Ambiente / Approfondimento

La mappa dei conflitti per l’acqua per prevenire e mitigare instabilità

Il consorzio internazionale Water Peace Security ha lanciato un modello di prevenzione e allerta che incrocia dati ambientali, sociali ed economici. Obiettivo: rafforzare processi di dialogo e cooperazione nella gestione delle risorse idriche

Tratto da Altreconomia 227 — Giugno 2020
Due soldati maliani si riposano seduti accanto a un canale di irrigazione nel Mali © Epa/Nic Bothma - Ansa

Negli ultimi anni l’attenzione verso l’acqua è cresciuta a causa dell’aumento dei rischi legati alla sua disponibilità. Anche se i problemi legati alla mancanza di risorse idriche non sono una novità nel contesto geopolitico internazionale, le minacce sempre maggiori causate dal cambiamento climatico e dall’aumento demografico spingono a indagare le connessioni tra acqua, conflitti e sicurezza umana con un nuovo senso di urgenza. “Si prevede che l’approvvigionamento idrico diminuirà nelle regioni temperate e subtropicali del mondo a causa del cambiamento del clima che aumenterà la gravità degli eventi di siccità e delle inondazioni. Inoltre la distruzione di habitat naturali come le foreste o lo scarico di acque reflue urbane, industriali e agricole non trattate che finiscono nei fiumi e nei laghi stanno rendendo inutilizzabile gran parte delle acque superficiali e sotterranee”, spiegano ad Altreconomia Peter Glieck, presidente emerito del Pacific Institute -Istituto di ricerca per la protezione dell’ambiente in California- e Charles Iceland, direttore dell’Iniziativa globale e nazionale sull’acqua al World Resources Institute, uno dei più importanti centri di ricerca senza scopo di lucro nel mondo.

“Queste dinamiche stanno già minacciando la sicurezza delle persone e contribuendo allo sviluppo di conflitti, di fenomeni migratori e di insicurezza alimentare in molti Paesi in via di sviluppo”, continuano i due esperti. Entrambi, con i loro istituti, fanno parte del progetto Water Peace Security (WPS, waterpeacesecurity.org), un consorzio di sei organizzazioni non profit specializzate in ambiente, sviluppo e sicurezza internazionale. Grazie alla collaborazione con il ministero degli Esteri olandese, il consorzio ha lanciato lo scorso dicembre uno strumento capace di prevedere di un anno il rischio di conflitti legati all’acqua. Si tratta del Global Early Warning Tool, una mappa che combina fino a 80 tipi di dati, da quelli ambientali -precipitazioni, siccità e andamento dei raccolti- a quelli politici, economici e sociali degli ultimi 20 anni di diverse zone del mondo.

 

I dati pubblicati lo scorso marzo dall’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, il World Water Development Report 2020, confermano quanto detto da Peter Glieck e Charles Iceland: circa il 52 per cento della popolazione mondiale entro il 2050 vivrà in regioni con carenza d’acqua. I disastri ambientali legati all’acqua sono già numerosi: circa il 74 per cento di tutte le catastrofi naturali tra il 2001 e il 2018 è stato causato dall’acqua. Negli ultimi 20 anni inondazioni e siccità hanno inoltre colpito oltre tre miliardi di persone, in particolare quasi un quarto della popolazione mondiale (1,6 miliardi di persone) non ha le infrastrutture necessarie per accedere all’acqua.

La novità del modello di prevenzione e allerta dei conflitti del WPS è che combina variabili ambientali legate all’acqua con dati politici, economici, sociali e demografici. La mappa distingue due categorie di conflitti: quelli in corso e quelli emergenti. Il primo è un nuovo conflitto scoppiato in una zona dove ce ne sono stati altri nell’anno precedente, mentre il secondo è del tutto nuovo rispetto al passato. “Il modello è più preciso nella previsione dei conflitti in corso rispetto a quelli emergenti”, chiarisce Iceland. “È più difficile prevedere nuovi fenomeni rispetto a quelli già in corso. Abbiamo impostato il modello in modo da sovrastimare i conflitti e individuarne il maggior numero possibile. Crediamo sia importante in questo caso, anche se il rischio di falsi positivi è alto. Una volta effettuata la ricerca, sono necessarie ulteriori analisi per verificare e comprendere l’esatta natura di un problema e per attuare misure preventive”. Lo strumento ha un tasso di successo dell’86 per cento nell’identificare futuri conflitti. Ha già previsto che nel 2020 ci saranno conflitti in Iraq, Iran, Mali, Nigeria, India e Pakistan. Nuove previsioni verranno pubblicate ogni tre mesi, ma per adesso i dati raccolti provengono solo da Africa, Medio Oriente e Sud-Est asiatico.

