campagna elettorale, una motosega. Anche il suo paragone dello Stato con un “pedofilo in un asilo” è rapidamente verificabile in Rete. Questi tratti lo hanno reso il nuovo e fugace personaggio che riempie alcuni momenti di intrattenimento nella stampa europea e americana. Questo, tuttavia, non è l’aspetto più drammatico.

L’Argentina soffre di diversi mali cronici. Il più paradigmatico è forse l’inflazione. Una forma di confisca di beni ai cittadini da parte del governo. Ma l’inflazione non è solo un fenomeno economico, è anche un fattore profondamente politico che incide sulla distribuzione del reddito e della ricchezza (“Una misura del conflitto su chi ottiene cosa dalla produzione totale”, come direbbe Galbraith). 

L’Argentina sta attraversando da molti anni un processo inflazionistico che si è rapidamente e progressivamente aggravato negli ultimi 18 mesi. Ho letto con una punta di amarezza l’allarme dell’Istat secondo cui nei primi sette mesi del 2023 i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati in Italia dell’11,4%. Per mettere rapidamente in prospettiva i lettori non abituati a leggere notizie dall’Argentina, nello stesso periodo l’inflazione argentina è stata del 50,6% (127% annualizzato). Ma se prendiamo gli ultimi sette mesi, da luglio 2023 a gennaio 2024, l’inflazione cumulativa è stata del 92,8%, pari al 270% annualizzato. Questo genera incertezza e povertà per la maggior parte della popolazione. 

Le ragioni dell’inflazione sono molteplici e ogni specialista attribuisce l’entità della responsabilità a fattori diversi. Brevemente, diremo che a contribuire a questa situazione sono l’enorme debito pubblico del Paese, che nel secondo trimestre del 2023 ammontava a 403.836 milioni di dollari nominali, pari all’88,4% del Prodotto interno lordo (Pil) argentino e che viene finanziato con l’emissione di pesos; la scarsità di credito internazionale, che causa la mancanza di valuta estera essenziale per le transazioni commerciali con l’estero; e la limitata e ristretta capacità di esportazione del Paese, con gravi restrizioni alla generazione di ricchezza. La scarsa disponibilità di dollari da parte dello Stato, delle aziende e degli importatori crea difficoltà quotidiane nella vita delle persone, poiché non è possibile stabilire prezzi di sostituzione, aumentando l’incertezza inflazionistica, che alla fine porta alla penuria. Sebbene la mancanza di forniture riguardi un’ampia gamma di aspetti della vita quotidiana degli argentini, poche carenze sono più drammatiche delle forniture sanitarie di base. Il governo in carica fino all’8 dicembre 2023 ha reagito a questi problemi con politiche di controllo dei prezzi, autorizzazioni selettive su chi poteva o non poteva importare quali fattori di produzione, mercati di scambio ufficiali e non ufficiali con divari superiori al 100% e una serie di regolamenti statali che sono diventati progressivamente più complessi e inefficienti. 

In questo contesto di angoscia, incertezza e ansia, l’8 dicembre 2023 gli argentini hanno votato per un nuovo governo. Le elezioni sono state vinte da una forza (“La Libertad Avanza di Javier Milei) che si potrebbe definire di estrema destra e che ha sconfitto il partito peronista al potere in un ballottaggio con il sostegno di una destra più tradizionale (“Juntos por el cambio” dell’ex presidente Mauricio Macri). Il presidente Milei si definisce un anarco-capitalista con idee liberali. Tuttavia, come di solito accade con i partiti di destra in Argentina, il liberalismo è confinato alla sfera economica, mentre la visione profondamente conservatrice è esercitata in quella politica. 

In campo economico, la nuova amministrazione ha proceduto rapidamente a eliminare ogni intervento statale sui prezzi e ha convalidato una svalutazione del 100% del peso rispetto al dollaro. Questo è ciò che molti uomini d’affari e gli attuali funzionari chiamano “aggiustamento dei prezzi”.

