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Altre Economie

La passione per i semi

A Calvenzano (Bg) una cooperativa recupera un’antica varietà a rischio estinzione che potrebbe diventare un’impresa. E ne fa un’eccellenza del paese

Tratto da Altreconomia 138 — Maggio 2012

Venerdì Santo a Calvenzano (Bg), alle tre del pomeriggio. Alla Cascina Cicogna, nel silenzio della campagna, un gruppo di persone, tutti uomini, traffica nella penombra del portico attorno ad una scatola di bustine bianche. Le maneggia con fare esperto un uomo sottile, sulla quarantina, con basette, ciuffo nero e fazzoletto al collo. Sul coperchio della scatola è appoggiato un grosso post-it, firmato solo con un’iniziale, M.: “Si prega di aprire e richiudere con cura ogni bustina senza fare caos. Grazie”. Fabrizio, l’uomo col ciuffo, sorride: “È un biglietto di mia mamma”. 
Le bustine della scatola sono in effetti preziose: contengono i semi del melone di Calvenzano, una varietà che stava per perdersi e che invece i soci della cooperativa agricola locale (www.coopcalvenzano.it) hanno recuperato e valorizzato, e che a breve potrebbe diventare un presidio Slow Food. Dal 2002 i soci hanno ripreso a seminarlo: le prime 6 piantine sono state recuperate grazie a un agricoltore che ne aveva tenuto qualche seme, ma oggi le piante sono 500 e danno una produzione di circa 40 quintali. Poco, per una lavorazione di grande scala, ma abbastanza per considerare fuori pericolo questa particolarissima varietà: di polpa consistente, zuccherina, con un bel colore arancione caldo e molto profumato, il melone di Calvenzano ha una forma allungata, dimensioni ragguardevoli (anche oltre i 5 chili), una buccia dalla retatura omogenea e molto fitta ed un picciolo piuttosto pronunciato che viene lasciato attaccato al frutto durante la raccolta. Nel secolo scorso, le sue peculiarità gli diedero fama internazionale: nella belle epoque i meloni partivano da questo piccolo centro della Bassa diretti ai migliori ristoranti parigini e -pare- verso la residenza estiva dei reali inglesi. “Per questo lo abbiamo voluto recuperare -racconta ancora Fabrizio Messaggi, coltivatore e segretario della cooperativa-: per non veder morire un prodotto che per decenni era stato il simbolo del nostro paese”.
Così, piano piano, dalle prime piante del 2000 i pazienti agricoltori di Calvenzano hanno guardato i loro meloni ad uno ad uno. Artigianali sono pure le fasi della lavorazione: dalla semina in vasetto al trapianto nel campo fino alla raccolta, il lavoro è svolto in gran parte a mano dallo stesso appassionato manipolo di uomini riunito alla Cascina Cicogna.
Il prodotto che ne deriva ha punte di vera eccellenza, ma non ha ancora raggiunto una sufficiente standardizzazione. I primi esperimenti, dieci anni fa, hanno prodotto una marmellata e ad una confettura senapata ottima con i formaggi erborinati. Successivamente, con l’appoggio di uno storico bar della zona, è stato prodotto il preparato per gelati, sorbetti e ghiaccioli. Buon ultimo è arrivato anche un liquore da gustare freddo, nato quasi per scommessa e che invece ha avuto un grande successo tra i distributori locali, ma è stato anche invitato a festival internazionali. Ora la cooperativa riceve richieste da chef italiani e da tanti ristoranti stranieri, così che la produzione ha raggiunto migliaia di bottiglie.
“Il melone fresco ce lo vengono a chiedere in tanti -continua Fabrizio-, ma fino ad ora lo abbiamo più spesso regalato che venduto. Da quest’anno, però ci stiamo organizzando per la commercializzazione nella Latteria Sociale e in qualche negozio della zona”.
Certo la produzione di Calvenzano non può confrontarsi con le quantità prodotte da altri colossi della zona, in primis il mantovano che è tra le zone più importanti del Paese per la produzione di meloni a polpa arancione. D’altra parte, quella della cooperativa è un’operazione innanzitutto di recupero culturale, così, oltre alla selezione locale, le sementi sono state oggetto di studio dall’Università di Valencia che ne ha studiato il dna conservandolo nella banca del germoplasma per la tutela della biodiversità. “Da quest’anno abbiamo assunto un diplomato della scuola di agraria di Treviglio, per seguire meglio le coltivazioni, e stiamo studiando nuovi canali di commercializzazione anche on line”. La Cooperativa Agricola di Calvenzano è pronta a sostenere investimenti anche maggiori e a fare da incubatore se qualche giovane agricoltore volesse condividere il loro progetto. Già dal 2001, ad esempio, la cooperativa ha emesso un bando intitolato “Se hai buone idee, noi ti diamo il terreno per coltivarle” concedendo l’utilizzo agevolato o gratuito di alcuni terreni.
Un atteggiamento cooperativo che a Calvenzano non deve stupire: proprio in questo paese prese vita nel 1886 la prima cassa rurale di Lombardia (Società maschile del mutuo imprestito) da cui nacque solo un anno dopo la cooperativa agricola (terza cooperativa in Italia in ordine di fondazione), seguita poi dalla Latteria Sociale e così via fino ai nostri giorni, con il sorprendente risultato che a Calvenzano, oggi, si contano 4.030 abitanti ed una ventina di cooperative attive in tutti i settori.
Nei suoi 125 anni di vita la cooperativa si è occupata di aiutare i soci in tutti i modi, anche comprando vecchie corti agricole. Oggi la cooperativa li ha ristrutturati e gestisce un centinaio di appartamenti: gli ultimi rimessi a nuovo sono in un vecchio essicatoio dei cerali costruito negli anni 60 ed oggi trasformato in abitazione. La cooperativa li affitta ai soci o a persone in stato di bisogno abitativo a prezzi molto contenuti, e questa offerta così rilevante e a basso costo ha un’azione calmierate anche sui prezzi degli affitti di tutta la zona. —

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