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“La Polonia non fa soccorrere le persone”. MSF lascia il confine con la Bielorussia

Tre mesi dopo l’invio di un’équipe d’emergenza, Medici Senza Frontiere è costretta a concludere il suo intervento in Polonia a causa del continuo rifiuto delle autorità polacche di concedere l’accesso all’area di confine con la Bielorussia. “Si rischiano altri morti”, denuncia MSF. I respingimenti continuano

© Medici senza frontiere

Medici Senza Frontiere è stata costretta ad abbandonare i suoi interventi in Polonia a causa del ripetuto rifiuto delle autorità polacche di concedere l’accesso all’area di confine con la Bielorussia, zona dove gruppi di persone migranti sopravvivono a temperature inferiori allo zero e hanno immediato bisogno di assistenza medico-umanitaria. Le reiterate richieste di intervento sono state negate delle autorità competenti, denuncia l’organizzazione in una nota del 6 gennaio.

Dal giugno 2021 migliaia di donne, uomini e bambini hanno cercato di raggiungere l’Unione europea passando dal Paese governato da Aljaksandr Lukašėnka. La Polonia ha “risposto” costruendo recinzioni al confine, dove ha dichiarato lo Stato di emergenza, e ha inviato 15mila militari per fermare qualsiasi ingresso non autorizzato nel Paese. L’accesso a quest’area, dove lo scorso anno sono morte almeno 21 persone ma il numero è sottostimato, è oggi sottoposto a rigorosi controlli. Ed è limitato non solo per le organizzazioni umanitarie ma anche per le associazioni di volontariato e i media.

Nel secondo semestre 2021 la polizia polacca alla frontiera ha ripetutamente usato la forza per respingere persone migranti e rifugiati nel Paese confinante, violando così il loro diritto a chiedere protezione internazionale. Per paura della violenza degli agenti e dei pushback, donne, uomini e bambini hanno cercato di farsi strada nella regione nascondendosi nelle foreste dove sono rimasti senza cibo, acqua, riparo e vestiti. “Sappiamo che ci sono ancora persone che hanno bisogno di aiuto. Nonostante il nostro impegno e volontà nell’assisterle, non siamo in grado di poterlo fare sul fronte polacco”, ha dichiarato in una nota Frauke Ossig, coordinatrice dell’intervento di emergenza di MSF in Polonia e Lituania.

Fonte: Frontex, 15 dicembre 2021

Insieme all’organizzazione polacca Salam Lab, il 18 dicembre 2021 un team di MSF ha assistito cittadini cinque siriani e uno palestinese che erano riusciti a uscire dalla zona messa in stato di emergenza. Le persone hanno affermato di essere state più volte respinte con la forza in Bielorussia e di avere subito violenze da parte della polizia di frontiera. Gli operatori dell’organizzazione umanitaria hanno ascoltato le testimonianze dirette di vittime di furti, danneggiamenti e violenza intenzionale su entrambi i lati del confine. Impedito l’accesso alle Ong, sono cittadini e gruppi locali ad aiutare chi è in transito e rimane ora bloccato nel Paese.

“Alcuni volontari sono stati denigrati e intimiditi, e le loro proprietà sono state distrutte, in quello che sembra essere un tentativo di impedire loro di fornire assistenza”, prosegue Frauke Ossig. “Gli abitanti della regione stanno pagando a caro prezzo questa situazione”. Medici senza frontiere denuncia che le limitazioni imposte alle organizzazioni umanitarie e ai gruppi di volontari possano causare altre morti. “Queste politiche sono un ulteriore esempio della deliberata volontà dell’Unione europea di impedire alle persone di chiedere asilo”.

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