Le conseguenze immediate sono state un aumento dell’inflazione del 29% nel solo mese di dicembre. Ma i prodotti essenziali, come i medicinali, sono aumentati in media del 46% dall’8 dicembre 2023 al 2 gennaio 2024. Questo aumento è stato estremamente eterogeneo. Se si prende un portafoglio di 370 farmaci essenziali e si divide l’aumento per quartili, si vede che è stato del 24%, 38%, 46% e 62% per i quartili da 1 a 4, rispettivamente. In altre parole, l’aumento non riflette una regola strettamente economica, ma un’aspettativa soggettiva delle 122 aziende farmaceutiche che li producono e li commercializzano. Dato che in Argentina e nel mondo il costo di produzione dei farmaci e i margini di profitto delle aziende sono del tutto sconosciuti, non sarebbe opportuno parlare di onestà. Ciò che questo comportamento dimostra piuttosto è che, lasciati alle regole del libero mercato, i farmaci sono aumentati esattamente in modo anarchico. Si può presumere che nessuna azienda perda denaro o diventi non redditizia, ma l’ampiezza della gamma di aumenti per i farmaci di base (prodotti di sintesi chimica non brevettati) è così ampia che difficilmente può essere spiegata dalle sole variabili economiche. I farmaci essenziali sono un bene anelastico. Sebbene l’Argentina abbia un accesso ai farmaci migliore rispetto alla maggior parte dei Paesi della regione, la sostenibilità di tutti questi programmi per la fornitura di medicinali è in dubbio. A questo proposito, basti ricordare che il nuovo presidente pensa e dichiara che “il miglior sistema sanitario possibile è un sistema sanitario privato in cui ogni argentino paga per i propri servizi”. Occorre prestare molta attenzione al monitoraggio dell’accesso ai beni di base in un Paese in cui il 40,1% della popolazione vive in povertà. Il nuovo governo sta cercando molto di più di un’economia di mercato: sta pensando, piuttosto, a una società di mercato, dove chi ha qualcosa da scambiare ne fa parte e chi non ha nulla è relegato. Una rivista satirica si è chiesta come avrebbero reagito i mercati alla mancanza di persone.

Anche a livello politico le intenzioni sono chiare. A poche ore dal suo insediamento, il presidente Milei ha chiesto al Congresso nazionale poteri incompatibili con lo Stato di diritto. Ha inviato un ambizioso progetto di legge per concedergli ampi poteri legislativi che costituiscono una sorta di autorizzazione legale a governare senza dover passare dal Congresso. Questo include l’abrogazione e la modifica di leggi, così come la criminalizzazione della protesta, esasperando le pene per semplici blocchi stradali, e proponendo una norma per cui qualsiasi assembramento di tre o più persone in strada può essere considerato una manifestazione di cui avvisare preventivamente l ministero dell’Interno. I temi del contratto sociale argentino non sono numerosi, ma la difesa del diritto di protesta e lo smantellamento dell’apparato repressivo statale sono ben radicati. 

L’Argentina deve affrontare sfide complesse. Forse la più concettuale è la costruzione di una definizione di cittadinanza. Dal “puntiamo su tutto” del governo precedente al “se non è tutto, non è niente” di quello attuale, l’Argentina vive costruendo uno dopo l’altro immaginari retorici che pretendono di sostituire la realtà. Una società affascinata e succube di leader e in cui sono molti quelli che credono che partecipare alla vita pubblica significhi semplicemente votare. 

Alejandro Macchia è medico attivo nella Subsecretaria de planificación sanitaria del ministero della Salute della città di Buenos Aires. È autore contributi importanti per il controllo della pandemia da Covid-19 nonché di numerose pubblicazioni nelle più importanti riviste scientifiche internazionali. Fa parte del Tribunale permanente dei popoli. La traduzione del suo testo è a cura di Gianni Tognoni.

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