Per il World Resources Institute, esiste un legame tra acqua e sicurezza. In Paesi in cui le risorse idriche sono scarse, la competizione per l’acqua può sfociare in un conflitto violento, soprattutto se associato a migrazioni, insicurezza alimentare e altre minacce ai mezzi di sussistenza

“Esiste un legame tra acqua e sicurezza. Ma il rapporto di causalità non è semplice né lineare. È determinato da una serie di fattori che interagiscono e causano instabilità e insicurezza”, spiega Alberto Pallecchi, responsabile Risorse naturali e sicurezza del World Resources Institute. L’acqua non è l’unico motivo di conflitto ma è uno dei fattori spesso trascurato. Per Susanne Schmeier, docente di Diritto dell’acqua e diplomazia all’IHE Delft, il più grande istituto internazionale per l’educazione all’acqua (e parte del WPS), le risorse idriche possono essere un “moltiplicatore di minacce”: “La competizione per l’acqua e altre pressioni sulle risorse -come la diminuzione di terreni coltivabili- possono sfociare in un conflitto violento, specialmente se associato a migrazioni, insicurezza alimentare, epidemie e altre minacce alla vita e ai mezzi di sussistenza. In particolare, la tendenza alla violenza si vede a livello locale, di piccole comunità”. La scarsità di acqua, le inondazioni e l’inquinamento possono quindi essere fonte di concorrenza tra gruppi come agricoltori e pastori, abitanti di zone urbane che hanno bisogno di acqua potabile e produttori di energia idroelettrica. “Ci sono molti esempi di instabilità legata all’acqua: gli scontri violenti tra agricoltori locali e i pastori nella regione del Sahel e nel Corno d’Africa; le dispute tra le aree rurali e urbane per la fornitura e distribuzione dell’acqua in Brasile, Iraq o Iran”, continua Schmeier.

È soprattutto la scarsità d’acqua a giocare un ruolo importante. In molti casi si deve a fattori che dipendono dalla gestione delle risorse da parte dell’uomo: l’uso non sostenibile del suolo, l’eccessiva estrazione o sbagliate scelte di controllo delle risorse. “I progetti di sviluppo economico nel settore idrico hanno svolto negli ultimi anni un ruolo critico in diversi scenari di conflitto. Gli interventi, a volte anche quelli volti a migliorare la sicurezza dell’acqua, possono alimentare la concorrenza, il conflitto e il dissesto sociale, se attuati senza attenzione rispetto agli impatti sui diversi gruppi. Esempi tipici sono la costruzione di dighe, o l’estensione di grandi permessi, realizzati senza un accordo tra chi usufruisce della risorsa”, conclude Pallecchi.

In Iraq e in Mali progetti di sviluppo economico stanno riducendo la disponibilità idrica e la portata dei fiumi, peggiorando gli impatti già evidenti del cambiamento climatico e dall’aumento della domanda d’acqua dovuto alla crescita della popolazione. In Iraq nuovi conflitti per l’acqua sono previsti a Sud del Paese, dove l’arrivo delle correnti salate del Golfo Persico sta contaminando le riserve di acqua dolce e rovinando i terreni agricoli. Mentre il governo del Mali, insieme ai Paesi confinanti, sta pianificando di costruire nuove dighe per espandere l’Office du Niger, l’agenzia che supervisiona i progetti di gestione dell’acqua nel Paese. Un piano che influenzerà ulteriormente la disponibilità di acqua nel Delta interno del Niger, una grande zona umida nel centro del Mali dove circa due milioni di persone vivono di allevamento, agricoltura e pesca e dipendono completamente dal fiume. Fino ad un paio di anni fa, gli scontri erano limitati alle regioni settentrionali del Paese, ma si prevede che i conflitti arriveranno fino a Sud, intorno alla capitale Bamako.

L’obiettivo del WPS è fornire tutte le informazioni necessarie per sviluppare interventi che possano affrontare o mitigare le minacce. Un servizio di allerta per gli attori internazionali che si occupano di sicurezza e di soccorsi in caso di calamità, ma anche uno strumento di prevenzione per identificare i punti dove si corrono maggiori pericoli. Per gli esperti, le informazioni raccolte sulla piattaforma sono la base su cui costruire processi di dialogo e cooperazione nella gestione dell’acqua. Gli sforzi per prevenire, mitigare o adattarsi ai rischi idrici, secondo il partenariato WPS, possono convertire le risorse idriche da fonte di conflitto in strumento di pace.

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